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21:48 17 Settembre 2019

Petizione per la Ridiscussione del Riconoscimento Italiano del Kosovo

© REUTERS / Laura Hasani
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Dopo anni dalla proclamazione unilaterale d’indipendenza da parte dei rappresentanti della comunità kosovaro-albanese della Provincia Autonoma di Kosovo e Metohia nei confronti della Serbia e dall’immediato riconoscimento italiano di questa nuova entità statale, il 21 febbraio 2008, in Italia si è riaccesa la questione di questo riconoscimento.

Una parte crescente dell’opinione pubblica italiana sente il bisogno di sensibilizzare le istituzioni della Repubblica Italiana per riconsiderare la scelta del 2008.

Il 14 marzo di quest’anno alla Camera dei Deputati è stata annunciata e affidata alla Terza Commissione Affari Esteri la “Petizione sulla Ridiscussione del Riconoscimento italiano del Kosovo indipendente”. 

L’obiettivo della petizione popolare, presentata dal “Comitato Promotore per la Ridiscussione del Riconoscimento Italiano del Kosovo Indipendente”, è l’apertura di un dibattito parlamentare sulla possibilità da parte dell’Italia di rivedere il riconoscimento del Kosovo quale Stato indipendente.

Per un aggiornamento sull’andamento della Petizione e in generale sulla situazione in Kosovo, Sputnik Italia ha raggiunto il professor Stefano Pilotto, storico che lavora a Trieste, membro del Comitato Promotore ed esperto in materia.

– Professore, come procedono i lavori per la “Ridiscussione sul Riconoscimento del Kosovo” dopo la presentazione della Petizione alla Camera?

– Dopo aver consegnato le migliaia di firme da noi raccolte al Governo italiano ed ai due presidenti delle camere attendiamo ancora un cenno da parte loro sull’evoluzione del processo. Ci auguriamo di ricevere in tempi brevi un cenno da parte delle istituzioni.

– Finora, hanno revocato la decisione di riconoscere il Kosovo il Dominica, Guinea-Bissau, Papua Nuova Guinea, Burundi.. ma nessun paese europeo. A sua volta, il Ministro degli Esteri serbo Ivica Dačić ha osservato che ogni paese è comunque una voce all’ONU. Tuttavia, quando questi Paesi riconobbero il Kosovo, le loro voci erano significative, ora, dopo aver cambiato idea, si parla della loro “insignificanza”. Lei cosa ne pensa? La voce di ciascun membro delle Nazioni Unite è ugualmente importante oppure è “più uguale” o “meno uguale”?

– Ritengo che sul piano formale ogni paese sovrano abbia uguale dignità in seno all’Organizzazione delle Nazioni Unite. Questo fu anche il significato che gli Stati Uniti d’America ed il Regno Unito di Gran Bretagna ed Irlanda del Nord diedero alla famosa Dichiarazione delle Nazioni Unite del 1° gennaio 1942, con la quale ben 26 paesi sovrani aderirono ai principi espressi da Roosevelt e Churchill nella Carta dell’Atlantico del 14 agosto 1941. Fra quei 26 paesi ve ne erano molti che non avevano un ruolo preminente nella diplomazia europea, in particolare i numerosi piccoli paesi dell’America centrale. Eppure ciò che venne sottolineato fu che ben 26 paesi sovrani avevano aderito ai principi della Carta dell’Atlantico.

– Durante la visita di maggio a Roma, il presidente serbo Aleksandar Vučić ha affermato che, nonostante la differenza di posizioni sul problema del Kosovo: “L’Italia comprende la posizione della Serbia” e “Vuole essere parte della soluzione”. Tuttavia, non ci sono segnali che Roma intenda riconsiderare la sua posizione sullo status del Kosovo. In che modo questa Petizione potrà influenzare l’opinione delle autorità italiane?

– Credo che ogni posizione possa maturare col tempo, alla luce degli errori commessi in passato. Il Governo italiano comprende che il problema dello status del Kosovo non si risolve col tempo che passa. Forse qualcuno sperava che con gli anni tutto si sarebbe messo a posto da solo. Invece più i mesi trascorrono, più il problema aumenta in termini di danno umanitario, violazione del diritto internazionale e conflittualità locale. La ragione è dovuta, a mio avviso, alle basi illegittime sulle quali si cercò di costruire una soluzione.

– Professore, cosa ne pensa dell’iniziativa del presidente serbo Aleksandar Vučić sulla “demarcazione”, cioè sullo scambio di territori: comuni meridionali serbi con popolazione albanese al Kosovo, il Nord del Kosovo dove vivono in maggioranza serbi alla Serbia, si attuerà? Queste idee sono vicine al presidente dell’autoproclamato Kosovo, Hashim Thaci, ma non godono del sostegno, né della società, né degli attori significativi internazionali.

– Kosovo e Metohia è una regione che non deve essere divisa. La storia ne forgiò i limiti ed il significato. La Serbia, inoltre, non può cedere i territori sensibili per la sua identità culturale e religiosa come Peć, Dečani, Gracanica, Prizren, Velika Hoča, Gorazdevac, che non si trovano nel nord della regione. Occorre trovare una soluzione che permetta lo sviluppo della Provincia Autonoma di Kosovo e Metohia in una logica di rispetto reciproco fra le componenti etniche ed inquadrata nell’ambito di una illuminata sovranità serba della provincia medesima.

– Una reintegrazione pacifica, attraverso il dialogo, del Kosovo in Serbia sarà mai possibile? Oppure oggi, a 11 anni dalla dichiarazione unilaterale d’indipendenza della regione, questo modello è già utopistico?

– Nulla è utopistico, occorre la buona volontà guidata dalla cultura e non viziata dagli interessi delle grandi potenze. Si può trovare la via per una riconciliazione su base pacifica, ma coloro che agirono per travolgere gli equilibri preesistenti devono ora agire per ripristinare una vera pace, fondata sulle esigenze di tutti e non sulle esigenze di una sola parte. Occorre onestà intellettuale e conoscenza storica.

– Professore, cosa ne pensa dei recenti incidenti nel Nord del Kosovo, dove le forze speciali di Pristina ROSU hanno condotto, secondo le autorità di Belgrado, un atto di intimidazione sulla popolazione locale, presentato come un’operazione anti-corruzione? Secondo Lei è ipotizzabile un’escalation di violenza nel Nord della regione?

– Purtroppo sì, è ipotizzabile un aumento della conflittualità nel nord della regione e ciò è dovuto alla mancanza di equilibrio della comunità internazionale occidentale, la quale sostiene il riarmo dell’Autoproclamata Repubblica del Kosovo senza aver prima risolto in modo condiviso la questione dell’indipendenza o meno di tale entità. La popolazione del nord di Kosovo e Metohia ritiene di essere parte della Serbia e fa fatica a riconoscere la legittimità di azioni di polizia non serba in quella zona, specie se rivolte verso personaggi che cercano di tutelare gli interessi economici della popolazione locale, dopo l’applicazione di dazi che sembrano andare nella direzione opposta al buon senso e alla pace.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Tags:
Italia, Serbia, Kosovo
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