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13:47 20 Settembre 2019
Giuseppe Conte

Occhi sull’Italia: i litigi interni e le ingerenze dell’UE stanno producendo danni preoccupanti

© Sputnik . Alexey Vitvitsky
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I recentissimi dati rilasciati dall’Istat dovrebbero essere materia di preoccupazione e di riflessione per il Governo italiano.

La fiducia dei consumatori sta scendendo ai livelli di luglio 2017, passando da 111,6 a 109,6. Anche sul fronte dell’imprenditoria il clima non è sereno, essendo scesi da 100,2 a 99,3. Va considerato che su quest'ultimo dato pesa come un macigno l'andamento della pressione fiscale: facendo un raffronto tra il primo trimestre del 2018 e quello del 2019, l'imposizione tributaria rapportata al Pil è lievitata dello 0,3% (era al 37,7% e adesso si è attestata sul 38%). In un contesto del genere, la spesa pubblica rapportata al Pil è aumentata non grazie agli investimenti, bensì a causa delle spese correnti.

Su questi numeri si sono avventate come famelici avvoltoi le solite agenzie di rating, che saranno chiamate a pronunciarsi sulle condizioni di salute dell'economia italiana e che iniziano già a lanciare i loro segnali ai mercati. Standard & Poor’s ha confermato un +0,1% di aumento del Pil per il 2019 e un +0,5% per il 2020: si tratta di numeri evidentemente insufficienti - se non addirittura preoccupanti - per quegli investitori in procinto di decidere se puntare i loro denari sull’Italia o su altri Paesi.

È chiaro che in questo frangente il Governo deve fare molta attenzione, perché i continui litigi interni derivanti anche dalla diversità di vedute sulle priorità dell'agenda politica, insieme alle continue ingerenze perpetrate dell'Unione Europea con la sponda delle agenzie di rating, si possono tramutare in un cocktail letale che potrebbe indebolire definitivamente la squadra formata da Conte, Salvini e Di Maio. Alle latitudini di Bruxelles non aspettano altro per affossare una nazione che alle ultime elezioni europee si è permessa di scegliere i partiti schierati contro l’Eurocrazia. Certo, se si riuscisse a trovare una sintesi tra le due forze di maggioranza e una collaborazione tra le stesse a livello comunitario, vista la mole di eletti sulla quale possono contare, sarebbe molto più semplice riformare dall’interno il Vecchio Continente. 

Intanto sull’opera del governo giallo-verde si aggirano altri spettri. Ve ne sono almeno tre. Il primo lo ha raffigurato Antonio Patuelli, presidente dell’Abi: da gennaio 2020 è assai probabile che il totale dei titoli di Stato italiani in possesso delle aziende di credito calerà in maniera significativa, perché gli istituti dovranno iniziare a restituire i prestiti della Bce.

Si tratta di una valanga di fondi da restituire che toglierà liquidità alla nostra rete creditizia; ad oggi il sistema bancario italiano è esposto per ben 378,6 miliardi di euro in titoli di Stato. Come sottolineato dal Sole24Ore, è una cifra cresciuta di oltre 50 miliardi nel 2018, dopo la fiammata dello spread nel mese di maggio. Oltre a questo pericolo, vi è la questione del mancato successo del condono varato nell’ultima Finanziaria. Il gettito atteso dall’Erario doveva essere pari a 21,8 miliardi di euro, ma Ermanno Granelli della Corte dei Conti ha spiegato che l’incasso effettivo si è fermato ad appena 10,4 miliardi.

È un problema serio, visto che questa somma avrebbe dovuto coprire in parte il disinnesco delle clausole di salvaguardia su Iva e accise. Il valore di questa partita è di 23,1 miliardi di euro: un ammanco di circa 10 miliardi creerà non pochi grattacapi al ministro dell’Economia.

Tria dovrà reperire anche le risorse per finanziare le due misure previste nei desiderata di Lega e di M5S: da un lato la Flat Tax, che potrebbe valere 15 miliardi, e il salario minimo che invece andrebbe a gravare sulle imprese per un costo che potrebbe superare i 6 miliardi di euro. E non pare fantascienza che per il salario minimo sarebbe necessario reperire almeno 3 miliardi di euro di riduzione del cuneo fiscale per evitare uno tsunami di licenziamenti, che ovviamente andrebbe a peggiorare la già precaria tenuta sociale della Penisola.

Il terzo fantasma è rappresentato dalla disoccupazione: nonostante il decreto dignità, la percentuale di senza lavoro in Italia è da record. Eurostat ha recentemente fornito dei dati drammatici: nel Belpaese vi è il peggior tasso di disoccupazione dopo Grecia e Spagna.

I progressi sono stati minimi, mentre il reddito di cittadinanza rischia di essere solo un bicchiere d’acqua per un malato terminale, se non verrà supportato da un sistema-Paese che sia di nuovo capace di attrarre produzione e lavoro.

La sfida si gioca tutta sulla capacità del Governo di delineare per l’Italia un futuro diverso da quello che ci viene gentilmente augurato dai provocatori di parte, dai gufi saccenti e dagli iettatori prezzolati, sparpagliati nelle Istituzioni europee e nelle redazioni dei giornali che “contano”.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Economia, Governo, Luigi Di Maio, Matteo Salvini, Giuseppe Conte, UE, Italia
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