05:14 25 Maggio 2019

Quando in pista c’era Gianni De Michelis

© Sputnik . Alexey Boytsov
Opinioni
URL abbreviato
Dario Rivolta
194

Ho conosciuto e frequentato Gianni De Michelis quando non era già più coinvolto personalmente nell’attività politica pubblica. Mi volle nel think tank di politica internazionale che lui presiedeva, l’IPALMO, e tuttora gliene sono grato. In quanto personaggio noto, avevo potuto apprezzare in precedenza la sua intelligenza e la sua attività politica indubbiamente intelligente.

Chi pensa che rivestire un incarico politico sia una cosa facile e alla portata di tutti si sbaglia: la politica è una attività molto faticosa, che assorbe totalmente il proprio tempo e la propria personalità e, soprattutto, richiede una vera e propria vocazione. Gianni De Michelis vi dedicò tutta la sua vita, senza con questo perdere o rinunciare ai piccoli piaceri quotidiani. Come esponente di partito e come ministro sempre pensato in grande e con lungimiranza e il suo obiettivo fu costante: contribuire a pilotare il suo Paese, l’Italia, verso un futuro di continuo e crescente benessere.

Qualcuno ricorderà che la sua eccezionale carriera nelle Istituzioni finì con le condanne che lo colpirono durante tangentopoli, ma non si deve dimenticare che, in quegli anni, la “raccolta” illegale di denaro nel caso di appalti pubblici era considerata praticamente quasi come una cosa normale e che tutti i partiti, nessuno escluso, vi facevano ricorso per finanziare la propria attività. A questo proposito è bene sottolineare che raramente si trattò di arricchimenti di carattere personale perché i soldi ottenuti erano utilizzati per finanziare correnti e lotte politiche interne agli stessi partiti.

Spesso per la formazione dei propri quadri dirigenti a tutti i livelli. Oggi la corruzione continua, come si vede dalle cronache quasi quotidiane, ma solo per le tasche personali dei corrotti.  È anche bene notare che tangentopoli cancellò tutta una classe dirigente, con la sola eccezione di quella del Partito Comunista Italiano che era, probabilmente, il più colpevole di tutti. Il PCI non si limitò a “raccogliere” la propria parte di tangenti, ma ricevette regolarmente fiumi di danaro da un Paese che, durante tutta la guerra fredda e quindi fino al 1989, era considerato ufficialmente “il nemico”.

Chi non volesse ricordarlo (o ne dubita), sappia che i finanziamenti di Mosca ricevuti dai vertici del PC sono comprovati dalla marea di documenti cui si è avuto accesso nel breve periodo in cui fu possibile consultare gli archivi del PCUS e le copie sono presenti nell’attuale archivio della Camera dei Deputati. Poiché ne parliamo, è bene anche ripetere che i magistrati di Milano accettarono per buona (chissà perché!) la versione di Primo Greganti che sostenne avere raccolto denaro illegale soltanto ad uso personale e non per conto del suo partito, il PCI appunto. Guarda caso, dopo pochi anni il Greganti ottenne dal Governo Italiano, allora a maggioranza di sinistra, di essere inviato per molti anni a Cuba con un ottimo stipendio quale rappresentante ufficiale del Cinema Italiano.

Tornando a Gianni De Michelis, occorre sottolineare che la sua capacità di guardare lontano non venne meno quando terminarono i suoi incarichi pubblici. In seguito, sia a titolo personale che quale Presidente dell’IPALMO, continuò a prodigarsi a favore dell’Italia con scritti, viaggi all’estero e organizzazione di incontri e conferenze che miravano a leggere e spiegare gli avvenimenti della politica internazionale. Vanno evidenziate le sue idee sull’Europa e sulla necessità di una maggiore integrazione tra i Paesi del continente. In questa visione fu sempre coerente e non a caso contribuì a scrivere il Trattato di Maastricht. Assieme all’allora Presidente della Commissione Europea Delors preparò un testo in cui si ipotizzava la moneta unica come strumento indispensabile per puntare a una riunificazione politica attraverso la creazione di Istituzioni federali o confederali, con la Difesa e la Politica Estera comuni. 

Nel protocollo allegato all’intesa si evidenziava che la moneta unica dovesse essere garanzia per una certa ed irreversibile integrazione tedesca nell’Unione Europea. Su Critica Sociale scriveva nel 2010, (in totale sintonia con il grande Helmut Schmidt):

“…Vi è la possibilità che la Germania tuteli le proprie prerogative, che non voglia più farso carico della stabilità europea. L’altra strada non è certo L’Europa come è oggi… È inevitabilmente una Europa che si immerga nel mondo globalizzato, il mondo multipolare, il mondo in cui non c’è solo la Cina ma l’Asia dell’Est, non solo l’India ma l’Asia del Sud……Una Europa che decida di espandere il suo orizzonte di integrazione verso est e verso sud e accetti la sfida che io chiamo Euro-mediterranea, ma che è in realtà Russo-mediterranea. Una Europa che acconsenta di farsi carico della Russia……. Dal punto di vista dell’interesse italiano non ho dubbi e non dovrebbe averli nessuno: l’Europa baltica, l’Europa Tedesca, esclude l’Italia. Esclude non solo il sud dell’Italia, ma esclude anche il nord dell’Italia. Dobbiamo contribuire a convincere i tedeschi ad affidarsi a un modello più inclusivo di Europa, prospettiva che io credo, tra l’altro, più utile alla Germania stessa”.

Purtroppo, in Germania non c’erano più né gli Schmidt né di Kohl, ma soltanto la “piccola” signora Merkel e nel resto d’Europa personaggi ancora più “piccoli”.

Guardare per credere: il canale YOUTUBE di Sputnik Italia

Dotato di una visione strategica, sapeva che le buone intenzioni non sono sufficienti da sole per ottenere ciò che si auspica. Paventando il rischio di una Berlino che puntasse all’Europa dell’est come a delle nuove colonie economiche, lanciò il progetto detto Alpe Adria verso le nuove nate Slovenia e Croazia e la tedescofona Austria. Lo scopo era quello di attutire l’invadenza tedesca su quei Paesi legandoli all’Italia attraverso forme parallele di collaborazione. Anche in questo caso, chi gli succedette non capì la dimensione politica di quel programma e l’intera operazione finì con l’essere totalmente depotenziata.

La scomparsa di Gianni De Michelis è il venir meno di un uomo di grande levatura, di un politico innamorato del proprio Paese, di un costruttore di futuro.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

Correlati:

Morto l'ex senatore americano Richard Lugar
Si è spento l'uomo più vecchio in Russia
Funzionario del governo italiano trovato morto a Parigi
Tutto quello che non torna nella tragedia del Moby Prince
Tags:
UE, Corruzione, PCI, Ministero degli Esteri, cinema, Germania, Politica, Italia
RegolamentoDiscussione
Commenta via FacebookCommenta via Sputnik