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18:11 22 Ottobre 2019
Il Museo archeologico nazionale di Aquileia

Fondazione Aquileia contro la guerra all’arte

© Foto: Gianluca Baronchelli
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L'8 giugno al Museo Archeologico Nazionale di Aquileia, verrà inaugurata la mostra “Magnifici Ritorni. Tesori aquileiesi dal Kunsthistorisches Museum di Vienna” organizzata dalla Fondazione Aquileia, dal Polo Museale del Friuli Venezia Giulia e dal Kunsthistorisches Museum di Vienna per celebrare i 2200 dalla fondazione dell’antica città romana.

Un viaggio nel tempo che, grazie ai 110 reperti del Kunsthistorisches, ci trasporta nell’Aquileia di 2200 anni fa ma anche nell’Aquileia dell’Ottocento quando la città era parte dell’Impero asburgico e le raccolte viennesi rappresentavano l’alternativa istituzionale al collezionismo privato delle famiglie locali e alla dispersione del materiale sul mercato antiquario.

Inoltre, dal 2015, nell’ambito del suo importassimo progetto “Archeologia ferita”, la Fondazione Aquileia ha portato in Italia opere d’arte provenienti da musei e siti archeologici di Tunisia, Iran e Siria colpiti dagli attacchi.

In vista della mostra Sputnik Italia si è rivolto a Antonio Zanardi Landi, Presidente della Fondazione Aquileia ed Ambasciatore d'Italia in Russia dal 2010 al 2013 per parlare della nuova esposizione ma anche per cogliere l’occasione e fare il punto su un tema molto caldo che riguarda la lotta contro la distruzione dei beni cultuali.

– Ambasciatore, potrebbe raccontare come è nata l’idea di organizzare la mostra “Magnifici Ritorni”? Che importanze ha questa esposizione per la città?

– Ci sono due elementi da tener conto. Il nostro obiettivo è quello di rendere Aquileia più interessante, più facilmente capibile e di attirare dei visitatori colti che vogliono in qualche modo di arricchirsi con la visita al sito e al museo. Per raggiungerlo dobbiamo trovare degli argomenti attraenti e organizzare delle iniziative che non si rivolgono solo agli esperti e agli archeologhi, ma che attirino anche il pubblico generale. Per cui ci è sembrato che una mostra, che riportasse ad Aquileia tutti i più importanti pezzi aquileiesi portati dagli austriaci a Vienna e conservati al Kunsthistorisches Museum, quando Aquileia ancora faceva parte dell’Impero austriaco, potesse offrire uno spunto di interesse storico-culturale molto vivo. Inoltre a 100 anni dalla fine della Prima guerra mondiale noi abbiamo voluto di mostrare con questa iniziativa che i tempi sono maturi per sottolineare i punti comuni e l’eredità comune in campo culturale. Gli austriaci sono stati molto attivi sul territorio aquileiese, sia come bonificatori che come archeologhi. A nostro avviso, questa iniziativa potesse costituire uno spunto molto interessante sia per il pubblico locale che per i paesi che in qualche modo si sono trovati coinvolti nella tragedia della Prima guerra mondiale.

– Riportare opere d’arte importanti nei luoghi di provenienza di solito è un compito molto complicato e impegnativo. È stato difficile realizzare questa iniziativa?

– Abbiamo ricevuto da parte dei colleghi del Kunsthistorisches Museum un’accoglienza veramente molto amichevole e molto aperta, e siamo rimasti sorpresi che loro hanno accettato tutte le nostre richieste. Hanno messo a nostra disposizione il cento per cento degli oggetti aquileiesi consertati nei depositi del museo. Ne abbiamo scelti i 110 reperti che ci sembrarono i più significativi e anche quelli che hanno la maggior capacità di comunicare e di colpire l’interesse del pubblico.  

– Già da 4 anni la Fondazione Aquileia sta promuovendo con successo l’iniziativa “Archeologia ferita”. Le immani distruzioni e saccheggi che hanno riguardato città, musei, siti e monumenti archeologici hanno fatto il giro del mondo. Damasco, Aleppo, Palmira e molte altre città sono diventati veri e propri campi di battaglia. Quali sono le motivazioni per cui siti archeologici e beni monumentali diventano obiettivi militari?

– Il patrimonio artistico-culturale di un paese contribuisce fortemente a determinare l’identità della popolazione che ci abita.  I romani sono romani anche perché hanno il Colosseo, il Mausoleo di Augusto e il Castel Sant’Angelo. Dunque, la distruzione da parte dei fondamentalisti islamici di tanti meravigliosi siti e monumenti in Siria e in Iraq è mirata a colpire l’identità di quei paesi. L’esempio più clamoroso e più calzante è quello di distruzione della moschea-mausoleo del profeta Giona (Yunus in arabo) a Mosul (Iraq) che è una figura presente nella Bibbia, nei Vangeli di Luca e Matteo e anche nel Corano. L’esistenza di un monumento dedicato a Giona in qualche modo simbolizzava il punto di riunione tra le tre religioni monoteiste del Bacino del Mediterraneo.

