08:40 19 Giugno 2019
‘Frankenstein Junior’ - 1974

Sesso e Scienza: quando il laboratorio si fa ‘HOT’

© Foto : Screenshot da ‘Frankenstein Junior’ - 1974
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Alessio Trovato
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Lo scienziato occhialuto, ricurvo al microscopio, segregato in laboratorio e tutto preso solo dai suoi studi, è uno stereotipo da superare. In questo articolo vi dimostreremo che molti dei più grandi scienziati della Storia furono dei grandi amanti della natura e grandi sperimentatori sì... ma in tutti in sensi.

“Physics is like sex. Sure, it may give some practical results, but that’s not why we do it”.
(La fisica è come il sesso. Certo, può avere qualche conseguenza concreta, ma non è per quello che la facciamo).

Richard Feynman
Briola Giancarlo CC3.0
Richard Feynman

Richard Feynman

Diceva così Richard Feynman premio Nobel per la fisica nel 1965, l’ideatore della teoria dell’elettrodinamica quantistica e di fatto il padre delle moderne nanotecnologie. Ecco, lui era proprio il tipo che gli stereotipi se li mangiava a colazione. Faccia da viveur, abbigliamento casual, battuta sempre pronta ma, sopratutto, passione per scassinare le casseforti (per hobby), suonare i bongos nei night e disegnare ballerine nude. Il classico Nobel per la fisica alla lavagna – equazioni, integrali, quanti e infinitesimali – tutto quello che proprio non ti aspetti nella vita privata – marijuana (diceva per studiare gli stati allucinatori), donne, topless bar, un anno sabbatico guardacaso a Rio de Janeiro nel ’51-’52 perchè aveva bisogno di ‘staccare’ dalla routine e infine il ‘Quantum’, il Dodge Maxivan personalizzato con i sui diagrammi con il quale si mise a scarrozzare per le grandi praterie in vacanza con la famiglia dalla metà degli anni ’70 in poi. Dopo questo dite ancora che la vita dello scienziato vi sembra così monotona e prevedibile?

Marie Curie
Public domain
Marie Curie

Marie Curie

Maria Salomea Skłodowska, meglio nota come Marie Curie dopo il matrimonio con il fisico e matematico francese Pierre Curie. Mente di estremo talento, dalle straordinarie capacità di concentrazione e memoria, fu la prima donna a vincere un Nobel e la prima persona in assoluto a vincerne due – fisica nel 1903 insieme al marito per le ricerche sui fenomeni radioattivi, chimica nel 1911 per la scoperta del radio, polonio e il comportamento degli elementi radioattivi. Donna integerrima, moglie devota e due figlie (primogenita a sua volta premio Nobel per la chimica insieme al marito nel 1935). Poi però nel 1906 succede una disgrazia, Pierre viene investito da una carrozza e muore. Nel 1910 Marie, 43 anni all’epoca, fa quello che avrebbe fatto qualsiasi donna moderna oggi al suo posto - si innamora di un collega, un certo Lengevin. Solo che questo Lengevin era cinque anni più giovane, era stato suo allievo, sposato ed aveva quattro figli. Potete immaginare lo scandalo quando venne a saperlo la stampa di quegli anni in cui la donna, sopratutto se scienziata, si presumeva dovesse avere nelle vene formaldeide da laboratorio al posto del sangue.

Antoine-Laurent de Lavoisier e Marie-Anne Pierret Paulze
Dipinto di Jacques Louis David (public domain)
Antoine-Laurent de Lavoisier e Marie-Anne Pierret Paulze

Antoine-Laurent de Lavoisier e gentile Signora, Madame Marie-Anne Pierret Paulze

Antoine era un nobile francese che di professione ufficialmente faceva l’esattore ma che impegnava tutto il suo tempo libero negli studi di chimica, biologia e filosofia. É famoso per aver scoperto la legge di conservazione della massa, un momento decisivo nella storia della chimica. Legge di Lavoisier: “In una reazione chimica la massa complessiva dei reagenti è uguale alla massa complessiva dei prodotti”. In pratica nulla si crea e nulla si distrugge, soltanto si trasforma. Intuitivamente ci era arrivato anche Mikhail Lomonosov diversi decenni prima in Russia a questa conclusione ma Lavoisier fu il primo a riuscire a dimostrare questa verità realizzando esperimenti di laboratorio precisissimi e con tecnologia all’avanguardia per l’epoca. Pochi però sanno che in quel laboratorio privato in cui passava ogni momento libero ebbe sempre a suo fianco la moglie Marie-Anne, che si era sposato quando questa aveva appena quattordici anni e lui il doppio. Mentre però i giovani coniugi Lavoisier facevano i loro tanti ‘esperimenti’ in laboratorio, fuori la rivoluzione francese faceva il suo corso e nel 1794 Antoine venne arrestato come i tutti gli ex esattori (fermier) dello Stato e poi ghigliottinato. Marie-Anne, oramai quarant’enne ma ancora attraente e, sopratutto, in possesso del patrimonio sia economico che culturale ereditato dal marito scomparso, ebbe molti corteggiatori ma solo Benjamin Thompson, a sua volta scienziato, le ricordò evidentemente Antoine. Fu con questi che si risposò nel 1805. Già un anno dopo però nelle corrispondenze private con la figlia avuta dal primo matrimonio, lo scienziato americano chiamava la moglie ‘female dragon’. Marie-Anne par altro non rinunciò mai al cognome del primo marito e continuò sempre a farsi chiamare madame Lavoisier. La ‘magia di laboratorio’ non si era ripetuta.

