07:23 22 Novembre 2019
Migranti in un campo profughi

UE dice no ai rimpatri dei rifugiati. E la sicurezza dei cittadini europei?

© REUTERS / Goran Tomasevic
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No al rimpatrio di immigrati, anche delinquenti, che in patria rischiano torture o la vita stessa, a dirlo è la Corte Europea. Dov’è il margine allora fra il diritto dell’immigrato che delinque e il diritto di sicurezza del cittadino europeo?

Un rifugiato che commette un reato in uno Stato membro dell’Ue non può essere rimpatriato, se il ritorno nel proprio Paese può costituire un pericolo per la sua vita. Questo è quanto emerge da una recente sentenza dei giudici dell’Unione Europea. Il caso è stato sollevato in Belgio e in Repubblica Ceca da un cittadino ivoriano, congolese e ceceno. Ebbene, si parla di sicurezza per la vita dei profughi che commettono un reato in Europa e che rappresentano però una minaccia per la sicurezza degli stessi cittadini europei.

“Ecco perché è importante cambiare quest’Europa con il voto del 26 maggio. Comunque io non cambio idea e non cambio legge: i richiedenti asilo che violentano, rubano e spacciano, tornano tutti a casa loro” ha reagito così alla sentenza europea i Ministro dell’Interno Salvini, autore del discusso decreto sicurezza, suo cavallo di battaglia. Sputnik Italia ha raggiunto per un’intervista Giuseppe Palma, avvocato esperto di diritto costituzionale e scrittore.

- La Corte Europea vieta il rimpatrio anche per gli immigrati delinquenti se nel loro Paese d’origine rischiano torture o la vita stessa. Avvocato Palma, che cosa ne pensa di questa sentenza?

- Di per sé ha una sua logica, perché vieta il rimpatrio lì dove c’è la pena di morte o pene non conformi alla dignità umana. Da un punto di vista logico e giuridico la questione regge, il problema è un altro: noi abbiamo ceduto sovranità ad una Corte Europea che sottrae la potestà dello Stato sulle decisioni dei rimpatri.

La Corte Europea potrebbe rilevare che in determinati Stati vi siano ad esempio le torture e impedirci di rimpatriare un certo numero di persone, anche se delinquenti. Abbiamo ceduto sovranità giudiziaria ad una Corte Europea che può decidere le sorti di persone, le quali alla fine restano nel nostro Paese e potrebbero continuare a delinquere.

- La Corte Europea pensa ai diritti dei rifugiati e dei migranti, ma in questo caso i diritti degli italiani nel campo della sicurezza passano in secondo piano?

- Esatto. La Corte Europea applica un principio di diritto che di per sé non è sbagliato, però va di mezzo un altro principio che attiene alla nostra sicurezza e al nostro ordine pubblico. In questo caso la sicurezza nazionale passa in secondo piano rispetto alla decisione della Corte Europea.

- Allo stesso tempo sempre nel contesto dell’immigrazione quando si tratta di ricollocare i migranti l’Unione Europea però è assente, no?

- L’Unione Europea è totalmente disattenta e lontana per quanto riguarda le esigenze dell’Italia sulla ricollocazione. L’Unione Europea ha lasciato all’Italia il destino di tutti coloro che arrivano. Il punto fondamentale è il regolamento di Dublino 3, le cui modifiche risalgono al 2013. Il testo prevede che il Paese competente a decidere sulle domande d’asilo sia il Paese di primo approdo. Si tratterebbe quindi dell’Italia, il nostro Paese deve decidere sulle domande di asilo di tutti, ci vogliono anni e quindi tutti i migranti rimangono nel nostro Paese attendendo la risposta.

È l’effetto di un regolamento comunitario che la sinistra dice di essere frutto del governo Berlusconi quando Maroni era ministro. In realtà il regolamento di Dublino 3, il regolamento UE numero 604 oggi in vigore, è stato approvato nel 2013. Al governo c’era Letta.

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- Con l’attuale governo si attuano meno rimpatri di quanto si è annunciato. Quali sono le maggiori difficoltà dell’iter?

- Vi sono difficoltà materiali oltre che politiche. Bisogna concordare il rimpatrio con i Paesi da cui provengono gli immigrati. Il ministro dell’Interno Salvini sta lavorando con alcuni Stati Africani perché consentano i rimpatri. Ovviamente se poi al governo c’è qualcuno che rema contro il tutto diventa più difficile.

- In tema di rimpatri non c’è cooperazione europea, quindi anche qui l’Italia agisce da sola?

- L’Italia è lasciata sola sia per i ricollocamenti, dove tutti fanno orecchi da mercante, sia per i rimpatri. Ancora peggio fece il governo Renzi, che per ottenere una briciola di flessibilità in più sul superamento di rapporti deficit-pil accettò di prendere tutti i migranti in Italia, come dichiarò Emma Bonino qualche anno fa. Questo a casa mia si chiama tradimento dell’interesse nazionale.

- Quanto può reggere un’Unione Europea dove è così difficile far valere i propri interessi nazionali? L’Ue cambierà realmente rotta in questo senso con le prossime elezioni secondo lei?

- Sono scettico, però se vi fosse un forte voto sovranista certamente le elite sarebbero portate a virare, perché con il popolo non si scherza mai. Abbiamo visto in Francia quello che sta accadendo. Le elezioni europee da un punto di vista economico possono essere importanti, perché qualora vi fosse una maggioranza sovranista al parlamento si potrebbe esprimere un presidente della Commissione Europea che abbia a cuore gli interessi degli Stati membri. Dal punto di vista della revisione dei trattati, quindi l’euro e tutto ciò che riguarda la governance economica europea, le elezioni al parlamento contano ben poco. Questo perché il Parlamento Europeo nella procedura di revisione dei trattati prevista dall’articolo 48 del trattato sull’Unione Europea non ha alcun potere, è tutto in mano al Consiglio Europeo.

Queste elezioni sono importanti per la determinazione della nuova Commissione e soprattutto per portare quel vento di decisione popolare e democratica, creando così uno scossone all’Europa delle elite.

- Potrebbe cambiare qualcosa anche sul tema immigrazione?

- Qualora vi fosse una Commissione che rispecchia un volere anche solo in parte sovranista ci possono essere dei risvolti. Ciò può avvenire con un atto giuridico del diritto derivato, dove il Parlamento esercita una funzione legislativa condivisa con il Consiglio dell’Unione Europea. Lì l’Unione Europea potrebbe andare incontro alle esigenze dell’Italia. Per questo però ci vuole una forte componente sovranista all’interno del Parlamento e di conseguenza anche all’interno della Commissione Europea.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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sicurezza europea, Sicurezza, Sicurezza, Cittadinanza, cittadinanza, Europa, Accoglienza dei migranti, Flusso migranti, Migranti, Immigrati
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