03:45 17 Giugno 2019
Cosplayer al festival Comic Con Russia 2018 a Mosca (foto d'archivio)

Etnacomics 2019: Catania capitale della Pop Culture per il weekend

© Sputnik . Evgeny Odinokov
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Clara Statello
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Etnacomics ha tagliato il nastro rosso per la nona volta. La kermesse internazionale di fumetti e cultura pop, si svolge dal 6 al 9 giugno a Catania, che per quattro giorni ospiterà i più grandi artisti del fumetto, manga, protagonisti del mondo degli anime giapponesi e delle serie televisive.

Grande attesa per Johnny Galecky, noto ai fan come Leonard di The Big Bang Theory, e Giancarlo Esposito, l'attore di origini italo-americane famoso per la serie Breaking Bad. Ma si tratta solo della punta dell'iceberg di un'eccezionale rosa di ospiti italiani e internazionali che gli attesi 80mila visitatori potranno conoscere in questi giorni.

In quest'edizione si festeggiano gli 80 anni di Batman con la presenza di Neil Adams, la matita che ha fatto la storia del fumetto negli anni '60 e '70 e precursore del silver age, con Alex Maleev, adesso fumettista di punta della Marvel e in assoluto tra i più amati disegnatori di Dare Devil, e con Peter Milliga, che oltre alla DC Comics, ha lavorato con Marvel e Disney.

E ancora, nell'Artist Alley, presenti fumettisti italiani come Paolo Mottura, Gianluigi Gregorini, Moreno Chiacchiera, Valerio Piccioni, Giulio Mosca detto il Baffo, Claudio Castellani il palermitano Giulio Rincione e tante altre eccellenze del mondo italiano del fumetto.

"Con questo evento battiamo i pugni sul tavolo della cultura internazionale" dichiara il direttore Antonio Mannino nella conferenza stampa di apertura.

Persino il manifesto, o meglio la "copertina" dell'evento, mostra come ormai la cultura pop italiana abbia un ruolo di protagonista nello scenario mondiale. Porta infatti la firma di Simone Bianchi, che non è un fumettista qualsiasi, ma la matita di punta della Marvel. Un gioiello prezioso di cui si riveste questa nona edizione e che è un omaggio a Catania e al popolo siciliano. Mostra infatti la Gammazita, una figura leggendaria di Catania.

Donna di bellissime forme, promessa sposa e innamorata, che si tolse la vita gettandosi in un pozzo – che da allora è conosciuto come pozzo di Gammazita – per sfuggire a un soldato francese che voleva abusare delle sue virtù. Secondo quanto narra la leggenda questa fu una delle vicende che portò alla sollevazione dei moti conosciuti come Vespri siciliani, con i quali il popolo si liberò dalla dominazione francese.

Ed è per questa ragione che il variant del manifesto, disegnato dal messinese Lelio Bonaccorso, raffigura i Vespri, per mostrare che un fumetto può anche raccontare la storia, "la rivoluzione di un popolo che si autodetermina, si ribella, vince e riesce a cacciare i dominatori", dice Bonaccorso.

L'Etnacomics non è solo fumetto. Nell'intreccio che delinea la cultura pop in tutte le sue contaminazioni e metamorfosi, fantasy, gothic, horror, i games hanno un ruolo importante: videogames, giochi da tavolo, giochi di ruolo. Non solo giochi che si ispirano a opere letterarie ma che ispirano libri, saghe e da cui persino il cinema e le serie traggono i propri soggetti. Come Dungeon of Dragon, Warcraft, Silent Hill, etc. Etnacomics dedica un ampio spazio ai giochi e ai gamers. Ospiti eccezionali anche in questa sezione. Uno su tutti Keichiro Toyama, il creatore di Silent Hill.

Oltre agli incontri con gli autori, ci sono anche contest e mostre. Non si festeggia solo il compleanno di Batman, ma anche i 90 anni del giallo mondadori, una collana che ha segnato un genere con il colore delle sue copertine. Etnacomics dedica uno spazio espositivo a Carlo Iacono, alle sue storiche copertine, per omaggiare questo anniversario.

