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05:14 26 Agosto 2019
Il sobborgo di Damasco Douma visto dopo essere stato liberato dai militanti.

Siria: i ribelli dietro l’attacco chimico di Douma

© Sputnik . Mikhail Voskresenskiy
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Gian Micalessin
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Un documento insabbiato dall’Opcw, l’organizzazione incaricata d’indagare sull’episodio che nel marzo 2018 spinse Usa, Gb e Francia a bombardare la Siria, scagiona Damasco e accusa i militanti jihadisti.

Ci è voluto più di un anno, ma la verità sta saltando fuori. A Douma, in Siria, nella primavera del 2018 non c’è stato alcun attacco chimico. E se c’è stato non porta la firma del regime di Bashar Assad, ma delle forze ribelli interessate ad innescare la rappresaglia di Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia che il 14 aprile 2018 colpirono la Siria con bombe e missili. Le prove della messa in scena sono contenute in una parte, rimasta fin qui rigorosamente riservata, del rapporto dell’Opcw (Organisation for Prohibition of Chemical Weapons) l’organizzazione internazionale incaricata di far luce sui fatti di Douma. Il documento è stato ottenuto e pubblicato in rete dal “Working Group on Syria, Propaganda and Media (WGSPM Gruppo di Lavoro sulla Syria Propaganda e Media)”, un’associazione di scienziati, accademici e giornalisti impegnati ad analizzare e rendicontare le false notizie provenienti dal teatro siriano. La ricerca fin qui “oscurata” è firmata da Ian Henderson, uno dei più autorevoli tecnici dell’Opcw il cui nome compare ricorrentemente nei testi dell’organizzazione sin dal 1998. Nel documento Henderson si sofferma sull’analisi dei cosiddetti siti 2 e 4, ovvero i due scenari su cui si è concentrata l’indagine dei tecnici dell’Opcw chiamati a indagare sul presunto attacco chimico messo a segno dall’aviazione di Damasco. Dall’analisi di quei due siti parte anche il rapporto finale emesso dall’Opcw il primo marzo 2019 arrivando però a conclusioni diametralmente opposte. In quel rapporto finale l’Opcw, pur escludendo l’utilizzo di gas nervini e agenti, accusava implicitamente il regime di Damasco di aver utilizzato i propri elicotteri per mettere a segno un attacco con l’utilizzo di cloro. Il documento firmato da Henderson propende per una tesi diametralmente opposta delineando i contorni di una sceneggiata organizzata per dimostrare un attacco chimico mai avvenuto.

Ma partiamo dai due luoghi al centro dell’inchiesta condotta a Douma dall’Opcw. Il sito 2 è quello, spiega Henderson “dove è stata osservata la presenza di un cilindro di gas industriale sulla terrazza dell’ultimo piano di un condominio non lontano da uno squarcio apertosi nel tetto sopra la stanza”. Nel sito 4 viene invece osservata “la presenza di un cilindro simile sul letto di un appartamento all’ultimo piano e una breccia nel tetto sopra la stanza”. Dopo una serie di studi sulla dinamica dell’impatto dei due cilindri e sulle conseguenze di queste Henderson conclude che “dimensioni, caratteristiche e aspetto dei cilindri sono inconsistenti con quanto ci si sarebbe attesi nel caso uno o l’altro dei due fossero stati lanciati da un velivolo”. Insomma gli aerei o gli elicotteri siriani fin qui considerati responsabili dell’attacco non c’entrano nulla con quei due contenitori.

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E allora com’è arrivato fin lì il gas al cloro responsabile della morte delle 32 persone i cui cadaveri, stando alle fotografie diffuse dai ribelli, si trovavano dentro e attorno ai due condomini? “In conclusione l’osservazione dei due siti assieme alle successive analisi suggeriscono che con grande probabilità entrambi i cilindri in entrambe le situazioni - spiega Henderson a pagina 8 del suo rapporto - sono stati piazzati manualmente anziché venir lanciati da un velivolo”.

Ma al momento dell’attacco entrambi i siti erano sotto il controllo del gruppo jihadista Jaysh al Islam e dunque possono esser stati soltanto i militanti di quella formazione a posizionarli nei due appartamenti epicentro della presunta diffusione dei fumi di cloro. Ma questa conclusione apre la strada ad uno scenario ancor più devastante.

Se l’attacco risulta inscenato allora anche le sue 32 vittime sono state uccise non dal regime siriano, ma da chi aveva bisogno di 32 cadaveri per comprovare quella falsa verità. Uno scenario devastante per Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia che risulterebbero, di fatto, alleati e conniventi con i ribelli sospettati di aver fatto strage di civili innocenti per avvalorare un finto attacco chimico. E questo ben spiegherebbe perché il rapporto di Ian Henderson è stato accantonato e archiviato. L’Opcw richiesta dal confermare o meno l’autenticità del dossier Henderson non ne smentisce la genuinità, ma si limita a precisare di star “conducendo un indagine interna riguardo la diffusione non autorizzata del documento in questione”.

Come dire “è tutto vero, ma non ci spieghiamo come sia potuto uscire dagli archivi in cui l’avevamo sepolto”.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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