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13:41 25 Agosto 2019

Il caso CSM diventa caos: dopo i politici piangono anche i magistrati

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Marco Fontana
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Nei decenni appena trascorsi la magistratura in Italia era assurta a ultimo baluardo della lotta contro la corruzione.

Oggi questa immagine ha iniziato a deteriorarsi, dopo l’inchiesta del 2018 - finita con un patteggiamento - che contestava un presunto sistema di corruzione interno al CSM, che in cambio di viaggi, regali e bustarelle avrebbe permesso di condizionare le sentenze presso il Consiglio di Stato o di confezionare dossier ad personam. Proprio da quel processo sono scaturiti filoni d’inchiesta che hanno portato a ipotizzare casi di corruzione per l’assegnazione di certi incarichi negli uffici giudiziari. È quindi possibile che anche nel sistema italiano vi sia lo stesso degrado che proprio i magistrati hanno combattuto per anni? Sputnik Italia ha chiesto al deputato di Forza Italia Pierantonio Zanettin, avvocato civilista e amministrativista, revisore contabile, nonché in passato componente proprio del CSM.  

Il deputato di Forza Italia Pierantonio Zanettin
© Foto : fornita da Pierantonio Zanettin
Il deputato di Forza Italia Pierantonio Zanettin

— Onorevole Zanettin, come valuta la vicenda che ha travolto il CSM?

— Diciamo che di giudiziario c’è ben poco. Abbiamo un procedimento penale per presunta corruzione contro Luca Palamara, ex presidente dell’ANM ed ex consigliere del CSM, che però non attiene all’attività svolta in quell’organo. A seguito delle intercettazioni che lo hanno coinvolto, sono stati aperti dei procedimenti disciplinari nei confronti di diversi esponenti del CSM. Tre si sono già dimessi e uno rimane autosospeso.

Certamente è una situazione politicamente rilevante ed è destinata a lasciare strascichi pesanti nel sistema giudiziario italiano.  

— Secondo il segretario del Partito Democratico basterebbe un nuovo meccanismo elettorale. E secondo Lei?

— Si potrebbe certamente intervenire sulla legge elettorale. Sta di fatto che, a seguito delle dimissioni dei consiglieri e dei conseguenti subentri, oggi la maggioranza uscita dalle elezioni per il CSM è stata alterata.  

Il CSM nei prossimi tre anni verrà governato da una maggioranza composta dal cartello di Area (toghe di sinistra) e dalla corrente di Davigo, che invece erano state sconfitte nella competizione elettorale da Unicost e Magistratura Indipendente. Per una questione di opportunità e di rispetto del principio di rappresentanza democratica, sarebbe quindi auspicabile tornare al voto, come chiesto dal presidente Berlusconi. C’è da dire però che la questione è rimessa all’autoscioglimento dei consiglieri in carica, che mi pare finora non abbiano nessuna intenzione di dimettersi. 

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— Questo scandalo non dovrebbe rimettere in discussione il sistema di autogoverno dei magistrati, fino a pensare di sciogliere le correnti politiche interne allo stesso?

— È una situazione molto complessa. Non si può negare né impedire la libertà di associarsi tra magistrati, essendo un diritto previsto dalla Costituzione. Altra cosa è pensare a una legge elettorale per limitare e arginare il peso delle correnti.

Esiste un patto di reciproco aiuto e solidarietà tra i componenti della corrente, che determina un vincolo vizioso tra gli eletti e gli elettori e che andrebbe rimosso, visto che parliamo di giustizia.

Da anni Forza Italia denuncia il sistema clientelare nel voto per raggiungere posizioni del CSM. L’ultima legge elettorale di quest’organo è stata varata nel 2002 dal Centrodestra proprio per tentare di mettere fine allo strapotere delle correnti. Spiace constatare che abbiamo fallito, che non siamo riusciti a superare questo problema etico.  

— Alcuni esponenti politici propongono il sorteggio.

— L’articolo 104 della Costituzione parla di elezione dei componenti togati. Probabilmente occorre effettuare un’approfondita analisi sul piano costituzionale per verificare se sia possibile eleggere una rosa ampia di potenziali componenti del CSM, di più dei posti da assegnare, per poi procedere ad estrazione tra coloro che sono stati eletti. Personalmente propendo anche io per questa soluzione e mi riservo nei prossimi giorni  di presentare una specifica proposta di legge in materia.

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— Miglio, ideologo della Lega, sembrava aver previsto tutto già molti anni fa. Pensava che, essendo impossibile estirpare le correnti politiche nella magistratura, si dovesse procedere a una riforma della Giustizia che rendesse elettivo il posto del pubblico ministero, come avviene ad esempio negli Stati Uniti. Crede sia una soluzione praticabile? 

— Bisognerebbe modificare radicalmente la nostra Costituzione, ma non vedo spazio per una maggioranza parlamentare così larga da stabilire una pubblica accusa elettiva, alla maniera americana. Nel nostro Paese manca un retroterra culturale e conseguentemente i numeri. Attualmente nella Commissione Affari Costituzionali c’è invece in discussione una proposta delle Camere Penali per separare la magistratura requirente, i PM per intenderci, da quella giudicante. Approvare questa norma sarebbe già un enorme progresso.  

— Quindi gli italiani dovranno assistere ancora a lungo al fenomeno delle “porte girevoli” tra magistratura e politica? 

— Proprio di questo tema ha fatto la mia bandiera politica. Sono quattro legislature che combatto per mettere fine a questo scempio tutto italiano. Già due volte il Parlamento (nel 2006 e nel 2013) si era espresso favorevolmente a un mio testo di legge che prevedeva al riguardo criteri molto stringenti, un vero e proprio giro di vite capace di stoppare queste pericolose commistioni tra politica e magistratura. Tuttavia, l’altro ramo del Parlamento è sempre rimasto inerte. Spero che stavolta il terremoto che ha scosso il CSM possa dare l’occasione di far aprire gli occhi e infine approvare la mia proposta. 

— Proporrete una commissione d’inchiesta parlamentare per gli scandali che hanno travolto il CSM?

— Ci stiamo ragionando, acquisendo anche ulteriori informazioni. Sicuramente andrebbe varata una Commissione parlamentare d’inchiesta sull'uso politico della Giustizia negli ultimi 30 anni nel nostro Paese.

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— Il M5S plaude all’utilizzo dei Trojan nelle intercettazioni. Cosa ne pensa?

— Il decreto “Spazzacorrotti” presenta numerose criticità costituzionali. Sino a questa legge, il Trojan veniva consentito solo per reati di terrorismo e mafia, mentre ora lo si può applicare anche sui reati contro la Pubblica Amministrazione. Si tratta di uno strumento molto invasivo di cui occorre saper fare un buon uso secondo regole precise.

Ho dei dubbi che nel caso di specie sia stato fatto un uso del tutto legittimo dei Trojan: sono stati intercettati parlamentari e le intercettazioni sono finite sulla carta stampata, nonostante l'art. 68 della Costituzione lo vieti espressamente e nonostante non vi fossero in quelle parole delle condotte penalmente rilevanti. Si tratta di un precedente pericoloso.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

Tags:
Forza Italia, magistratura, Intervista, Italia
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