Infine non possono mancare i cosplayer. Il cosplay non è solo un modo per evadere dalla realtà, per vivere una dimensione immaginifica, ma una vera e propria arte, un fenomeno culturale importato dal Giappone, ma che ormai non rappresenta solo la cultura anime giapponese, ma un intero pantheon della cultura pop, dal fantasy al fantascientifico, dall'horror ai personaggi Disney.

Abbiamo incontrato Eleonora Guglielmi, in arte Yuriko Tiger, cosplayer italiana che ha realizzato il suo sogno di trasferirsi in Giappone e lì ha trovato fortuna, diventando modella per la Tekken e sfondando nel campo dello spettacolo. L'unica "occidentale" in un mondo esclusivamente "giapu", pioniera ed esempio per le migliaia di appassionati del genere che stanno raccogliendo il suo esempio – forse con meno fortuna.

- Tu sei un modello per tanti cosplayer e appassionati del genere. In tanti vorrebbero realizzare quello che sei riuscita a realizzare tu. Qual è l'ingrediente segreto che hai in più?

- Non penso di aver avuto qualcosa in più degli altri, semplicemente ho preso la decisione e sono andata. Cioè ci ho provato subito. Appena ho avuto la possibilità sono andata in Giappone e penso che una delle mie prime tappe sia stata fare un provino in una agenzia. Ero molto determinata su quello che volevo fare. Ero determinata a lavorare come cosplayer.

- In Giappone ci sono altre cosplayer italiane o straniere?

- No, in quello che faccio penso di essere praticamente l'unica straniera e anche la prima. Anche se adesso sono arrivate molte straniere a fare quello che facevo io all'inizio, e so che l'hanno chiamata l'ondata Tiger, con il mio nome. Il mio lavoro non è fare il cosplayer, che è una delle tante cose che faccio. Il cosplayer è la mia più grande passione che ho voluto condividere anche in Giappone, e usarla non solo in un contesto di intrattenimento, ma anche come influencer su internet e per condividere la loro pop cultura. Però quello che volevano farmi diventare è un talent, che è quello che sono adesso, una persona che lavora in televisione. Poi radio, modella, una marea di cose.

- Tu hai fatto anche la cosplayer ufficiale per la Tekken, com'è stata l'esperienza?

- Una delle più belle della mia vita, perché io amo Tekken da quando avevo tre anni. Ho portato il primo videogioco di Tekken, firmato da Arada, e il bigliettino di cosplayer ufficiale a mio padre, che è lui che mi aveva regalato Tekken quando ero piccola. Quindi è stato un sogno che avevo da bambina che mai pensavo si potesse realizzare.

- E adesso cosa vuoi "fare da grande", che ambizioni hai?

- Il cosplayer finirà presto, perché già mi sento a disagio a interpretare certi personaggi che magari quando avevo cinque anni in meno avrei fatto tranquillamente. Adesso mi sto buttando nel mondo musicale, che avevo già provato sia come idol che come artista di musica tradizionale giapponese, e adesso mi sto lanciando con una specie di pop e rock, una cosa nuova e alternativa.

- Com'è la cultura pop in Giappone rispetto all'Italia?

- Dipende, perché per loro la cultura pop potrebbe essere molto di più considerata come musica alternativa, idol alternative e moda, tipo la l'harajuku fashion era per loro una subcultura giapponese. Però, secondo me, non riguarda il cosplay in sé. Il cosplay è un po' un mondo a parte, che racchiude delle persone che amano solo quel lato lì. Molto spesso chi ama gli anime non ama il cosplay, anzi molto spesso sono due mondi che si scontrano abbastanza forte. E chi ama la moda, altrettanto non fa cosplay. Sono tutte cose diverse. La loro pop cultura è molto colorata, ci sono persone con una mentalità letteralmente diversa dallo standard giapponese e con una grande creatività e immaginazione.

In Italia secondo me si fa un misto. Io, ad esempio, ho notato che in Italia ma anche in altri paesi, la pop culture viene diffusa con quella coreana. In Italia si tende a mischiare tutto: videogiochi, il j pop, il j rock, gli piace di tutto. E quindi non c'è effettivamente un genere o delle basi solide, mentre secondo me, il Giappone sì, è molto categorizzato.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

Tags:
popolo, Cultura, cultura, Giappone, Italia
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