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01:13 18 Agosto 2019
Presumibilmente l'opera di Banksy che raffigura un bambino migrante a Venezia

Evviva i rom, i sinti e i clandestini

© AFP 2019 / Marco Sabadin
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Mario Sommossa
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Forse è vero: l’epoca degli Stati nazionali è proprio finita! I confini non hanno più alcun senso: chiunque lo voglia deve poter andare da una parte o dall’altra senza dover aspettare visti d’ingresso, mostrare documenti, ottenere un permesso. Anche le leggi nazionali non hanno più senso: ognuno faccia ciò che crede meglio per lui.

E se qualche retrogrado non lo avesse ancora capito, ci pensino i magistrati a confermare che le leggi si devono applicare solo ai nativi autoctoni, cioè a quegli stolti masochisti che hanno pagato tasse per averle.

L’assistenza sanitaria deve essere gratuita per tutti ma, poiché siamo generosi (e, evidentemente, ricchi) gli italiani il dentista se lo paghino da soli e nei pronto soccorso aspettino ore e lascino che le sale si riempiano di stranieri senza documenti, poiché è chiaro che loro non possono permettersi il medico di base e, poverini, sono anche loro esseri umani.

Abbiamo discriminato sinti e rom solo perché non ci piaceva che fossero loro a non volere integrarsi e fossero costretti a mendicare o a rubare. Ha ragione il Papa: dobbiamo chiedere loro scusa, anzi implorarli di perdonarci, per aver pensato che sia un nostro diritto diffidare quando si aggirano con aria furtiva attorno alle nostre abitazioni o quando nei loro campi si trovano oggetti che ci appartennero nel passato. Se la proprietà è un furto (lo disse qualcuno di importante, ma non ricordo chi. Lo chiederò a Papa Francesco) chi ce ne libera non è ladro, è benefattore.

Il 2 giugno di quest’anno ha finalmente portato alla luce i veri sentimenti che tutti noi dovremmo provare se vogliamo sentirci contemporanei alla nostra epoca. Il benemerito Presidente della Camera dei Deputati, il cittadino Fico (perché poi i “Cinque Stelle volevano essere chiamati “cittadino”? Meglio: “essere umano” oppure, per evitare inutili discriminazioni con gli altri animali, “essere vivente”) ha dichiarato che la Festa della Repubblica non è degli italiani ma di tutti coloro che si trovano sul nostro territorio. Per essere più chiaro, ha precisato che intendeva fosse la festa anche per tutti i rom e i migranti, clandestini o regolari che fossero, purché i loro piedi calpestassero il suolo che un tempo passato fu nostro.

A cosa serve essere italiani oggi, una volta che si sono pagate le tasse? È finita l’epoca in cui Toto Cotugno spopolava nel mondo cantando: “…Sono un italiano vero… E ne sono fiero…”.

Anche il nostro esercito deve aver capito che le cose sono cambiate. Una ministra della Difesa, colta e lungimirante, ha fatto capire ai nostri militari che il loro vero compito non è più quello di salvaguardare la nostra indipendenza o la nostra libertà, ma, più correttamente, di essere un semplice surrogato della Protezione Civile. Obbedienti come sempre, due ufficiali intervistati da RAI Uno, un uomo e una donna (nel rispetto delle pari opportunità), hanno ribadito la nuova filosofia che ispira le nostre Forze Armate (armate? A che fare?): pronti a intervenire in caso di calamità naturali. Niente di più.

Guardare per credere: il canale YOUTUBE di Sputnik Italia

Se qualcuno avesse ancora dubbi sulla strada che dobbiamo intraprendere, è bene che veda l’enorme striscione che qualche sindacalista portuale di Genova ha steso sul porto all’arrivo della nave (militare) con gli ultimi cento clandestini fatti sbarcare sulle coste di quella che fu l’Italia: “Benvenuti a Genova”. Speriamo che quell’immagine abbia fatto il giro delle televisioni del mondo, soprattutto in Africa perché, così, chi non è ancora partito saprà che è ora di mettersi in marcia. I poveri abitanti di quel continente sono soltanto un miliardo e trecento milioni (i demografi dicono che, presto, saranno due miliardi). Chi è quell’insensibile egoista che sostiene che noi, ricchi e opulenti, non possiamo farcene carico?

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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