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11:05 17 Luglio 2019
Bambini a scuola

Una mamma compra la scuola del figlio per non farla chiudere

© AFP 2019 / JONATHAN NACKSTRAND
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Tatiana Santi
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Non arrendersi e andare avanti, quando la volontà di una singola persona può fare molto. Una mamma per salvare dalla chiusura la scuola del figlio decide di comprarla. È l’impresa di Vanessa Crivelli, insegnante e madre di due figli.

Succede a Vallecrosia, in provincia di Imperia in Liguria. Una madre promette al figlio di salvare la sua scuola. L’annuncio dell’imminente chiusura arriva dalle suore che gestiscono l’istituto Sant’Anna, dove studiano circa 200 bambini.

L’unica soluzione sarebbe l’acquisto dell’immobile. Per evitare che la struttura chiuda i battenti si fa avanti in prima persona Vanessa Crivelli, madre di un alunno della scuola, raggiunta da Sputnik Italia per un’intervista in merito alla vicenda.

- Vanessa, ha deciso di comprare la scuola di suo figlio per evitarne la chiusura. Potrebbe parlarci della sua impresa?

- Lo scorso anno le suore che gestiscono la scuola hanno deciso di chiudere per ragioni pratiche. La loro missione è portare servizio scolastico in paesi dove la maggior parte dei bambini non ne hanno accesso. Di conseguenza hanno deciso di chiudere qui e di portare la loro missione altrove, anche perché in Italia bene o male abbiamo accesso all’istruzione pubblica.

Mio figlio lo scorso anno ha avuto dei seri problemi di salute, non poteva andare a scuola regolarmente, questa notizia è stata presa molto male da lui; non avrebbe potuto rivedere la sua maestra e i suoi compagni. Mio figlio mi ha chiesto di salvargli la scuola per poter continuare la sua normale vita quotidiana. Si è mossa la città intera, siamo scesi in piazza con una manifestazione che ha toccato il cuore, i bimbi cantavano gli inni della scuola con le lacrime agli occhi. A novembre però è arrivata la doccia fredda: ci hanno comunicato che a giugno avrebbero chiuso.

- A quel punto lei che cosa ha deciso di fare?

- C’è una trattativa in corso. A marzo ho deciso di farmi avanti in prima persona, sono stata accolta a Roma dalla suora madre, da tutto il consiglio con i suoi avvocati. La mia proposta non è stata derisa come io temevo, è stata invece valutata seriamente. Dal 15 aprile, data del primo incontro, siamo arrivati al 3 maggio con la stipula di un accordo concreto firmato da tutte le parti. Ho iniziato tutta la trafila burocratica con le banche per arrivare alla fine all’accesso al credito.

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Sono stata trattata con i guanti di velluto dalle suore perché mi hanno fatto un trattamento di favore anche per quanto riguarda il prezzo dell’immobile. Parliamo di 7 mila metri, non dico che me l’hanno regalato, ma quasi… A fine giugno dovrebbe arrivare la delibera da parte dell’istituto di credito. Abbiamo completato la raccolta di documentazioni e le verifiche sul sito.

- Se dovesse chiudere la scuola in teoria i bambini dove andrebbero a studiare?

- Sarebbero smistati in altre scuole, separati dalle maestre e dalle classi. Questa scuola però dà dei servizi particolari: i bambini si possono lasciare fino alle 6 di sera. Da tante città liguri hanno iscritto qui i figli per questa ragione.

- Qual è la posizione del comune in questa vicenda?

- Sia l’ex sindaco Giordano e il vice sindaco Paolino erano andati l’anno scorso a Roma diverse volte per cercare di mediare e arrivare a una non chiusura. Anche quest’anno l’amministrazione si è mossa allo stesso modo, ma giustamente il pubblico non può entrare nel privato. Se le suore hanno deciso di chiudere, loro non hanno voce in capitolo. C’è l’appoggio dell’amministrazione per quanto riguarda la trattativa in corso, tutti tifano perché il progetto vada in porto.

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- I prossimi passi?

- È stato presentato agli istituti di credito un progetto ben strutturato su come utilizzare negli anni l’intero immobile. In questo momento un terzo dell’immobile è usato come scuola, il resto è vuoto. Vi saranno anche dei lavori da fare, quindi è un progetto a lungo termine. La scuola resterebbe in funzione senza grosse modifiche, bisognerebbe solo aprire le iscrizioni con il nuovo gestore e a settembre aprire le lezioni. Al pomeriggio sarà aperta, anche il sabato e la domenica a tutti quelli che hanno bisogno di lasciare i figli per motivi di lavoro o per le emergenze. L’idea è di dare un appoggio a livello cittadino e non solo ai 200 bambini iscritti.

Ora tutto dipende dalla risposta della banca.

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