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11:01 24 Settembre 2019
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L’Europa che verrà: si parte con le nomine

© AFP 2019 / PHILIPPE HUGUEN
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Che volto avrà l’Europa dopo le elezioni? Quale potrebbe essere il ruolo dell’Italia nelle nomine?

Dopo le elezioni, a cui hanno partecipato più di 200 milioni di cittadini, è iniziata la partita delle nomine Ue per rinnovare gli alti vertici delle istituzioni: Presidente della Commissione, del Consiglio, del Parlamento, della Bce e Alto rappresentate per la politica estera vanno sostituiti.

I leader europei, così come i gruppi parlamentari, stanno cercando un accordo con tanta fatica.

Questo processo inizierà il 20 giugno con l’apertura del consiglio europeo e con altra probabilità si allungherà fino al 2 luglio con la prima plenaria della legislatura durante la quale verrà eletto il Presidente del Parlamento europeo. 

Che volto avrà l’Europa dopo le elezioni? Quale potrebbe essere il ruolo dell’Italia nelle nomine?

Per parlarne, Sputnik Italia si è rivolto a Filippo Sardella, presidente dell’Istituto Analisi Relazioni Internazionali

- Dott. Sardella, sono giorni decisivi per assegnare gli incarichi ai vertici delle istituzioni di Bruxelles. Che aria si respira in Europa che ha eletto un parlamento molto frammentato? Come valuta questo grande gioco politico-diplomatico in vista del vertice europeo (20-21 giugno) dedicato ai top job europei?

- Mi preme innanzitutto dire che il Parlamento Europeo potrebbe apparire frammentato se come metro di giudizio consideriamo i singoli gruppi politici che lo compongono, se invece cambiamo punto di vista e come metro di misura consideriamo gli ideali che poggiano sui singoli gruppi, allora appare evidente fin da subito come vi sia una divisione del parlamento in due grandi schieramenti: gli euro-sostenitori e gli euroscettici. Se in contrapposizione ai seggi del PPE e dell’ALDE, i gruppi di un un’Europa tout court, prendiamo in considerazione i seggi avuti dall’ENF, dall’ECR e dall’EFD (gruppi riformatori dell’Europa che non trovano un accordo comune solamente per piccole e differenti diversità ideologiche che stanno alla base dei movimenti) allora possiamo notare che la frammentarietà appare solo come un dato formale che sostanziale. Per quanto riguarda l’Italia e i “top-job” credo che molto inciderà se si vuole aspirare ad un qualche incarico, la presentazione di qualche nome gradito alle altre cancellerie europee che non sia appartenente alla Lega.

- Nella scorsa legislatura, tre delle cinque cariche erano ricoperte da italiani. Anche questa volta l’Italia riuscirà, citando il premier Conte, “recitare il ruolo che merita"? Oppure pensa che la vicenda della procedura di infrazione per disavanzo eccessivo potrebbe incidere sulle nomine italiane in modo negativo?

- Sulle tematiche delle cariche rimango sempre molto scettico, perché la base di questo ragionamento potrebbe denotare quanto sia ancora campanilistica la politica che l’Unione Europea svolge al suo interno. Il fatto che una nazione si auspichi l’elezione dei propri rappresentanti in ruoli chiave in seno all’Unione Europea nell’aspettativa di ricevere atteggiamenti più morbidi da parti delle istituzioni comunitarie fa intuire quanta strada ci sia ancora da fare per l’Unione. Se sul criterio di elezione dei rappresentanti pesano fattori escludenti il merito del candidato, come ad esempio una pessima condizione economica del Paese di appartenenza di quest’ultimo, e non il merito o l’intelligenza politica dello stesso allora significa che ancora l’Europa non è pronta a compiere il salto unitario. Per quanto riguarda la procedura di infrazione mi preme ricordare solamente il 20 maggio 2018 la Commissione europea ha raccomandato la chiusura della procedura per deficit eccessivo contro la Francia. La procedura iniziò nel 2009 nel periodo intercorso non credo che la Francia non abbia avuto un ruolo chiave nelle politiche europee. Inoltre la storia italiana dal dopoguerra ad oggi ha dimostrato che nel momento in cui il governo di turno decide di svincolarsi da politiche internazionali che potrebbero essere lesive per l’Italia in favore di scelte più popolari attualmente si ritrova isolata.

- Potrebbe ipotizzare sui nomi? È probabile la conferma di Antonio Tajani alla guida dell'Europarlamento, come sostengono alcuni giornali italiani?

- Escludo fortemente la riconferma di Tajani, non per motivi meritocratici ma perché come detto in precedenza l’Italia attualmente appare molto isolata in Europa. Se dovessi azzardare qualche nome, basandomi su quanto hanno dibattuto i mass media in Italia nei giorni precedenti potrei dire Enzo Moavero l’attuale Ministro degli Esteri o Franco Frattini, il secondo lo vedo più probabile rispetto al primo.

Antonio Tajani
© Sputnik .
Antonio Tajani

- Nello scacchiere delle nomine resta ancora apertissima quella sulla guida della Commissione europea che vede lontani il leader francese e la cancelliera tedesca che sostiene senza riserve il candidato popolare Manfred Weber. Nella luce dell’ultimo bilaterale tra Conte e Macron sembra che il clima è cambiato. L’Italia, a Suo avviso, potrebbe entrare nel gioco?

- Vorrei precisare che oltre alla Merkel, Manfred Weber viene sostenuto anche da Michel Barnier il quale non è candidato alla massima poltrona dell’Esecutivo europeo nonostante sia tra i più quotati, ha sostenuto la figura di Weber alla presidenza della Commissione. Il dialogo tra Macron e Conte avvenuto qualche giorno fa a Malta, è durato al massimo una ventina di minuti e dubito che in così poco tempo si siano toccati fino in profondità argomentazioni importanti. Al di là del dialogo informale o del cambiamento delle relazioni, l’Italia e la Francia hanno avuto negli scorsi anni più argomenti di divisione che di unione ma spero, anche se rimango scettico, che in un prossimo futuro si possa costruire un dialogo politico costruttivo e non ostruzionistico fra le due nazioni. L’Italia è sempre in gioco, anche se rimane fuori dalle cariche più importanti, perché se è vero che all’Italia serve l’Europa è anche vero che l’Unione Europea per rimanere tale ha bisogno dell’Italia e degli italiani.

Conte incontra Weber

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- La grande notizia delle elezioni è stata l’aumento della rappresentanza femminile nell’Europarlamento: le eurodeputate sono circa il 39 per cento contro il 36 per cento determinato dai precedenti comizi. In 60 anni il presidente della Commissione europea è sempre stato un uomo. Vede una donna alla guida dell’Europa?

- Sono felice per le aspettative superate da quelle che in Italia chiamiamo quote rose, è indubbio che negli anni la politica è stata solamente una questione maschile e questo passo in avanti denota quanta sia la voglia di uscire dai vecchi stereotipi sul ruolo uomo/donna. Per quanto riguarda la guida dell’Europa mi auspico di vedere una guida competente e saggia che sappia amministrare e dirimere le controversie dell’Unione a prescindere dal sesso.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Tags:
BCE, consiglio dell'Ue, Consiglio Europeo, Commissione Europea, Elezioni europee 2019
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