23:51 20 Giugno 2019
Roma

La grande bruttezza: è possibile salvare Roma dal degrado?

© Sputnik . Alexander Vilf
Opinioni
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Marina Tantushyan
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Negli ultimi mesi la situazione a Roma è diventata quasi intollerabile e sta velocemente andando fuori controllo. I problemi nascono come funghi dopo la pioggia. Al mancato smaltimento dei rifiuti e ai topi che invadono la capitale si aggiungono i problemi del degrado urbano, dei principali stazioni chiusi della metro A e delle strade sporche e devastate dalle buche.

I guai di Roma non si contano, le foto dei disastri rimbalzano sui social e fanno il giro del mondo soprattutto grazie ai giornali stranieri.

Siamo di fronte a un punto di non ritorno o si può ancora salvare la città, che fino ad oggi era considerata il simbolo di bellezza, storia, cultura e arte? Per parlarne Sputnik Italia ha raggiunto Emma Amiconi, la portavoce dell’Associazione “Tutti per Roma. Roma per tutti” che lo scorso 27 ottobre ha organizzato una grande manifestazione #Romadicebasta.

– Emma, potrebbe raccontare come è nato il vostro gruppo? Perché vi autodefinite “cattive ragazze”? E quale sarebbe la vostra missione? 

– Il nostro gruppo è nato l'altr'anno attraverso un gruppo su Facebook con l’obiettivo di attirare attenzione di tutti non solo sul degrado e sui problemi di Roma ma anche sul fatto che moltissimi di noi si sentono in grado di poter fare qualche cosa per la nostra città. Il gruppo FB ha raggiunto immediatamente un numero molto alto di iscritti e quindi si è avviato un dibattito, un confronto e gli scambi di notizie, di commenti e di informazioni.

In realtà noi non ci siamo mai autodefinite “cattive ragazze”. È stata una giornalista che ha utilizzato questo termine che è probabilmente dovuto al fatto che nei primi mesi tutta questa iniziativa è stata condotta da un gruppo di donne di cui faccio parte anch’io. Però in realtà ultimamente ci stiamo aprendo al contributo, alla collaborazione di tantissime persone e la nostra iniziativa si è notevolmente allargata. L’epoca delle “cattive ragazze” si sta trasformando in un gruppo più vasto fatto di donne e di uomini. E questo sicuramente è un segnale di crescita. 

– Quali sono, secondo voi, i punti più dolorosi di Roma?

– Il nostro sit-in davanti al Campidoglio del 27 ottobre 2018 ha avuto un grande successo. Secondo i calcoli, sono venute 10-12 mila persone. La nostra manifestazione ha avuto anche una grande eco mediatica, la notizia è andata in tutti continenti. Dopodiché ci siamo messi a lavorare per cominciare a tematizzare e ad approfondire alcuni temi. Abbiamo cominciato a fare iniziative sulla questione dei rifiuti, che è una delle più sentite in città, sulla questione del verde, la gestione dei parchi pubblici e della vegetazione. Abbiamo fatto molti incontri e riunioni anche con gli esperti, finché negli ultimi mesi ci siamo resi conto che questa giunta probabilmente andrà avanti fino alla fine del mandato, quindi ancora per due anni circa. Il punto è che quest’amministrazione non solo non ha risolto nessun problema (alcuni problemi sono stati ereditati dalle giunte precidenti), però non fa niente o fa delle cose sbagliate e accresce i problemi. Ci sembra che ci rispiri un’area sempre più brutta, anche perché quando ci saranno le future elezioni di Roma, il tema del degrado sarà certamente strumentalizzato da parte della destra e da parte della Lega che al nostro avviso non hanno a cuore il destino della città, ma vogliono soltanto approfittare di questa difficoltà di 5 Stelle per potersi inserire nel dibattito.

– Il vostro gruppo sta diventando un Movimento vero e proprio, forse anche voi pensate di “inserirsi nel dibattito”. Avete ambizione di candidarvi alle prossime elezioni amministrative?

Virginia Raggi, sindaco di Roma
© REUTERS / Remo Casilli

– Noi pensiamo che quello che facciamo sia già fare politica. Perché il senso più bello di fare politica è occuparsi del benessere della città attraverso della costruzione di programmi, di raccolta di idee, di avvicinamento del singolo cittadino alla democrazia, alla possibilità di fare qualche cosa in nome dell’interesse generale e del bene collettivo. Quindi noi riteniamo già di essere molto impegnati tutti politicamente, che poi questo significhi un impegno diretto di qualcuno di noi al livello di candidatura, mi sembra molto presto per dirlo. Non lo sappiamo ancora. In questo momento non stiamo cercando di capire quali sono le forze positive che si vogliono mobilitare per la città. Importante fare una squadra esperta, numerosa composta dagli amministratori ai dirigenti, dai giornalisti ai tecnici, perché la città è veramente abbandonata. E dato che noi sappiamo che queste energie ci sono, il nostro primo scopo in questo momento è di farle venire allo scoperto e di ragionare insieme se si possa costruire un’alleanza o un fronte. Se poi qualcuno di noi singolarmente si è candidato è l’ultimo dei problemi. L’importante che si costruisca una rappresentanza politica civica ed esperta e in grado di dare un’alternativa quando sarà il momento.

