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06:42 17 Settembre 2019
L'incontro di Matteo Salvini con il Segretario di Stato Mike Pompeo

Salvini cerca sponde a Washington dove ribadisce opportunità di mantenere aperto dialogo con Russia

© AFP 2019 / NICHOLAS KAMM
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La prima visita ufficiale di Matteo Salvini a Washington è stata letta in Italia soprattutto attraverso il prisma della lotta politica interna.

La stampa italiana tende in effetti a trascurare la politica estera per privilegiare i temi più immediatamente riconducibili alle polemiche del momento e se ne è avuta una prova ulteriore proprio in questa circostanza. È infatti persino accaduto che il viaggio del leader leghista venisse interpretato come un tentativo di far avallare dagli Stati Uniti il varo di una grande riforma fiscale in Italia.

Naturalmente, le cose non stanno affatto così. In America, il Vicepremier e Ministro dell’Interno italiano è andato soprattutto a farsi conoscere meglio, dando soddisfazione alle crescenti pressioni di coloro che tanto in Italia quanto negli Stati Uniti da tempo facevano maliziosamente notare come Salvini non fosse mai stato nella capitale americana.

Al cuore degli incontri non è stata quindi posta la politica fiscale del Bel Paese, rispetto alla quale gli Stati Uniti possono al massimo manifestare un educato interesse, quanto piuttosto le grandi scelte di posizionamento nell’arena internazionale.

Il leader leghista ha potuto dialogare con il Segretario di Stato Pompeo e con il Vicepresidente Mike Pence, due pesi massimi dell’Amministrazione che tuttavia appartengono a correnti del partito repubblicano significativamente distanti da quella del Presidente Trump. Coloro che hanno gestito l’agenda del vicepremier italiano speravano anche in una photo opportunity con il tycoon, per la quale tuttavia i tempi non debbono essere stati ritenuti ancora maturi.

Trump era anche probabilmente assorbito dai preparativi in corso per l’inaugurazione ufficiale della propria campagna elettorale del 2020, che sarebbe avvenuta ad Orlando, in Florida, proprio all’indomani della conclusione della visita di Salvini a Washington.

A quanto si sa, nel corso dei colloqui si è parlato molto di cooperazione bilaterale italo-americana, di collaborazioni industriali nell’aerospazio, di acquisti di materiali d’armamento e di alcune fra le questioni emergenti dell’attualità internazionale: dagli sviluppi della crisi in Venezuela, ai rapporti con l’Iran, con la Cina e, naturalmente, la Federazione Russa.

Su alcuni dossier, gli americani hanno preso atto degli orientamenti già espressi da Salvini nel corso degli ultimi mesi. Il leader leghista si è schierato con Guaidò mentre il Governo italiano ha assunto una postura più prudente, anche per non compromettere eccessivamente gli interessi della comunità italiana in caso di vittoria di Maduro. Anche sul Tap, Salvini aveva adottato una posizione convergente con quella sostenuta dagli Stati Uniti, seppure motivata diversamente, facendo appello alle esigenze di diversificazione degli approvvigionamenti su cui si basa la sicurezza energetica di un paese altamente energivoro come l’Italia.

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Durante la sua visita, il Vicepremier ha anche ribadito il proprio sostegno ad Israele, evidenziando come non sia attualmente possibile avere rapporti di alto livello con i paesi che negano il suo diritto ad esistere.

Sulla Cina pare che il leader leghista abbia faticato parecchio a convincere i propri interlocutori circa l’effettiva volontà e capacità italiana di circoscrivere alla sola sfera economica il rapporto bilaterale creato dall’entrata di Roma nelle Vie della Seta.

Salvini ha comunque cercato di rassicurare gli americani circa il fatto che l’Italia non sacrificherà ai suoi interessi commerciali contingenti la sicurezza propria ed alleata. Di contro, da parte statunitense sarebbe stata prospettata una compensazione importante qualora l’Italia rinunciasse a collaborare in campo spaziale con la Repubblica popolare: Roma potrebbe infatti essere cooptata nel consorzio che progetterà e costruirà gli elementi della prima base lunare americana, la cui realizzazione è prevista entro il 2024.

Sulla Russia, Salvini ha rivendicato anche a Washington l’urgenza di mantenere aperto un canale di dialogo, con l’obiettivo di avvicinare Mosca all’Europa ed all’Occidente, evitando che la continuazione dell’attuale contrapposizione frontale induca la Federazione Russa a consolidare la propria relazione con la Cina.

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Sul punto, il leader leghista ha riscontrato l’esistenza di sensibilità diverse da parte americana, forse anche perché aveva davanti personalità assai meno inclini di Trump a trattare con Mosca. Ma è rimasto fermo sulle proprie posizioni. Peraltro, pare che tanto Pompeo quanto Pence abbiano riconosciuto come con la Russia esistano ancora dei canali di comunicazione e sia auspicabile un miglioramento delle relazioni.

Non è mancato chi in Italia ha visto in questo viaggio e nei suoi contenuti il tradimento di una politica a lungo perseguita in passato dal leader leghista, ma si tratta di un giudizio ingeneroso. L’impressione è piuttosto che Salvini stia semplicemente adattando la propria visione di politica estera al nuovo contesto in cui si trova ed alle sfide che deve affrontare come uomo che ora esercita responsabilità di governo.

Nel momento in cui l’esecutivo giallo-verde si accinge a sfidare l’asse franco-tedesco in Europa, al leader leghista deve esser parso indispensabile avviare la costruzione di un rapporto più forte con l’America di Trump. Non è infatti pensabile per l’Italia affrontare Berlino e Parigi senza poter contare almeno sulla benevolenza americana.

Ci saranno certamente prezzi da pagare – nulla è gratis nella politica internazionale – ma nel complesso, data la magnitudine dei problemi sul tappeto, non pare che ci fossero molte alternative. Della situazione sarebbe consapevole anche il Presidente Putin, atteso in Italia il 4 luglio, come proverebbe una sua recente dichiarazione a proposito delle relazioni tra il Bel Paese e la Russia. “L’Italia”- aveva notato qualche giorno fa il leader russo – “è e resta uno Stato amico, interessato ad approfondire i rapporti bilaterali con Mosca, anche se si trova all’interno di un perimetro definito dalle sue alleanze storiche”. Quanto Salvini sta facendo ne è l’evidenza più chiara.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

Tags:
Mike Pompeo, Matteo Salvini, Russia, USA, Italia
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