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22:35 20 Agosto 2019
Luigi Di Maio, Giuseppe Conte e Matteo Salvini

Terremoto politico in Italia

© AFP 2019 / Filippo Monteforte
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Giulietto Chiesa
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Sia l’esultante Matteo Salvini, sia il frastornato Luigi Di Maio, appena letti i risultati del voto europeo, hanno comunicato che il governo continuerà a lavorare. Il che è probabile. Ma non sarà come prima.

I numeri, e i toni, dicono chiaro che il governo giallo verde è diventato molto più verde che giallo, cioè che la prosecuzione del percorso non sarà più paritaria.

Insomma sarà un governo a guida Lega. E questo porrà altri problemi al Movimento 5 Stelle, oltre a quelli che il voto ha evidenziato con assoluta crudezza. Perché, come ha detto chiaramente Salvini, le priorità del governo, saranno dettate da lui, e saranno molto dure da digerire per il Movimento. Ne basti una: la TAV, ovvero la cosiddetta Alta Velocità in Val di Susa, tema su cui le posizioni della Lega sono diametralmente opposte. I 5 Stelle non vogliono fare il famoso traforo sotto il Monte Bianco. Salvini è di opinione opposta prima del 26 maggio e l’ha ribadito nei suoi primi discorsi dopo il voto.

Non cambierà di certo opinione. Il nuovo governatore leghista del Piemonte, che ha sconfito il DC Chiamparino, ha già annunciato la ripresa dei lavori. E allora che cosa potrà fare Di Maio? Cedere di nuovo? Oppure impuntarsi e andare allo scontro? Ma cedere significa perdere ogni credibilità residua presso gli elettori che gli hanno concesso uno striminzito 17% di voti. Andare allo scontro comporterebbe il rischio di una crisi di governo, che lascerebbe il Movimento all’opposizione, cioè senza potere, in condizioni minoritarie, in discesa.

Inoltre il risultato elettorale ha detto un’altra cosa molto importante, anzi decisiva: che non c’è alternativa alla destra. L’idea di una coalizione tra Partito democratico e 5 stelle, alternativa al governo giallo-verde — idea coltivata da molti settori del mainstream, a cominciare da Repubblica, che l’ha suggerita insistentemente nelle ultime settimane della campagna elettorale — è impraticabile. Non ci sono i numeri. Il PD ha frenato la sua rovinosa caduta, ma lo ha fatto a spese proprio dell’elettorato dei 5 Stelle. Dunque la somma dei loro voti, cui aggiungere quelli della Sinistra di Fratoianni, anch’essa sparita nella catastrofe, non sarebbe sufficiente per formare un altro governo. Bisognerebbe aggiungere le frattaglie di altri sconfitti, come il “Più Europa” di Emma Bonino. Ma nemmeno quello basterebbe a rovesciare la frittata.

E, anche in questo caso del tutto ipotetico, il prestigio “storico” del M5S, consistente nell’ergersi come forza moralizzatrice contro la politica corrotta (che lo portò l’anno scorso alle vette del 32% del corpo elettorale), ne sarebbe lesionato. Come potrebbe spiegare, Di Maio, ai suoi residui elettori, l’abbandono delle proprie bandiere per un abbraccio con quello che fu il suo nemico principale, il Partito Democratico? In conclusione i 5 Stelle non possono neanche fungere da ago della bilancia per una soluzione alternativa. Ma non potranno neppure fare gesti di rottura, aprendo la strada a una crisi dalla quale non potrebbero che risultare perdenti . Un bel guaio!

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Ma non è il solo. Luigi di Maio, in uno dei primi commenti, ha detto che il suo movimento è nato per affrontare “una lunga maratona e non una corsa di cento metri”. Non è una dichiarazione di resa, dunque. Resta da vedere se i suoi elettori residui sono disponibili a correre sulla distanza. Anche per il primo ministro Giuseppe Conte la corsa minaccia di diventare difficile. Fu presentato a Salvini quando la Lega, all’inizio della maratona, aveva il 17% dei voti e un gruppo parlamentare molto più esiguo di quello dei 5 Stelle. Ora il premier deve gestire una situazione da leader dimezzato. Il suo “decisionismo” nelle ultime settimane — segnatamente quello che lo portò a licenziare in tronco un sottosegretario leghista messo sotto inchiesta dalla magistratura — non è stato dimenticato. E, soprattutto, non sarà tollerato. Salvini ha assicurato che si andrà avanti come prima, ma c’è una cosa che non potrà essere “come prima”: i rapporti di forza.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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governo, governo, Governo, Governo, governo, Elezioni europee 2019, Luigi Di Maio, Matteo Salvini
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