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00:42 19 Settembre 2019

Verso la crisi del governo?

© AFP 2019 / Filippo Monteforte
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Nel suo atteso discorso agli italiani il premier Giuseppe Conte ha lanciato un forte ultimatum rivolto a due vicepremier dicendo ben chiaro che non intende farsi consumare dalle tensioni tra M5S e Lega.

“Non mi preso in alcun modo a vivacchiare e galleggiare. E se non ci fosse una chiara assunzione di responsabilità e - attenzione - se non ci fossero i necessari comportamenti conseguenti - rimetterò il mio mandato al presidente della Repubblica. Chiedo una risposta chiara, inequivoca e rapida, perché i cittadini non possono aspettare”, - ha ribadito Conte

Mentre Di Maio e Salvini stanno digerendo il discorso del premier, l’opposizione, nel frattempo, non perde l’opportunità e mette in dubbio la tenuta dell’esecutivo. Il capogruppo del Pd alla Camera, Graziano Delrio, sostiene che “le parole di Conte hanno aperto ufficialmente la crisi di Governo”. 

Governo è davvero sul filo della crisi o ce la farà ancora a reggere? C’è il rischio reale del voto a settembre? Sputnik Italia ne ha parlato con Filippo Romeo, Analista del Vision & Global Trend.

- Filippo, cosa pensi dell’aut aut di Conte rivolto a Salvini e Di Maio? Come dobbiamo leggere il discorso del premier?

- Quella del Premier Giuseppe Conte è stata senza dubbio una presa d’atto della situazione in cui versa il suo esecutivo e si presta ad una duplice lettura, non necessariamente alternativa. Se da un lato, infatti, il Premier ha lanciato un chiaro messaggio ai suoi due vice per far comprendere loro che il passo successivo sarebbe stata la crisi di Governo (un tentativo estremo per “salvare il salvabile”), dall’altro ha approfittato per smarcarsi dalla subalternità alla quale è stato relegato fin ora dagli equilibri di questo esecutivo. In tale secondo caso, il fine sarebbe quello di riconquistare (o meglio, conquistare) pienamente un ruolo istituzionale necessario per conferire piena indipendenza e massima dignità alla sua figura. Questa interpretazione sarebbe a mio avviso, inequivocabilmente suggerita dall’aver cercato una sponda con il Presidente Mattarella, per il quale ha espresso parole di gratitudine, dall’essersi allineato alle valutazioni del Governatore di Bankitalia Visco sulla questione del fisco e, infine, per avere chiaramente fatto appello alla necessità, oltre che al dovere, del rispetto delle regole europee.

- Si tratta dell’apertura della crisi ufficiosa, come afferma l’opposizione, oppure del disperato tentativo di evitarlo?

- Visti gli sviluppi delle ultime ore - l’accordo sul c.d. sblocca cantieri, il ristabilimento dei contatti tra Di Maio e Salvini e l’incontro tra il Presidente della Repubblica e Di Maio nel corso del quale il leader de M5S ha affermato la volontà di andare avanti – si può ritenere che si è trattato di un tentativo disperato di evitare la crisi. Certamente la bufera non è ancora passata e il voto di fiducia rimane sempre la spada di Damocle di questo governo.

- Secondo il Corriere della Sera, Conte ha "messo la fiducia sulla propria persona"? Sei d’accordo con questa osservazione?

- Più che una fiducia sulla propria persona credo si tratti di una “prova di forza pubblica” per rimarcare il suo ruolo istituzionale e, dunque, ampliare il suo margine di manovra e richiamare all’ordine i componenti della sua squadra di Governo al fine di recuperare lo spirito di coesione in assenza del quale è difficile procedere sia in Italia che nel contesto europeo e internazionale.

- Nel suo discorso Conte ha sottolineato che le regole dell'Unione europea vanno rispettate, finché non saranno cambiate. Questo vuol dire che non c'è alternativa alla via del dialogo con Bruxelles o l’Italia, come dicono gli economisti, is too big to fail?