– Nonostante la presenza di precise normative internazionali che dovrebbero garantire tutela e protezione, il patrimonio culturale mondiale è il più delle volte fortemente a rischio nel caso di evento bellico. Quali concrete azioni è possibile intraprendere per proteggere e mantenere il patrimonio culturale dei paesi colpiti?

Fibbia di cintura, Bronzo dorato, almandini
© Foto : Federica Mariani, MondoMostre

– Innanzitutto bisogna mettere sotto controllo il terrorismo fondamentalista che è stato il principale distruttore di monumenti e d’opere d’arte nel corso degli ultimi anni. Però occorre inoltre controllare strettamente commercio di questi tesori. Abbiamo visto che molti dei monumenti distrutti sono diventati poi le miniere da cui sono stati prelevati i pezzi che sono stati venduti sul mercato internazionale e che hanno contribuito a finanziare gli stessi movimenti fondamentalisti che avevano distrutto i monumenti. Perciò, credo che un’azione congiunta di polizia internazionale in questo campo sia importantissima. Credo anche che l’iniziativa italiana per la costituzione dei “caschi blu della cultura” (rappresentati da restauratori, archeologi e tecnici scientifici guidati dai Carabinieri del nucleo Tutela del patrimonio culturale) che sono pronti ad intervenire rapidamente per proteggere monumenti e siti archeologici messi a rischio in caso di conflitti e situazioni di emergenza potrebbe diventare uno strumento essenziale ed efficace per la salvaguardia del patrimonio artistico-culturale.

– A Suo avviso, le nuove tecnologie potranno essere d’aiuto per ciò che riguarda il controllo e la sorveglianza di aree a rischio o teatro di operazioni militari?

– Credo che le tecnologie satellitari siano risolutive. Penso inoltre che ci vorrà una particolare forma di collaborazione internazionale per riuscire a monitorare con molta precisione quello che succede nelle aree di guerre e nelle zone, dove il governo centrale perde controllo di parti del territorio. Noi come Fondazione Aquileia stiamo pensando di mettere in piedi un sistema di monitoraggio dei siti in pericolo. È un’idea nata da poco ma spero che nel corso dei prossimi mesi riusciremmo a definire un programma coerente ed efficace.  

– Cosa pena della virtuale ricostruzione del patrimonio culturale perduto? È un modo efficace per conservare l’eredità delle grandi civiltà del passato?

– Credo che sia la ricostruzione virtuale, sia in qualche modo parziali ricostruzioni dei monumenti potrebbero aiutare a raggiungere questo obiettivo. Ad Aquileia, per esempio, abbiamo dei resti di bellissime ed importantissime mura bizantine che sono state distrutte e sono alte di poche decine di centimetri. Apriremo un tavolo di consultazione con il Ministero dei beni culturali e con alcune personalità del mondo di archeologia per capire se sarebbe utile portare avanti un progetto di ricostruzione di alcuni metri per far capire al pubblico quanto imponenti erano le mura bizantine. Per quello che riguarda le ricostruzioni virtuali, siamo da molti anni attivi su questo fronte. La Fondazione Aquileia ha commissionato la ricostruzione virtuale dei principali monumenti aquileiesi che consentono di capire un po’ cosa rappresentava l’antica città di Aquileia. Il resultato del nostro lavoro e visibile sul sito della Fondazione tradotto in russo, inglese, tedesco e francese.

– La sensibilizzazione del pubblico è uno degli obiettivi principali del vostro progetto “Archeologia ferita”. Avete in programma qualche nuova iniziativa che potrà aumentare attenzione a questo problema?

– Noi speriamo molto di riuscire a portare avanti un’iniziativa congiunta con il governo iracheno. Per ricostruire il patrimonio artistico-culturale iracheno distrutto, l’Italia ha realizzato una operazione molto utile che si tratta di catalogazione, di restauro e di recupero. Per molti anni l’Istituto di restauro italiano è stato attivissimo in Iraq, abbiamo una presenza di archeologhi molto consistente. A mio avviso, una mostra composta dei pezzi recuperati, restaurati da archeologhi e restauratori italiani potrebbe avere un significato molto particolare. In questo momento non è naturalmente facile lavorare con Bagdad. Come spesso succede nei paesi che hanno avuto grandi distruzioni del patrimonio culturale, ci sono delle regole molto strette per i prestiti all’estero di opere d’arte perché ci vuole un’autorizzazione del Consiglio dei ministri per ogni singolo pezzo. È un processo lungo ed elaborato ma noi speriamo di poter realizzare questa iniziativa molto importante nel giro di qualche mese o di un anno.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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Tags:
Austria, Italia, Archeologia, cultura
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