Widgets Magazine
14:09 15 Ottobre 2019
Luigi Di Maio, Giuseppe Conte e Matteo Salvini

Lega e M5S, perché sono condannati a convivere

© AFP 2019 / Filippo Monteforte
Opinioni
URL abbreviato
Di
760
Seguici su

Il paradosso di Salvini che rischia di stravincere eventuali elezioni, ma di venir abbattuto in sei mesi sotto i colpi dello spread e della troika. E ritrovarsi sostituito da Mario Draghi.

Inseparabili per forza. E’ il tragico destino che Matteo Salvini e Luigi Di Maio hanno ammesso di dover condividere nel vertice di lunedì sera. Una conclusione dettata non dalla reciproca fiducia né, tantomeno, da una ritrovata convergenza politica, ma bensì dalla paura del terzo uomo e del terzo partito. Il terzo uomo, non è più un segreto, altri non è se non Giuseppe Conte, il premier che ha progressivamente fatto “outing” palesandosi - a colpi di conferenze stampa, dichiarazioni e interviste - come il più fedele esecutore delle linee suggerite dal Quirinale.

La strana partita italiana, dominata fino a pochi giorni fa dalle scommesse sui tempi con cui Matteo Salvini avrebbe rotto con i Cinque Stelle per andare ad elezioni e assumere la guida del paese sta dunque prendendo tutt’altra piega. Una piega imposta dalle minacce dell’Unione Europea, dalle preoccupazioni per la manovra economica del prossimo autunno e dall’ambiguo ruolo di una Presidenza della Repubblica pronta sì a collaborare per alleviare le sofferenze dell’Italia, ma anche a sfruttare ogni occasione per mettere all’angolo i due vice-primi ministri. Per capire il paradossale guazzabuglio di cui si ritrova prigioniero Matteo Salvini, nonostante i sondaggi lo diano oltre il 35 per cento, bisogna guardare all’Europa e al debito pubblico dell’Italia.

Sul fronte di Bruxelles l’auspicata onda sovranista non è bastata a cambiare gli equilibri di un Unione rimasta sotto il controllo di quei partiti “europeisti” che vedono nell’Italia giallo-verde uno dei principali nemici. In questo contesto rompere con i 5 Stelle per andare alle urne a settembre equivarrebbe per il leder leghista a scegliere la strada del suicidio politico. La Lega e il suo neo premier rischierebbero infatti di non sopravvivere alla Finanziaria. Pressato da Bruxelles e minacciato da una procedura d’infrazione il governo a guida leghista non potrebbe più contare sullo scudo di quel partito del Quirinale rappresentato, ancor prima dell’outing di Conte, dai ministro Giuseppe Tria e Enzo Moavero Milanesi.

Senza quel cuscinetto politico Salvini si ritroverebbe ad affrontare da solo quella battaglia con lo spread che nel 2011 affossò in quattro mesi un governo Berlusconi forte di parametri economici ben più solidi. A quel punto tutto sarebbe pronto per far scendere in campo la risorsa, neanche tanto segreta, di Sergio Mattarella ovvero quel Mario Draghi che a novembre lascerà gli uffici della Banca Centrale Europea. L’intervallo autunno-primavera sarebbe ideale per mettere con le spalle al muro un ipotetico governo leghista minacciando l’intervento di Commissione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale, ovvero la famigerata “troika” pronta ad imporci manovre lacrime e sangue nel nome del contenimento del debito. A quel punto tutto sarebbe pronto per un ritorno al passato in cui Matterella, travestito da Napolitano, affiderebbe l’Italia alle mani di un Mario Draghi reincarnazione di Mario Monti.

Per questo Salvini, che a differenza del Berlusconi di allora conosce il copione, preferisce una scomoda convivenza con Di Maio e i Cinque Stelle alla meteora di un successo elettorale destinato a trasformarsi in umiliante e definitiva capitolazione. Per il “capitano” leghista l’importante in questo momento è passare la nottata lasciando a Conte, Tria, Milanesi e agli altri fedelissimi del Quirinale il compito di trattare con Bruxelles e condividere le scelte della prossima Finanziaria. E i Cinque Stelle non possono certo ribellarsi. In questo momento hanno solo due alternative. La prima è farsi dimezzare da un voto anticipato. La seconda è quella, praticamente tombale, di un accordo con il Pd per dar vita ad un nuovo esecutivo. Insomma ancora una volta in Italia cambia tutto senza cambiar nulla. Almeno fino alla prossima primavera.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

Correlati:

Italia, debito pubblico alle stelle
Salvini e Di Maio contro Tria: bocci minibot? Ma paga debiti P.A.
Che cosa si sono detti Salvini e Di Maio?
Tags:
Lega, M5S, Italia, Giuseppe Conte, Luigi Di Maio, Mario Draghi, Silvio Berlusconi, Matteo Salvini
RegolamentoDiscussione
Commenta via FacebookCommenta via Sputnik