– Chi, a Suo avviso, dovrebbe prendere la responsabilità per il degrado e l'impoverimento culturale ed economico che sta ultimamente soffocando la “città eterna”? È tutta colpa della cattiva ammirazione o ci sono altri fattori che giocano contro la capitale italiana intitolata dai molti giornali “decaput mundi”? Per esempio, Massimiliano Tonelli, fondatore del blog “Roma fa schifo” denuncia l’indifferenza dei romani nei confronti della loro città…

– L’amore per Roma è fortissimo e tantissime persone di varie estrazioni che fanno lavori diversi e che abitano in diversi parti della città ci tengono e sono disponibili a mobilitarsi per aiutare Roma ad uscire da questa situazione di stallo e di degrado.

– Uno dei problemi più gravi che preoccupa molto non solo i romani ma anche i turisti è il collasso del trasporto. La metro A è quasi bloccata, gli scioperi sono oramai diventati ingestibili e poi ci sono anche i bus che vanno a fuoco troppo spesso. E perché, a Suo avviso, nonostante tutti questi disservizi, il referendum Atac del 11 novembre 2018 promosso dai radicali sulla messa a gara del servizio pubblico è fallito?

– Il problema dei trasporti è sentissimo da tutti. Li sicuramente c’è una incapacità politica da parte della giunta di gestire un problema che sta senz’altro in Atac e nelle ditte di fornitura e di manutenzione di ricambi. C’è qualcosa che non torna perché il tempo è passato ed è assolutamente inconcepibile rispetto alla relativa gravita per danno. Peraltro sembra che le scale mobili siano state rimessi a posto però non si riesce a capire quale sia il vero problema. Per quando invece riguarda il referendum, penso che forse è stato molto boicottato (nel senso della circolazione dell’informazione) e forse, come tutti referendum ha il limite di essere un po’ difficile nella sua spiegazione (molto spesso il testo referendario è molto difficile comprendere per il cittadino comune), forse perché anche il referendum non è lo strumento più adatto per raccogliere questo enorme malcontento e trasformarlo in una spinta positiva. Inoltre, era un referendum consultivo e quindi non era una decisione, era solo una opinione. Penso che molte persone hanno ritenuto che fosse perfettamente inutile. Purtroppo…  

– Navigando tra i rifiuti, le buche, i rami e le stazioni metrò chiuse, gli sciami di migranti e mendicanti ovunque, il caos e i disservizi vale ancora la pena continuare a vivere a Roma? Siamo di fronte a un punto di non ritorno e si può ancora rilanciare questa città e ridare alla capitale il posto che merita?

– Noi pensiamo che la bellezza, la storia, l’immagine e anche la vitalità di Roma meritino di essere ancora difese e rilanciate. Però deve essere chiara una cosa che i problemi vanno risolti alla radice. E qui mi riferisco, per esempio, alla questione di Roma capitale che deve completare il suo iter legislativo nazionale ed essere dotata dei mezzi e degli strumenti anche legislative perché Roma sopporta il carico di essere capitale che significa ospitare ambasciate, uffici parlamentari e tutto quello che consegue (manifestazioni, consumo della città, ecc). A Roma si svolgono in media 2,5 manifestazioni al giorno e questo produce naturalmente tutta una serie di conseguenze sul traffico, sul controllo, sulla vita ordinaria della città. Ma i poteri che molte altre capitali hanno in Europa, Roma purtroppo non li ha, per cui non riesce ad affrontare questo ruolo con la pienezza delle possibilità che meriterebbe sia dal punto di vista economico che dal punto di vista di poteri straordinari che questo richiede. Il secondo problema è il decentramento amministrativo. Roma è grande come 8 più grandi città italiane messe insieme dal punto di vista territoriale, alcuni municipi della capitale hanno 300 mila abitanti eppure i presidenti dei municipi come istituzione amministrava non hanno né risorse, né deleghe adeguate alla massa di problemi che devono affrontare. Noi pensiamo che bisogna anche qui avere il coraggio di andare fino in fondo e che Roma deve essere città metropolitana e quindi i municipi devono avere la loro autonomia fiscale, ammnistrativa e gestionale. E Roma come il centro deve avere invece un ruolo di rappresentanza e di coordinamento. 

– La vostra prima manifestazione, a cui hanno partecipato migliaia di persone, è diventata virale. Programmate anche quest’anno scendere in piazza?

– Siamo molto preoccupati non solo del presente della città ma anche del futuro e stiamo organizzando una nuova sit-in per il 7 giugno sempre in Campidoglio che avrà come slogan “Ricominciamo Roma” perché quello che vogliamo sollecitare è una presa di posizione e una partecipazione ancora più attiva da parte di tutti quelli che appunto vogliono lottare per una città democratica, inclusiva e antifascista. Noi pensiamo che dopo tanti mesi soltanto protestare sia controproducente perché ci rendiamo conto che altre forze stanno tentando di strumentalizzare questa situazione a proprio vantaggio politico e non al vantaggio della città. Ci stiamo mobilitando perché la città per fortuna è piena di persone che vorrebbero valorizzarla e farla uscire da questa situazione di stallo.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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M5S, Lega, Virginia Raggi, Roma
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