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22:12 20 Settembre 2019
Il consigliere per la sicurezza John Bolton ascolta il presidente Donald Trump durante un incontro alla Casa Bianca

La guerra non è in Iran, ma dentro la Casa Bianca

© AP Photo / Evan Vucci
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Lo stop di Trump agli aerei già in volo per colpire Tehеran porta alla luce lo scontro tra il Presidente Usa, fautore di un negoziato con Teheran, e il “partito della guerra” guidato dal Consigliere per la Sicurezza John Bolton con l’appoggio del segretario di Stato Mike Pompeo e della Cia.

La vera guerra non è quella all’Iran, ma quella che divide la Casa Bianca e l’Amministrazione Usa. Lo stop all’ultimo minuto ad una rappresaglia militare contro obbiettivi iraniani dopo l’abbattimento del drone americano centrato giovedì dai missili di Teheran è l’ennesimo, e quanto mai evidente, segnale dello scontro intestino tra il presidente Donald Trump e il partito della “guerra” capitanato dal Consigliere per la Sicurezza Nazionale John Bolton con l’appoggio del segretario di Stato Mike Pompeo.

Dopo l’abbattimento del drone, colpito secondo Teheran mentre violava lo spazio aereo sovrastante le sue acque territoriali, Trump aveva parlato di un errore compiuto da uno “stupido”. In quella battuta si leggeva il tentativo di esonerare il regime di Tehеran tirando in ballo un non meglio identificato attore fuori controllo. E in un altro tentativo di alleggerire la posizione degli ayatollah Trump sottolineava la “grande, grande differenza” tra l’attacco al drone e l’eventuale abbattimento di un aereo con un pilota americano.

Video: il presunto abbattimento del drone americano pubblicato da Agenzia d’informazione iraniana

Parole con cui Trump sembrava, ancora una volta, sfruttare la minaccia di una rappresaglia per convincere gli iraniani ad un negoziato in cui concordare un accordo sul nucleare più vincolante di quello raggiunto in passato da Obama. Un piano probabilmente irrealizzabile, ma sicuramente più in linea con le convinzioni di un Presidente che ripete da sempre di voler sancire la “gloriosa fine” di tutte le “guerre senza fine, a cominciare da quelle combattute sulla base di errori di valutazione”.

Trump non vuole, insomma, ripetere gli errori commessi dai suoi predecessori in Iraq o in Libia. E soprattutto non intende farlo nell’imminenza della campagna elettorale per la ricandidatura alle presidenziali del prossimo anno. Il partito della guerra è però di tutt’altro avviso. Secondo le indiscrezioni trapelate dalla Casa Bianca John Bolton e Mike Pompeo avrebbero messo con le spalle al muro il Presidente grazie anche sull’appoggio del capo della Cia signora Gina Haspel e di alcuni autorevoli senatori repubblicani come Marco Rubio e Tom Cotton convinti della necessita di colpire la Repubblica Islamica. A guidare le danze di guerra ci ha pensato ovviamente quel John Bolton che fin dai tempi della presidenza George W Bush, quand’ era ambasciatore Usa alle Nazioni Unite, si batte per un “cambio di regime” a Teheran. A dargli man forte ha contribuito la signora Gina Haspel che in qualità di capo della Cia ha fatto arrivare allo Studio Ovale i documenti indispensabili per sostenere il - fin qui non provato - coinvolgimento iraniano negli attacchi alle petroliere nel Golfo Persico. E a difendere la legalità di un’operazione militare decisa senza il via libera del Congresso ci ha pensato Mike Pompeo che, non a caso, ha appena rispolverato la vecchia tesi dei legami tra Iran ed Al Qaida.

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Quella tesi permetterebbe al Presidente di mettere a segno una rappresaglia militare utilizzando il via libera alla guerra al terrorismo ottenuto dalla Casa Bianca dopo gli attacchi dell’11 settembre. Tutte queste pressioni avrebbero costretto un seppur poco convinto Donald Trump ad un sì a denti stretti. Un sì diventato molto più esitante quando dal Pentagono sono filtrati i dubbi dei generali preoccupati per l’incolumità dei militari statunitensi in Iraq e Siria esposti ad un’immediata e probabile contro-rappresaglia iraniana. Una contro-rappresaglia capace di spaccare l’Iraq, estendendosi dalla Siria al confine libanese israeliano per poi infiammare quello tra Arabia Saudita e Yemen dove Teheran conta sull’appoggio dei ribelli houti.

Il regista occulto della Casa Bianca

Il “bloccate tutto”, ordinato da Donald Trump mentre gli aerei erano già in volo verso l’Iran, ha evitato, insomma, il rischio di un conflitto “senza fine” esteso all’intero Medio Oriente ed assai più devastante di quelli voluti dai suoi predecessori. Ma se la guerra all’Iran sembra per ora rinviata resta da capire se Trump saprà arginare lo scontro interno alla sua Amministrazione. Un conflitto che rischia di rendere ingovernabile un’America ridottasi a navigare senza timone nei marosi di una politica estera sempre più complessa e agitata.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Tags:
CIA, Mike Pompeo, Donald Trump, Teheran, USA, Iran
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