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15:08 24 Agosto 2019
L'incontro tra Donald Trump e Vladimir Putin

Il regista occulto della Casa Bianca

© AFP 2019 / Brendan SMIALOWSKI
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Gian Micalessin
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Le rivelazioni del New York Times sui piani per un cyber attacco Usa alla rete elettrica russa fanno infuriare Trump e fanno salire la tensione mettendo a rischio l’incontro con Vladimir Putin al G20 di Osaka. Ma soprattutto moltiplicano i dubbi sull’esistenza di una gola profonda decisa a far saltare tuti i piani negoziali di Trump.

Il dubbio c’è e si fa sempre più insistente con l’avvicinarsi di quel G20 del 28 e 29 giugno durante il quale Donald Trump, stando a quanto da lui stesso annunciato un mese fa, pensava d’incontrare il suo omologo Vladimir Putin. Ma tra il dire e il fare ci sono di mezzo un’Amministrazione, o un’America, perlomeno divise.

Una serie di eventi poco chiari, ma sufficienti a far salire la tensione con Mosca e rendere assai ostici i “desiderata” del presidente, stanno innescando qualche interrogativo sulla presenza - all’interno dell’Amministrazione, o del Paese - di un regista occulto pronto a far naufragare ogni mossa distensiva del Presidente.

L’episodio più recente riguarda la pubblicazione sul New York Times del 15 giugno di un dettagliato articolo sui piani americani per un possibile attacco cibernetico alla rete elettrica russa. Un piano messo a punto, secondo quanto spifferato al quotidiano da funzionari in carica e “fonti di intelligence di alto livello”, per “mandare un avvertimento al presidente Vladimir Putin e dimostrare come l'amministrazione Trump stia usando le nuove autorità (il Cyber Command istituito lo scorso anno sotto la guida del generale a quattro stelle Paul Nakasone Ndr) per utilizzare gli strumenti cibernetici in maniera più aggressiva”. Un’affermazione seguita da rivelazioni esplosive sull’aggressività delle cyber manovre americane che comprenderebbero il posizionamento di sonde all’interno dei computer che governano la rete elettrica russa per provocare black out simili a quelli verificatisi nei giorni scorsi in America Latina. Quelle rivelazioni stanno provocando l’infuriata reazione del Presidente statunitense che in un tweet accusa di “tradimento virtuale” il quotidiano.

Il problema è se il “traditore virtuale” sia il New York Times o qualcun altro molto più vicino al Presidente. Anche perché l’articolo specificava che “funzionari del Consiglio di Sicurezza - hanno sottolineato - di non avere preoccupazioni per la sicurezza nazionale riguardo ai dettagli del rapporto del New York Times sulla messa nel mirino della rete russa”.

Prima di venir pubblicato l’articolo sarebbe stato sottoposto, insomma, a quegli stessi funzionari ottenendone l’ “imprimatur”. Ma quei funzionari fanno capo a John Bolton, il falco messo da Trump alla guida del Consiglio di Sicurezza Nazionale ed impegnato, secondo lo stesso articolo ad allargare gli obbiettivi di eventuali rappresaglie cibernetiche per far comprendere “alla Russia o a chiunque altro impegnato in operazioni contro di noi” che “pagherete un prezzo”. Lo scoop del New York Times potrebbe, insomma, rivelarsi parte di una manovra dello stesso Bolton per far salire la tensione con il Cremlino e far saltare l’incontro al G20 con il presidente russo.

Del resto che una parte dell’apparato politico e militare americano non gradisca le intenzioni annunciate da Donald Trump fin dalla campagna elettorale di dialogare con il Cremlino è quanto mai evidente. E ad acuire i sospetti di una manina puntuale nel far saltare tutti i tentativi di distensione nei confronti non solo della Russia, ma anche di altri paesi contribuiscono i recenti misteriosi attacchi alle petroliere nel Golfo Persico. Attacchi che hanno colpito una petroliera giapponese proprio mentre il premier di Tokyo Shinzo Abe era a Teheran con la Suprema Guida Alì Khamenei per riferirgli della disponibilità di Trump ad avviare nuovi negoziati. Sarà un caso, ma con l’Iran John Bolton ha un conto aperto sin da quando George W. Bush rifiutò il suo suggerimento di attaccare - dopo il regime dei Talebani e quello di Saddam Hussein - anche gli ayatollah di Teheran.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Tags:
Russia, USA, G20, Vladimir Putin, Donald Trump, New York Times
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