23:16 17 Giugno 2019
La sede del parlamento europeo a Bruxelles

Tutti per uno, ma dopo il voto ognuno per sè

© Sputnik . Irina Kalashnikova
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Marina Tantushyan
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Per adesso sembrano tutti uniti e molto forti ma cosa succederà con l’alleanza sovranista tra i partiti populisti dopo il voto? Salvini e co riusciranno a diventare l’ago della bilancia nei nuovi rapporti di forza interni al Parlamento europeo e ad imporre un cambiamento di rotta all’Unione?

Si avvicina il 26 maggio, la data in cui gli italiani saranno chiamati a votare per il rinnovo del Parlamento europeo. Sabato scorso i leader sovranisti europei hanno partecipato alla manifestazione comune (“Salvini day”) per chiudere la loro campagna per le prossime europee, per presentare all’elettorato il loro programma politico e le alleanze con gli altri partiti europei. Sul palco, sotto una pioggerellina leggera, con Salvini, hanno preso la parola gli altri protagonisti della giornata, come George Meuthen, europarlamentare ed esponente di Alternative fur Deutschland, lo slovacco Boris Kollar, leader del partito sovranista Sme Rodina, Jaak Madison, vicepresidente del partito conservatore estone, Veselin Mareshki, vicepresidente del Parlamento bulgaro e Gerolf Annemans, europarlamentare e presidente del Menf e Marine Le Pen, capo di Rassemblement National.

Per adesso sembrano tutti uniti e molto forti ma cosa succederà con l’alleanza sovranista tra i partiti populisti dopo il voto? Salvini e co riusciranno a diventare l’ago della bilancia nei nuovi rapporti di forza interni al Parlamento europeo e ad imporre un cambiamento di rotta all’Unione? Sputnik-Italia ne ha parlato con Simen Ekern, il giornalista norvegese e l’autore del volume “Europei. La battaglia sul futuro dell’Europa”.

- Vorrei innanzitutto chiederti di fare punto sui termini. Sembra che nel linguaggio politico corrente nazionalismo e sovranismo siano diventati sinonimi. Potresti brevemente spiegare la differenza? Qual è la tua definizione del sovranismo e a che cosa è dovuta la sua nascita?

- A mio avviso, il sovranismo, nonostante le sue origini francese, esiste come termine solo in Italia. In Francia, per esempio, Marine Le Pen parla molto di più del patriottismo, che è in realtà è un sinonimo gentile del nazionalismo. In Italia “sovranismo” funziona bene per Matteo Salvini e per il suo rinnovato partito, perché per lui il “nazionalismo” è una parola problematica per via del passato di Lega. La vecchia Lega Nord era ovviamente contraria al nazionalismo, era un partito di regionalisti per i quali la nazione non esisteva. Invece “sovranismo” è un termine molto più flessibile che ha le connotazioni che vanno bene con il progetto di Salvini e al tempo stesso non contradicono a quello vecchio. Per Salvini, che ha ridefinito il partito in termini “lepenisti” (adottando il nazionalismo di Marine Le Pen) è sicuramente meglio parlare di sovranismo perché questa parola può essere usata anche per un patriottismo locale e quindi funziona benissimo che per quelli che rimangono nell’ottica di indipendenza del Nord Italia. Secondo Matteo Salvini, “sovranismo” vuol dire essere indipendente da qualsiasi ente esterno: dall’istituto come l’Unione Europea all’immigrato che entra nel territorio italiano. 

- I sovranisti europei sono stati particolarmente attivi durante questa campagna elettorale. Il suo culmine è sicuramente stato la manifestazione “Salvini-day” che si è tenuta sabato scorso a Milano. A tuo avviso, è stata convincente la parata dell’Internazionale sovranista? Quale messaggio volevano trasmettere Salvini e co?