Émilie du Châtelet
dipinto d'epoca (public domain)
Émilie du Châtelet

Émilie du Châtelet

Altra donna straordinaria. Una delle più grandi menti del XVIII secolo, matematica, fisica e letterata francese morì giovanissima prima della rivoluzione. Spiegò e tradusse le più complicate teorie di Leibniz e Newton arrivando persino a confutare una parte del pensiero del grande scienziato inglese. Per Newton l’energia veniva stimata semplicemente per la massa tempo e velocità, la Châtelet invece arrivò a sospettare che ci potesse essere anche dell’altro, una specie di forza interiore che al tempo veniva chiamata ‘Vis Viva’ – forza vivente. Con degli esperimenti dimostrò che facendo cadere una sfera metallica su di un preparato di argilla, l’impatto risultava più che proporzionale all’altezza dal quale veniva fatta cadere. Raddoppiando l’altezza la forza di impatto non duplicava ma diventava al quadrato. E’ da lì che deriva il quadrato che appare nella formula di Einstein dell’energia ed è da lì che oggi sappiamo che se vai a 100 all’ora lo spazio che devi tenere di frenata non è il doppio rispetto a quando vai a 50 ma il quadruplo. Ebbene, genio nelle scienze, sregolatezza nella vita privata: Émilie, figlia di un nobile ricchissimo, si sposò per convenienza con un generale dell’esercito cui diede tre figli. Il marito sempre impegnato in missione la lasciava costantemente sola e lei, ricca, brillante, bella, intelligentissima e attivissima, approfittava di tutti quei privilegi e della compiacenza del marito per circondarsi dei migliori intellettuali alla sua piccola corte con i quali non sempre si limitava ad intrattenere relazioni puramente culturali. Nei sui laboratori privati si diceva all’epoca, e pare proprio non fosse solo una chiacchiera, se ne vedevano veramente delle belle. Morì a 43 anni nel tentativo di dare alla luce il quarto figlio che sarebbe stato frutto probabilmente della relazione con un poeta di dieci anni più giovane. Tra i suoi amanti il più famoso e appassionato fu Voltaire che alla morte di lei scrisse “Je n'ai pas perdu une maîtresse mais la moitié de moi-même. Un esprit pour lequel le mien semblait avoir été fait”. Émilie du Châtelet – la Vis Viva!

Leonardo Da Vinci

Figlio primogenito ma illegittimo avuto dal notaio Piero Da Vinci con una donna di estrazione sociale modesta, Leonardo ebbe successivamente una dozzina di fratellastri da quel padre che si rivelò una specie di satiro e che lo scaricò di fatto alla bottega del Verrocchio appena in età. Un’eredità sentimentale di partenza quindi non semplice da gestire. Sappiamo poco della sessualità del Maestro, non si è mai sposato ed ha avuto una denuncia anonima per sodomia nel 1476 a Firenze per aver partecipato, si dice, ad un festino un po’ particolare. Null’altro. Però sappiamo che ‘la Gioconda’ assomiglia incredibilmente ad Isabella di Aragona con la quale studiosi come la tedesca Maike Vogt-Lüerssen hanno scritto interi libri sulle relazioni che questa intrattenesse con il Maestro. Ad ogni modo, quale che fosse la natura della sua sessualità, è sicuro che ne avesse – Leonardo, sopratutto alla corte del Moro a Milano, era considerato un gran viveur e straordinario animatore. Organizzava spettacoli teatrali, suonava la lira e cantava canzoni da egli stesso composte, intratteneva, inventava e raccontava barzellette sconce, creava indovinelli. Le feste non decollavano senza di lui. L’immagine dell’artista scienziato solitario e incompreso non era proprio la sua. Anche dal punto di vista scientifico Leonardo compì studi proprio sul sesso con descrizioni e disegni antomici e appunti anche scritti nei suoi codici, come quello in cui si legge: “...se il coito si farà con grande amore e gran desiderio delle parti allora il figliolo sia di grande intelletto e spirituoso e vivacie e amorevole”. Magari non è  vero, la classica situazione in cui il Maestro andava un po’ troppo ad intuito, bello però pensarlo.

