23:40 10 Dicembre 2019
Valigie

Altro che Greta, pensiamo invece alla fuga dei giovani e delle imprese

© flickr.com / Les Haines
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La stampa nazionale continua imperterrita a focalizzare l’attenzione dei lettori su tutto ciò che serve a ignorare i problemi della nostra Italia.

Da tanto tempo sta dedicando fiumi di inchiostro al fenomeno Greta. La sua famiglia ha messo in piedi un business gigantesco e grottesco che l’ha indotta a posticipare gli studi pur massimizzare i profitti, ma i mass media si sono davvero impegnati per incensarla e renderla un mito per i giovani, possibilmente quelli con due o tre “g” all’inizio: che cosa mangerà oggi? la sua pagella ha risentito dello sciopero fatto per sensibilizzare l’umanità sull’emergenza climatica? che cosa voterebbe se fosse cittadina italiana? Sono domande cruciali per la mente sopraffina dei radical chic, i quali hanno già costruito grandi fenomenologie come quelle del compagno Tsipras, del buon Obama, delle primavere arabe, del bambino prodigio Macron, ma si sono dovuti ricredere e le hanno poi demolite cercando di far finta di nulla.

“Solandata”, un progetto che documenta la fuga degli italiani all’estero

Peccato che mentre le redazioni dei giornali lavorano alacremente per far appendere alle pareti delle camerette le foto dell'icona del momento, i giovani con una “g” stiano scappando a gambe levate dal Belpaese. Il Rapporto 2019 dell'Istat l'ha certificato con numeri preoccupanti: negli ultimi dieci anni 200mila ragazzi hanno detto addio all'Italia per trovare fortuna nel mondo, portando altrove non soltanto la loro energia, ma anche un livello di studi elevato che gioverà ad altri Paesi. Altro che il riscaldamento... la questione scottante in Italia è l'incapacità della classe dirigente di capire quali siano le priorità di chi dovrebbe governare. Non è quindi un caso che la fiducia nei mass media sia ai minimi storici, con un crollo imbarazzante di copie per quanto riguarda la carta stampata, quella su cui i giornalisti ogniqualvolta vedono di aver fallito il colpo sfornano l’ennesimo pezzo sull’ignoranza del popolo italiano. Sana autocritica, questa sconosciuta. Di fronte a una classe politica sempre additata come causa di tutti i mali, il quarto potere tergiversa. Le penne si agitano solo se la notizia è esterofila ed è possibile manipolarla in senso anti-italiano.

E allora perché mai la stampa a tiratura nazionale dovrebbe appassionarsi al crollo delle nascite del 2018? La cicogna ha portato ben 140mila neonati in meno rispetto a dieci anni prima. Una causa ovvia è la difficoltà di costruire una famiglia: oltre 5 milioni e mezzo di giovani vive ancora coi genitori, portando l'età media di uscita dal nido dai 25 anni del dopoguerra ai 28 degli anni '70 fino ai 30-34 di questo secolo, e solo il 29,1% fino ai 34 anni intraprende la vita di coppia. E non ci si scandalizza se i nostri migliori cervelli fuggono all'estero per iniziare un’esistenza nuova. Sì, qualche notizia esce per uno o due giorni, ma presto la polvere viene risistemata sotto il tappeto.

Una situazione che si traduce anche nella bandiera bianca sventolata dalle nostre migliore aziende. Tra il 2009 e il 2015 hanno delocalizzato all'estero oltre 35mila imprese. Ma ci si preoccupa di quel che fa Greta. E non si è neppure troppo interessati a quello che dice, perché a entrare nelle cronache è come lo dice: quale politico decide di snobbare, quale frase di impatto utilizzerà per rimbrottare il nemico del proprio editore e così via. Panem et circenses per gli hipster ecologisti: si potrebbe ancora riderci su, se non ci fossero di mezzo i suicidi di tanti imprenditori e lavoratori che non hanno resistito all'indifferenza che subisce la loro tragedia quotidiana. 

Salvini a Washington: Italia non è Grecia

L'inquinamento più grande dell’ultimo quinquennio nella Penisola è proprio la solitudine e l’abbandono provato da un numero sempre maggiore di concittadini. Nel suo rapporto annuale, Demos descrive come solo l'8% degli intervistati nutra ancora fiducia nei partiti politici, il 23% nei sindacati, il 29% nello Stato, il 33% nell'Europa e il 38% infine nella Chiesa. I magistrati, che veleggiavano attorno al 42%, dopo il recente tsunami abbattutosi sul Csm sono scesi al 31,5%. Insomma, tutte le certezze sulle quali si era ricostruita l'Italia nel dopoguerra sono crollate una dopo l'altra. Non si hanno più punti di riferimento e gli italiani sono rimasti orfani della speranza. Le icone fornite dai giornali sono posticce, sono vessilli che vengono ammainati al primo temporale. Viene spontaneo domandarsi che cosa sarà dell'Italia: manca una coscienza critica, quella che andrebbe fornita dagli intellettuali che scrivono, mentre abbonda un’incoscienza colpevolmente e consapevolmente voluta.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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Crisi in Grecia, Demografia, nascita, Italia, Grecia
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