- Il messaggio è rimasto in realtà quello che hanno già provato di tramettere durante la riunione di Koblenz in Germania due anni fa, quando è nato un Internazionale dei sovranisti europei. Loro sottolineano che rappresentano una onda che non si può fermare, una forza che più o meno uguale in tutti paesi europei, una forza politica composta dai grandi partiti che sta cambiando l’Europa. Secondo me, la cosiddetta “Salvini-day” ha funzionato dal punto di vista dell’immagine, era impressionate vedere insieme in una location 11 partiti sovranisti. Questo fatto e` difficile negare. Però sulla loro manifestazione hanno sicuramente inciso in modo negativo le dimissioni del vice cancelliere austriaco Strache che non è un politico qualsiasi, è un volto molto importante per il movimento sovranista, e soprattutto per Le Pen e per Salvini. L’Austria era un ottimo modello di convivenza tra la politica tradizionale e quella di estrema destra, populista-sovranista. Adesso, quando questo esperimento è fallito, movimento sovranista si sentirà in difficoltà perché anche loro volevano entrare in parlamento europeo e provare a collaborare con i partiti di destra tradizionale.

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- Durante il comizio Salvini ha chiesto alla "sua" piazza di far diventare la Lega "da primo partito italiano a primo partito europeo". Ti sembra un obiettivo raggiungibile?

- La posizione di Salvini dentro questo movimento è chiaramente molto forte, non solo perché lui fa parte dell’attuale governo italiano ma perché i suoi numeri sono comunque abbastanza buoni, anche se negli ultimi sondaggi la Lega ha perso un po’ la sua solita fortuna. In questo momento Salvini dovrà sicuramente rafforzare la sua immagine di un uomo forte in Italia e diventare un uomo forte anche in Europa. Però io ho sempre pensato che per lui la conquista dell’Europa non conta molto. Credo che Salvini sia interessato in Europa solo per diventare più forte in Italia. Dopo le elezioni, il vicepremier vorrebbe tornare per diventare il primo ministro italiano. Questo, a mio avviso, è il suo goal più importante, l’Europa per Salvini è solo un mezzo.

- Per adesso i sovranisti sembrano forti e uniti - Matteo Salvini, insieme ai rappresentanti degli 11 partiti punta a costituire un unico gruppo al Parlamento europeo dopo le elezioni del 26 maggio. Quali sono le tue previsioni per il dopo voto, quando arriverà il momento di dividere i seggi? I sovranisti riscurano a convivere in un singolo gruppo dell'Europarlamento? Quali sono le differenze che potrebbero scuotere l'equilibrio?

- La storia dimostra che la loro “convivenza pacifica” può diventare difficile anche perché dentro questo movimento sovranista ci sono i tedeschi di Alternative fur Deutschland che non condividono le posizioni di Salvini sull’economia italiana, lo stesso vale per l’olandese Wilders. È difficile immaginare anche che loro potranno superare oppure ignorare, quando uno comincia veramente a lavorare al parlamento, le differenze che esistono tra i paesi del sud, del nord e dell’est d’Europa. Però quello che loro possono forse fare è riunirsi per fermare i progetti paneuropei che per esempio puntano sul federalismo. Se i sovranisti riescono a far entrare anche Viktor Orban o lavorare con i polacchi, potrebbero diventare una forza capace di fermare un lavoro più che creare qualcosa di loro.

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- Forse non è a caso uno dei principali cambiamenti durante la campagna è stato il progressivo abbandono, da parte dei partiti sovranisti, del proposito di uscire dall’Europa e dall’Euro. E come l’alternativa hanno proposto di creare “una nuova Europa” oppure “Europa del buonsenso. Cosa vuol dire?

- La loro scelta è tattica più che ideologica. In realtà i sovranisti non hanno cambiato la loro opinione sull’Europa. Semplicemente vedono che dopo il Brexit, dopo la campagna elettorale di Marine Le Pen contro Macron non funziona molto bene dire agli elettori che “noi vogliamo uscire dall’euro”. Anche se loro dicono che non hanno intenzione di uscire dall’euro e dall’Europa, in realtà vogliono stare dentro per distruggere l’Europa. Frenare la realizzazione di alcuni progetti, vuol dire nel lungo tempo di far funzionarli così male che non serviranno più a nessuno.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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