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08:54 23 Agosto 2019
Roma, bandiera italiana

Roma al crocevia della grande diplomazia?

CC BY 2.0 / Dmitry Dzhus / Rome
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Giulio Virgi
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Due importanti avvenimenti sembrano destinati nei prossimi giorni a fare di Roma un importante crocevia della diplomazia internazionale.

Da un lato, l’astro emergente della politica italiana, Matteo Salvini, sta per recarsi negli Stati Uniti, dove è atteso tra il 16 ed il 17 giugno da un certo numero di autorità. Dall’altro, poco più di due settimane dopo, giungerà nella capitale italiana il Presidente russo Vladimir Putin.         

Si tratta di due appuntamenti dalla forte valenza simbolica e sicura sostanza politica. In entrambi i casi, infatti, la posta in palio è alta, perché in gioco ci sono la collocazione geopolitica dell’Italia e le credenziali di uno degli uomini politici più accreditati a guidarla.

Andiamo con ordine. È da tempo che a Roma si lavora alla preparazione di un viaggio di Salvini a Washington, dove è ancora motivo di sospetto il fatto che il leader della Lega si sia recato molte volte a Mosca e mai nella capitale americana.

Non hanno contribuito a rasserenare gli animi neanche alcune circostanze sfortunate. In effetti il vicepremier e Ministro dell’Interno italiano era già atteso mesi fa ad un grande raduno dei conservatori americani e stranieri, ma all’ultimo momento aveva rinunciato a recarvisi, permettendo a Giorgia Meloni di salire sul palco al posto suo ed alimentando varie speculazioni sul significato da attribuire alla sua assenza, tanto più importante in quanto il palco dal quale avrebbe dovuto parlare sarebbe stato utilizzato durante lo stesso evento da Donald Trump.

Un ulteriore rinvio si è verificato più recentemente, in questi giorni, probabilmente a causa delle fibrillazioni politiche determinate in Italia dai risultati del voto europeo del 25 maggio. Una terza cancellazione equivarrebbe ad un mezzo incidente diplomatico. Anche nella Lega le spinte affinché Salvini si accrediti presso gli Stati Uniti sono significative. A Washington, il leader leghista potrebbe incontrare John Bolton ed il vicepresidente Mike Pence. In teoria, non sarebbe neanche da escludere un contatto diretto con Trump, che dopotutto in Inghilterra ha voluto incontrare anche il controverso Nigel Farage, malgrado quest’ultimo non avesse alcun titolo istituzionale per approcciarlo.

Tuttavia, creare le precondizioni non è facile. Trump guarda con simpatia ai populisti italiani, ma vorrebbe sapere in anticipo cosa Salvini ha da dirgli. Inoltre andrebbe attutito il ricordo che a Washington serbano sia dei pregressi rapporti del Ministro leghista con Mosca – peraltro del tutto legittimi - che delle più recenti aperture fatte alla Cina. Salvini ha compiuto alcuni passi importanti, ad esempio riconoscendo prematuramente Guaidò, al contrario del Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e dell’altro vicepremier, Luigi Di Maio. Ma evidentemente il tycoon pretende rassicurazioni più solide.

Il Presidente Putin sembra consapevole di queste esigenze. Non a caso, all’annuncio del suo prossimo arrivo in Italia il leader russo ha abbinato alcune dichiarazioni piuttosto interessanti, riguardanti i limiti cui soggiacciono le possibilità di dialogo tra il Bel Paese e la Russia. A Mosca è infatti ormai chiaro che Roma sostiene con sincerità la causa del reinserimento a pieno titolo della Federazione Russa nel grande circuito degli scambi politici e commerciali internazionali, ma non può superare il perimetro definito dal suo sistema di alleanze ed in particolare dalla propria appartenenza alla Nato. Si tratta di una valutazione assai realistica della difficile situazione attuale.

Non è da escludere che il riconoscimento di questo stato di cose possa convincere i russi ad applicare all’Italia lo stesso approccio adottato con successo dalla Cina, privilegiando i contatti dal basso e in campi apparentemente poco monitorati, almeno inizialmente, invece di suggerire all’Italia di forzare platealmente la mano con i propri alleati, atteggiamento che Roma potrebbe pagare ad assai caro prezzo, dipendente com’è da mercati finanziari che non controlla.

Quello di Pechino, dopotutto, si è rivelato uno schema efficace.

Per dar corso a tutte le potenzialità intrinseche di questo rapporto bilaterale, l’Italia attende una mossa di Trump, che però è improbabile possa giungere prima delle elezioni del novembre 2020. Non è una ragione per non far niente. Se e quando riconciliazione ci sarà, Roma dovrà trovarsi in prima fila tra i paesi che hanno maggiormente creduto in questa possibilità.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Tags:
Matteo Salvini, USA, Vladimir Putin, Russia, Italia
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