Widgets Magazine
06:35 21 Agosto 2019
Palazzo Chigi

L'Italia cerca nuovi equilibri dopo lo scossone del voto europeo

CC BY 2.0 / Simone Ramella
Opinioni
URL abbreviato
Giulio Virgi
103

Com’era nei pronostici, il voto europeo ha cambiato i rapporti di forza tra i maggiori partiti italiani senza scalfire il primato detenuto nell’Ue da Francia e Germania, che hanno già avviato le trattative per l’attribuzione degli incarichi comunitari di vertice, tenendo fuori dai loro conciliaboli i rappresentanti del Governo di Roma.

La circostanza è destinata a pesare, perché l’Italia non otterrà quella Commissione più malleabile su cui contavano le forze politiche dell’attuale maggioranza per evitare di dover varare il prossimo autunno una manovra di bilancio particolarmente restrittiva. Non verranno fatti sconti, invece, come prova anche la lettera appena inviata dall’esecutivo europeo a quello italiano per contestargli il livello “eccessivo” raggiunto del nostro debito sovrano e minacciarlo di infliggere al nostro paese una multa miliardaria.

Ciò che ha sorpreso della recente tornata elettorale europea sono piuttosto le dimensioni del rafforzamento fatto registrare dalla Lega e del parallelo indebolimento del Movimento Cinque Stelle. I rapporti di forza tra i due partner che hanno dato vita al Governo “del cambiamento” sono stati infatti rovesciati in soli 11 mesi. Il partito di Matteo Salvini ha conquistato il 34% dei suffragi, mentre i pentastellati si sono fermati al 17: non se lo aspettava nessuno.

L’entità del successo del primo e della sconfitta riportata dai secondi è di per sé un fattore destabilizzante, poiché genera tensioni sulla leadership del Cinque Stelle responsabile del naufragio mentre alimenta gli appetiti leghisti.

Luigi Di Maio ha subìto contestazioni, circostanza che lo ha convinto a sottoporre il suo mandato di leader del Movimento ad una votazione elettronica sulla piattaforma Rousseau, peraltro superata con largo margine. Ma ci sono ulteriori fibrillazioni, anche perché la batosta è stata vista da alcuni esponenti grillini come un’opportunità per regolare dei conti in sospeso, vedasi l’attacco portato dal sottosegretario alla Difesa Angelo Tofalo al proprio ministro, Elisabetta Trenta.

Matteo Salvini, invece, ha messo sul piatto alcune pressanti esigenze programmatiche: dalla realizzazione della linea ad alta velocità Torino-Lione alla concessione della più ampia autonomia alle Regioni settentrionali che l’hanno richiesta due anni fa. È riuscito a gestire brillantemente anche l’imbarazzo creato dalla disavventura giudiziaria del viceministro dei trasporti Edoardo Rixi: un grande sostenitore dell’apertura alla Cina, che è stato condannato in primo grado dalla magistratura a tre anni e cinque mesi di reclusione per aver speso in modo inappropriato il denaro della Regione Liguria. Il leader della Lega ha inoltre evitato di rivendicare l’ampliamento della delegazione del proprio partito nel Governo.

Luigi Di Maio, Giuseppe Conte e Matteo Salvini
© AFP 2019 / Filippo Monteforte
Al di là delle schermaglie tipiche di questi momenti e delle turbolenze interne ai Cinque Stelle, l’impressione al momento in cui questo commento veniva scritto è la stessa della vigilia del voto. Si dovrebbe andare verso un aggiornamento del “contratto” che ha dato vita all’esecutivo il 31 maggio 2018: ovvero, verso una “verifica” sulla sostanza politica, con limitati ritocchi alla squadra di Governo, provvedendo alle nomine strettamente necessarie a coprire i buchi creati da dimissioni o sentenze. Da mesi manca ad esempio un Ministro per gli Affari Europei.

Apparentemente, Salvini non vuole la crisi e meno ancora pare desiderarla Di Maio. Anche il Presidente della Repubblica sembra favorevole alla conferma dell’attuale quadro politico, rimettendo casomai alle autorità comunitarie il compito di opporvisi.

All’occorrenza, tuttavia, Sergio Mattarella potrebbe anche esplorare la via di un’alternativa rappresentata da una maggioranza progressista, composta proprio dal Cinque Stelle, da un Pd il cui nuovo leader ha affermato che il nemico da battere è proprio Salvini, ai quali si aggiungerebbero alcune forze politiche minori, come Più Europa e i Popolari Altoatesini, e magari un po’ di transfughi “responsabili”. Non ne servirebbero neanche moltissimi e nel bacino di Forza Italia c’è tanta insofferenza cui attingere per questa bisogna.

Meno probabile pare invece il ricorso alle urne, che ora come ora consegnerebbe l’Italia ad una maggioranza radicalmente conservatrice e sovranista: un esito che è presumibile non entusiasmi il Quirinale.

Questa carta “progressista” di riserva - a disposizione di Di Maio - è oggettivamente un limite alle attuali aspirazioni della Lega. Ma Salvini è un negoziatore abile e spregiudicato, per cui è lecito attendersi una fase di tatticismi esasperati.

Guardare per credere: il canale YOUTUBE di Sputnik Italia

Sono in gioco posizioni importanti ed interessi delicatissimi, data la grande fluidità della politica italiana. Lega e Cinque Stelle sono in larga parte favorevoli a non divorziare, ma entrambi intendono rilanciare l’azione del Governo imponendole la propria agenda. Non solo per vincere e controllare Palazzo Chigi. Ma anche per non sparire alle prossime politiche. Vedremo presto chi ha più sangue freddo. 

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

Tags:
Germania, Francia, Europa, Matteo Salvini, Luigi Di Maio, governo, governo, Governo, Governo, governo, Italia
RegolamentoDiscussione
Commenta via FacebookCommenta via Sputnik