06:43 18 Giugno 2019

NATIONAL CHIC: il sovranismo che passa il convento

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Alessio Trovato
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Sì certo, meglio che niente, ma il sovranismo vero è un’altra cosa.

Rosario e Vangelo alla mano, invocazione al cuore di Maria, promessa di tenere i porti chiusi e di farsi valere a Bruxelles. Poi i porti te li riaprono lo stesso mentre sei un attimo da Giletti, l’ONU condanna l’Italia perchè valuta il decreto sicurezza contrario ai diritti umani, l’amico Trump detta le sanzioni all’Iran e tu gli vai dietro perchè l’altro amico, Bibi Netanyahu, ha detto che l’Iran è cattivo cattivo e Bibi invece è quello buono.

Le sanzioni alla Russia no, però sai com’è, ci sono e mi sa che ci restano, Maduro è un dittatore e Guaidò invece è democratico perchè lo hanno detto quelli a Washington e mio cugggino che è venezuelano, Assad poi se ne deve andare anche se a Duma il gas non c’era ma tanto mica lo hanno scritto sui giornali. E via discorrendo. In compenso abbiamo scoperto che la tisana medicamentale all’estratto di cannabidiolo è uguale al crack perchè non esistono sostanze leggere, “le droghe sono tutte uguali” (citato letterale dall’intervista alla Gruber a La 7). Cioè sovranisti sì, per carità, però mai una parolina sulla NATO, contro le basi americane sul territorio nostro con tanto di testate nuclerari, niente da ridire sulla nostra totale mancanza di sovranità in politica internazionale, anzi, appiattimento come al solito alle linee guida dei capi e tanta retorica su quello che si intende per autonomia decisionale quando l’autorità a casa nostra non ce la facciamo ad imporla neppure alle ONG straniere.

Insomma vent’anni fa ci svegliammo una mattina con una gran voglia di Stato sociale e diritti e ci diedero ‘radical chic’ e PD, oggi ci viene improvvisamente un certo languorino di sovranità nazionale e ci danno ‘national chic’ e Steve Bannon. Tra vent’anni la parola sovranismo sarà talmente abusata e sfruttata da essere stata completamente svuotata da ogni significato reale come sono riusciti a svuotare l’idea di Stato sociale, sinistra e pure democrazia, a forza di bombardamenti ‘intelligenti’ e ‘democratici’ in giro per il mondo. Volevamo più società civile, ci hanno dato neoliberismo e globalismo, vogliamo più identità e autonomia, ci danno Salvini, la Meloni e il guru di Trump che viene dall’America. Per carità, questo è quello che passa il convento al momento, almeno la parola ‘sovranità’ la pronunciano. Alla fine riusciranno anche a chiuderli sul serio i porti, Ue, ONU e forse pure la Santa Sede, finiranno per accettarlo come un diritto acquisito, come per tutti gli altri Paesi del mondo i quali la sovranità già ce l’hanno. Il problema è che lo considereremo un grande successo e ci accontenteremo di quello. Hanno già calcolato tutto i ‘guardiani dei ponti’ che sono venuti ad istruirci da oltre oceano, altro che ingerenze russe.

Le basi americane resteranno, continueremo a fare le esercitazioni in Norvegia e nei Paesi Baltici contro l’orso russo, quando ci sarà da fare le sanzioni a qualcuno le faremo perchè ‘vuolsi così cola’, faremo sempre buoni affari con gli amici degli amici e andremo a braccetto con tutti quelli che ci svendono le risorse a prezzi di comodo, quale che ne sia il regime. A tutti quelli invece che per ‘aiutarsi da soli a casa loro’ le risorse proveranno a nazionalizzarle, quelli sì atti di vera sovranità al popolo e autodeterminazione, daremo contro digrignando e abbaiandogli frasi sconnesse tipo "dittatore rosso" aizzati dai padroni come mastini di Baskerville. Saremo da una parte sovranisti da prima linea, a chiacchiere, dall’altra continueremo a fare i globalisti sorseggiando lo stesso cocktail al tamarindo di sempre. 20 anni di radical chic, adesso 20 di national chic. Tristezza.

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