Widgets Magazine
07:42 24 Luglio 2019
computer

Interazione digitale cittadini-PA, Italia agli ultimi posti in Europa

© Sputnik . Ruslan Krivobok
Opinioni
URL abbreviato
Tatiana Santi
102

L’Italia si posiziona agli ultimi posti in Europa per interazione digitale fra pubblica amministrazione e cittadini, a rivelarlo il recente rapporto AGI/CENSIS. Le innovazioni non mancano e sempre più pratiche diventano digitali, ma usufruire dei servizi resta complesso. Perché?

Il rapporto presentato da Agi e Censis a Napoli durante Trasformers, la giornata che ha riunito in unico posto i campioni italiani della trasformazione hi-tec del Paese, parla chiaro: l’Italia è agli ultimi posti per interazione telematica fra le pubbliche amministrazioni e i cittadini. “Sulla digitalizzazione siamo all’anno zero”, non ha usato mezzi termini Giulia Bongiorno, ministro della Pubblica Amministrazione, presente all’evento partenopeo.

Ebbene, quali sono i motivi di tale ritardo? Perché oggi sbrigare le pratiche burocratiche sembra a volte un’impresa titanica? Sputnik Italia ha raggiunto per un’intervista in merito Giorgio De Rita, segretario generale Censis.

– Abbiamo visto dal vostro studio, fatto insieme ad AGI, che l'Italia si trova agli ultimi posti in Europa per l'interazione digitale fra cittadini e pubbliche amministrazioni. Giorgio De Rita, a che cosa è dovuto principalmente questo ritardo?

– È un ritardo dovuto ad una somma di cose: la prima ragione è che i cittadini italiani rispetto alla media europea utilizzano poco internet e soprattutto lo utilizzano poco per attività complesse, si limitano agli utilizzi più semplici come alla ricerca di un'informazione o all'uso dei sistemi di messaggeria.

La seconda ragione è che la pubblica amministrazione ha messo in atto numerosissimi progetti di digitalizzazione dei servizi, ed in molti casi per la prima volta in Europa, l'ha fatto però non tenendo conto delle esigenze degli utenti. Inoltre l'ha fatto non tenendo conto della necessità della digitalizzazione di tenere alle spalle una riorganizzazione dei processi. Faccio un esempio: siamo stati il primo Paese ad introdurre la fatturazione elettronica obbligatoriamente per la pubblica amministrazione e nei rapporti fra privati. Non basta però fare una norma ed inserire un obbligo, serve che le amministrazioni si organizzino per gestire in maniera digitale queste fatture e serve che le imprese facciano un salto organizzativo per godere dei risparmi che offre la fatturazione elettronica. Un discorso analogo lo possiamo fare con i pagamenti digitali, lo possiamo fare per il libretto sanitario, per la giustizia digitale e via di questo passo.

La terza ragione è che negli altri Paesi si guardava meno al punto terminale della digitalizzazione, quindi la fatturazione elettronica, la carta d'identità elettronica o il libretto sanitario; si guardava di più alle infrastrutture che avrebbero consentito lo sviluppo di applicazioni di tipo diverso. Uno degli elementi fondamentali è avere l'anagrafe dei cittadini informatizzata, in modo che tutte le amministrazioni che cercano un cittadino abbiano un unico contenitore nel quale trovare le informazioni. È stato avviato il processo di realizzazione di un'unica banca dati dell'anagrafe della popolazione, sono passati quattordici anni e siamo ancora a meno del 20%. Abbiamo avuto attenzione nel dire di sviluppare applicazioni per l'interazione digitale tra pubblico e privato, ma non abbiamo avuto attenzione a realizzare quelle infrastrutture minime che avrebbero consentito lo sviluppo di tali applicazioni.

– Lei prima parlava di diversi servizi digitali, ma non sono conosciuti dai cittadini. Possiamo quindi dire che manca l'informazione in merito ai servizi già accessibili?

– Sicuramente sì, gli italiani per il quasi 60% dichiarano di non essere informati, ma il restante 40% che è informato dice di conoscerli ma non di usarli perché troppo complicato. Quindi abbiamo un deficit di informazione ma c'è anche un deficit di informazione ai cittadini della possibilità di aderire in maniera semplice a dei servizi. Chi conosce il servizio dice di poter fare una determinata cosa via internet e nel momento in cui prova ad accedere a quel servizio si aspetta rapidità, semplicità e la possibilità di fare tutto lì e di non essere mandato ad un ufficio o di pagare con un bollettino cartaceo. Quindi c'è un’attenzione alta ma c'è una risposta da parte dell'amministrazione molto bassa. Per darle un numero, il 70% degli utenti dei servizi digitali si aspetta semplicità ma solo il 25% ritiene di averla ottenuta.

– Visto che esistono i servizi e si è anche investito nell'innovazione, cosa crede che vada fatto per migliorare questo problema?

© Fotolia / Aleksey Ipatov

– La cosa più importante che l'amministrazione deve capire è che è necessario fare quattro passi indietro: continuiamo a parlare innovazione, a fare cose nuove, ad inserire nuovi servizi, a digitalizzare nuovi processi senza però guardare a quello che abbiamo alle spalle. Non preparariamo il terreno ed il contesto sia presso i cittadini, sia presso le amministrazioni, affinché quei servizi trovino la possibilità di essere utilizzati. Servono quindi tanti passi indietro per tornare alle basi: alle strutture, alle competenze, all'informazione, alla semplicità d'uso, affinché questi servizi poi entrino nel normale uso delle imprese e dei cittadini.

– Bisogna tornare quindi alla struttura stessa e non alla facciata insomma ...

– Esatto! Bisogna guardare il retroterra, altrimenti si corre in avanti ma dietro non si è consolidato ciò che si sta facendo, si annunciano delle cose che poi non si riesce a realizzare.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

Correlati:

Addio furbetti del cartellino, per gli statali arrivano impronte digitali
RegolamentoDiscussione
Commenta via FacebookCommenta via Sputnik