Albert Einstein
© Foto : Orren Jack Turner (public domain)
Albert Einstein

Albert Einstein

Avevamo l’immagine di quest’ometto brizzolato e spettinato tutto intento sui suoi quaderni di matematica a cercare il modo di curvare lo spazio tempo per scappare via da quell’ufficio brevetti in cui lo avevano cacciato. Invece alla pubblicazione delle millequattrocento lettere private permessa dalla figlia Margot nel 2006 a vent’anni dalla morte, scopriamo che era un terribile libertino e, in certi periodi della sua vita, quasi sessuomane. Intanto si era sposato con l’unica ragazza dell’università iscritta come lui alla facoltà di fisica. Già da questo si deduce che non era un maschio alfa solo alla lavagna. Poi dobbiamo dire anche che, se è vero che nel suo periodo da genio incompreso all’ufficio brevetti la sua attività fisica – inteso non come ‘fisica’ la scienza – fu tutto sommato modesta e commisurata al grado di successo nella vita in generale, all’arrivo della fama, quattrini, premi, onori e glorie, si scatenò anche la ‘bestia’ che covava in lui. Il Dr Jekyll lasciò definitivamente il posto a Mr Hyde. Non gli bastò separarsi dalla moglie e sposare la cugina Elsa, donna semplice e permissiva, iniziò ad inanellare una serie di relazioni extraconiugali una dietro l’altra – Marie, Estella, Ethel, Toni, Margarita e altre due di cui si conoscono solo le iniziali da quanto si apprende dalle lettere. Poi ci sono le avventure con le donne che non sono state degne di ricevere neppure corrispondenza, e quelle come fai a calcolarle? Lo stesso Albert in una di queste lettere a Marie Winteler ammette che per lui anche la fedeltà è diciamo, un concetto ‘relativo’: “sono un traditore incorreggibile” scrisse egli stesso nero su bianco. Insomma per farla breve avete capito... ad Albert gli piaceva molto la fisica.

Statua di Giordano Bruno in Campo de'Fiori
© Foto : Livioandronico2013 (CC4.0)
Statua di Giordano Bruno in Campo de'Fiori

Giordano Bruno

Giordano Bruno in realtà era un frate domenicano prima di tutto e questo dovrebbe essere già sufficiente ad escluderlo sia dal discorso scienze che da quello sesso, i due temi di questa breve ed incompleta trattazione. In realtà Bruno c’entra eccome in entrambi i casi. C’entra con le scienze perchè la sua filosofia era tutta incentrata sul tentativo di capire la profonda intimità della natura delle cose e rivolta al concetto di infinito. Bruno non utilizzava il metodo scientifico, pur essendo un coevo di Galileo, ma non per questo non lo possiamo considerare anche scienziato oltre che filosofo -  egli cercava di arrivare a capire con l’intuito cose che comunque il metodo scientifico ancora oggi non ce la fa a cogliere. Oggi la scienza è concentrata nello studio dell’infinitamente piccolo – quark, fotoni, bosoni – oppure dell’infinitamente grande – i confini dell’Universo, il Big Bang, l’antimateria. Giordano Bruno aveva in mente questo ma sapeva che né l’infinitamente grande, né l’infinitamente piccolo, potevano essere studiati da un essere così infinitamente medio, l’uomo. Egli quindi parlava di universo infinito, Dio infinito, mondi infiniti e amore infinito partendo dal presupposto che, proprio perchè infinito, né scienza né religione, sarebbero state comunque in grado di coglierle. L’infinito andava affrontato con l’unica percezione anch’essa infinita concessa all’essere umano – l’amore. Per amore Bruno intende proprio l’amore che è unione di sentimento e sesso. Dio, che è in tutte le cose, può essere percepito attraverso questo strumento magico donato all’uomo da Dio stesso, l’erotismo. Non sappiamo se nella vita privata Bruno applicasse questa intuizione o la sublimasse soltanto, sappiamo però una cosa importante oggi. Sappiamo che l’idea di Bruno per quanto bizzarra, oggi trova una sponda nella teoria più accreditata sulle origini dell’Universo, quella del Big Bang. Cos’è il Big Bang se non la metafora fisica di un’enorme orgasmo divino? La materia, il maschio, sparge il suo seme nello spazio, la femmina, e nasce la vita. Sesso, panteismo e rock&roll, non è meraviglioso? Infatti la chiesa cattolica andò ad estradarlo fino a Venezia per andarselo a prendere, processare, torturare e bruciare vivo al rogo a Campo de’ Fiori. Perchè con Galileo si accontentarono di una semplice abiura? Perchè in fondo cambia poco chi ci sia al centro dell’Universo, se la Terra, il Sole o se l’Universo non ce lo abbia affatto un centro, ma vuoi mettere l’idea che uomo e donna abbiano già da sé tutto il necessario per comunicare con Dio? E a che servono i preti allora? Se la gente scopre che tutto ciò di cui ha bisogno ce lo ha già, a che servono ideologie, fedi, leader, capi, padroni, accumulazioni di capitale? Infatti nonostante il sacrificio, ancora oggi le teorie di Bruno non le insegnano mica a scuola. C’è un motivo.

Comunque questa modesta ed incompleta trattazione serviva più che altro da intrattenimento, parafrasando Feynman... magari una utilità pratica che l’avrà anche, ma non è per queste che scriviamo. La morale è una sola – fate le scienze, viva la fisica!

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