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14:19 23 Luglio 2019

“Guerra” ai crocifissi in nome del multiculturalismo

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Opinioni
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Tatiana Santi
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Crocifissi tolti dalle pareti o nascosti con lo scotch, canti di Natale annullati, presepi aboliti. Rinnegare la propria cultura e identità, sarebbe questa la via giusta da percorrere in nome del tanto decantato multiculturalismo?

Nell’ospedale di Chivasso in Piemonte la direzione ha deciso di riappendere alle pareti delle stanze i crocifissi dopo i lavori di ristrutturazione. La notizia ha fatto piovere polemiche da parte di alcuni partiti. Ad un seggio in Toscana invece un crocifisso è stato “nascosto” con dello scotch, ad oscurare il simbolo religioso è stata il presidente di seggio, la moglie del candidato del Partito Democratico.

Le recenti polemiche non sono di certo una novità, regolarmente scoppiano degli scandali nelle scuole dove gli insegnanti decidono di annullare la recita di Natale o di rinunciare al presepe. I simboli religiosi, che rappresentano anche la cultura italiana, potrebbero davvero turbare persone appartenenti ad altre fedi? Sputnik Italia ne ha parlato con Aisha Lazzerini, membro della commissione Affari Giuridici della COREIS (Comunità Religiosa Islamica) Italiana.

— Nascono continuamente polemiche in merito ai crocifissi esposti nei luoghi pubblici. Aisha Lazzerini, secondo lei il crocifisso appeso alla parete come simbolo può realmente turbare persone di altre religioni?

— No, credo che il crocifisso non solo non turbi nessuna persona autenticamente religiosa indifferentemente dalla fede a cui appartiene, ma credo anche che sia un segno importante nel nostro Paese con una storia ed un valore. Negli anni passati ci sono state molte polemiche, alle volte è stato letto in chiave pro o contro Islam, ma non è assolutamente la chiave di lettura corretta e ritengo che sia solo una strumentalizzazione un po' scandalistica dei simboli religiosi.

Per quanto ci riguarda come Coreis, noi non abbiamo assolutamente nulla contro l'esposizione di un crocifisso e lo rispettiamo e lo onoriamo per quello che è, cioè un simbolo sacro.

— Le persone di fede musulmana che vivono o che magari arrivano solo adesso in Italia, sanno che si tratta di un Paese cattolico con le proprie usanze, quindi perché in alcuni casi queste usanze non vengono accettate? Perché secondo lei nascono questi piccoli incidenti?

— Credo che nascano fondamentalmente dall'ignoranza, nel migliore dei casi e in altri forse dalla malafede e dall'attitudine ad un esclusivismo, che non ha nulla di religioso. Dal punto di vista islamico la figura di Gesù è ben presente, Maryam, o Maria, anche per noi musulmani è la madre vergine a cui è dedicata un'intera sura del Corano, un intero capitolo. Perciò non si capisce da un punto di vista dottrinale come possa essere offensivo un simbolo che si riferisce a Cristo.

Ci sono state anche polemiche sui presepi nelle scuole forse da parte di alcuni musulmani che forse non hanno approfondito abbastanza la loro religione. Esiste un atteggiamento di esclusivismo ignorante che alle volte purtroppo trova una sponda nelle istituzioni che, per eccesso di zelo, arrivano a dire di togliere il crocifisso e di non fare i presepi. Si finisce così per dar credito ad un errore. Non dovrebbe essere seguita a mio avviso questa linea.

— Non può esistere il multiculturalismo se si inizia a nascondere i simboli della propria cultura, no?

— Esatto, perché il multiculturalismo ed il pluralismo religioso nascono proprio dall'idea che la differenza non è un problema da cancellare ed oscurare, ma è una ricchezza in più che ognuno porta e che può contribuire all'apertura mentale di tutti. Ciò non significa abbandonare le proprie radici o la propria religione, ma significa semplicemente approfittare della ricchezza umana e spirituale che abbiamo.

— Qual è per voi come comunità islamica italiana l’importanza del dialogo e delle iniziative comuni con i cattolici italiani e con gli esponenti di altre religioni?

— È molto importante, uno dei filoni di attività che caratterizza la Coreis è proprio il dialogo interreligioso. Noi portiamo avanti iniziative principalmente con la comunità cristiana e la comunità ebraica perché sono quelle con cui abbiamo più contatti diretti. Quest'anno ricorre l'ottocentesimo anniversario dell'incontro storico che ci fu tra San Francesco d'Assisi, patrono d'Italia, ed il sultano Al Malik, un incontro in un periodo in cui c'erano le crociate e ci si combatteva. Questo santo e questo grande sapiente islamico ebbero un riconoscimento reciproco e un'elevazione spirituale da questo incontro, per quest’occasione facciamo una serie di incontri in cui si riflette su questo esempio, che secondo noi ha molto da insegnare anche oggi.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

Tags:
religione, Religione, Intervista, Multiculturalismo
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