- Al momento le forze in campo impongono il dialogo. Sta poi all’abilità di chi lo conduce far pendere il piatto della bilancia da una parte piuttosto che dall’altra. Certamente è una sfida molto ardua anche perché al momento l’Italia si trova in una posizione di isolamento a livello europeo. L’opzione is too big to fail secondo alcuni potrebbe anche essere utilizzata come arma di ricatto verso le istituzioni e verso gli altri Governi che, messi alle strette, potrebbero optare per salvare la zona euro. Ma è sempre un’opzione rischiosa.

- Come sfrutterà tutta questa situazione assai complessa il PD che dopo le europee ha di nuovo dispiegato le ali?

- Sicuramente il PD dopo le elezioni europee ha ripreso fiato, anche se a mio avviso questo esito elettorale non va sopravvalutato. Certamente è innegabile che sia un segnale positivo che rimette in pista il partito a nuova guida Zingaretti. Credo che adesso il PD lavorerà con maggiore impegno al proprio interno per tentare di ricomporre tutti i pezzi e ricucire il rapporto sia con i propri elettori che con le reti associative che gravitano nell’orbita della sinistra e che possono tornare a fungere da linfa vitale per il partito. Ciò al fine di ristrutturarsi per guadagnare consensi e maturare una posizione di forza, necessaria per far valere il proprio peso politico ad un futuro ed eventuale tavolo di trattative.

- Conte non ha messo nessuna scadenza per il suo ultimatum. L’ho fatto però Salvini che durante una intervista rilasciata a Rtl 102.5 si è espresso sulle prospettive dell'esecutivo dicendo che “se tra 15 giorni ci ritroviamo con gli stessi ritardi, rinvii, allora è un problema". Cosa, a tuo avviso, potrebbe salvare l’esecutivo giallo-verde? Il governo del cambiamento passerà alla fase due o la sua esperienza si fermerà qui?

Luigi Di Maio, Giuseppe Conte e Matteo Salvini
© AFP 2019 / Filippo Monteforte
- Il problema è che il M5S, che di fatto è il maggiore azionista di governo, al momento si trova alle corde, con dei margini di manovra veramente risicati, costretto a subire l’incessante pressing di Matteo Salvini che, forte del consenso delle urne, non perde occasione di inviare messaggi ai suoi “alleati”, attraverso i quali prova a dettare, in maniera inequivocabile, le condizioni per poter andare avanti. È chiaro che l’esecutivo per salvarsi e proseguire con il suo operato dovrebbe ritrovare un nuovo equilibrio interno. I fronti aperti sono tanti e anche abbastanza complessi da sciogliere: TAV, D.L. Crescita, Salvaguardia del debito della capitale, Autonomia, Riforma della Giustizia etc. etc. Molto dipenderà dalla capacità negoziale del M5S ad affrontare le varie partite, nonché dalla sua abilità a fare leva sulle vulnerabilità della Lega - su tutte, quella del centro sud - e sulle innumerevoli diatribe e divisioni presenti al suo interno - a partire da quella tra Salvini e Zaia. A tal riguardo, la partita delle autonomie potrebbe, senz’altro, rappresentare una ghiotta occasione per far emergere tale contrasto.

- Con l’apertura della crisi, quando si voterebbe? Quali potrebbero essere, a tuo avviso, gli scenari possibili?

- Se la crisi dovesse aprirsi, credo che la scelta delle urne a settembre sia la più plausibile, ma anche la meno felice. Una campagna elettorale tra luglio e agosto, quando la gente è in vacanza e per forza di cose ha poca voglia e tempo per documentarsi, non è certamente auspicabile. Inoltre, se si votasse a settembre, il governo dovrebbe essere formato in tempi rapidissimi stante l’incombenza della legge di bilancio che già si preannuncia complicata. A ciò, si aggiunga che si andrebbe a votare con la medesima legge elettorale dello scorso anno. Dunque, considerando tutte le incognite del caso – ricordiamo tutti che l’attuale Governo si è formato dopo tre mesi dalla consultazione elettorale, all’esito di un “tira e molla” alquanto grottesco – occorre augurarsi che le scelte dei nostri governanti – di tutti, indistintamente – siano ispirate da massima prudenza e lungimiranza.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Matteo Salvini, Luigi Di Maio, Giuseppe Conte, governo, governo, Governo, Governo, governo, Italia
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