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22:00 18 Luglio 2019
Aleksandar Vucic

Presidente serbo da Salvini, qual è la strategia italiana nei Balcani?

© REUTERS / Marko Djurica
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Tatiana Santi
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Il presidente serbo Aleksandar Vucic ha annunciato l’incontro con il vice premier Matteo Salvini per l’8 maggio. Fra i temi sul tavolo la spinosa questione del Kosovo. Assente al recente vertice sui Balcani di Berlino, l’Italia che ruolo ha nella regione?

A pochi giorni dal summit sul futuro dei Balcani ospitato dalla Germania che non ha visto la partecipazione dell’Italia, è previsto un incontro ufficiale fra il presidente serbo Vucic e il Ministro dell’Interno italiano Salvini. Mentre Belgrado spera di avanzare nel tortuoso percorso di adesione all’Unione Europea, la crisi fra Serbia e Kosovo sembra lontana dalla sua soluzione: Belgrado non ha mai riconosciuto l’indipendenza di Pristina, il Kosovo ha imposto dazi punitivi sui prodotti importati dalla Serbia.

Non è chiaro quale sia la strategia italiana nei Balcani e quale sia la posizione dell’Italia sull’ipotetico accordo di scambio di territori fra Serbia e Kosovo. Sputnik Italia ha raggiunto per una riflessione in merito al ruolo dell’Italia nella regione Luca Susic, collaboratore di Analisi Difesa, esperto di Balcani.

— Luca Susic, qual è l’importanza dell’incontro previsto per l’8 maggio fra il presidente serbo Vucic e il vice premier Salvini?

— Un incontro assolutamente importante per quanto riguarda Vucic. Il presidente serbo negli ultimi giorni ha fatto sapere praticamente a tutti i media del suo Paese che reputa Salvini “il politico più forte in Italia”, la persona con cui è necessario interfacciarsi per capire le intenzioni dell’Italia. Da parte serba quindi c’è il massimo interesse, anche perché a Belgrado sperano che un coinvolgimento maggiore dell’Italia nella partita balcanica possa aiutare a bilanciare lo strapotere tedesco e francese. Vucic, non a caso, ha parlato di una nuova piattaforma comune fra i Paesi di Visegrad, l’Austria e l’Italia in contrapposizione al gruppo guidato dai tedeschi e i francesi, gruppo che includerebbe anche Olanda e Inghilterra.

Dal punto di vista italiano si tratta di una buona occasione per dire la nostra sulle principali tematiche balcaniche, soprattutto sull’ipotetico accordo fra Serbia e Kosovo in merito al riconoscimento di quest’ultimo. C’è da dire che l’Italia è stata colpevolmente assente negli ultimi anni e quanto mai negli ultimi mesi. Bisognerà quindi capire quale margine avrà Salvini per muoversi: è Ministro degli Interni, vice presidente del Consiglio dei Ministri, però non è Ministro degli Esteri. Fino ad ora il Ministro degli Esteri non ha preso una posizione importante sulle questioni balcaniche, soprattutto sul tema Serbia-Kosovo.

— Il presidente serbo ha annunciato che durante i colloqui con Salvini si parlerà del Kosovo. La Serbia spera che l’Italia cambi la propria posizione sulla questione kosovara. Sarà mai possibile un simile scenario?

— Vucic, secondo alcuni media, avrebbe dichiarato che Salvini sarebbe intenzionato a ritirare il riconoscimento del Kosovo. È una cosa assolutamente inverosimile per una serie di questioni di politica estera, ma anche per il ruolo fondamentale dell’Italia nelle missioni di peacekeeping nei Balcani. Escluderei uno scenario simile a priori. L’Italia ha sicuramente tutto l’interesse a giocare un ruolo più rilevante e decisivo nell’area, approfittando delle difficoltà che stanno incontrando gli altri Paesi storicamente più coinvolti. Noi come Paese però abbiamo un grande deficit: non abbiamo chiara l’idea di che cosa vogliamo fare nei Balcani.

La politica estera italiana nei Balcani si potrebbe definire assente, si limita a cercare di tenere buoni rapporti con tutti seguendo di volta in volta la linea dettata ora da Washington, ora da Berlino, ora da Parigi. Nell’area non c’è una strategia italiana, non c’è un piano italiano per i prossimi 20 anni. Non vi è una posizione forte sulla disputa sull’indipendenza del Kosovo, sull’accordo ipotetico che prevedrebbe lo scambio di territori fra Serbia e Kosovo, nemmeno sulla nascita della Grande Albania, manca una posizione forte inoltre sull’accordo fra Grecia e Macedonia sul nome di quest’ultima. Vediamo dunque una serie di grossi punti interrogativi, non credo che un unico incontro come quello dell’8 maggio potrà colmare questo vuoto. Se non altro si comincerà a parlarne di più.

— L’Italia potrebbe sostenere la Serbia nel tortuoso percorso di adesione europea?

— L’Italia avrebbe tutto l’interesse a presentare Belgrado all’interno del processo di adesione all’Unione Europea. Il problema è capire se gli altri Paesi membri dell’Ue sono effettivamente d’accordo a dare credito a questo allargamento, perché a Berlino non sembrerebbe così. L’Italia dovrebbe decidere di impegnarsi attivamente sulle questioni più spinose. È impensabile di ritenere credibile la candidatura serba senza una soluzione efficace della disputa con il Kosovo.

Se la Serbia non arriverà ad un accordo con il Kosovo non avrà chance reali di entrare a far parte dell’Unione Europea. Si rischia altrimenti di creare altissime aspettative e grandi delusioni e risentimenti nel caso in cui le cose dovessero continuare ad evolvere in questa maniera. Non dimentichiamoci che poi c’è un altro problema relativo alla Bosnia Erzegovina, anch’essa direttamente collegata alla questione della Serbia. I nodi sono tanti e rischiano di arrivare al pettine.

— Il premier Conte in visita ufficiale a Belgrado a marzo durante l’incontro con Vucic ha dichiarato che “l’Italia riserva un’attenzione importante per i Paesi Balcanici”. Come abbiamo visto al vertice sui Balcani che si è svolto recentemente a Berlino l’Italia era assente. Questo vertice è stata un’occasione persa per l’Italia?

Giuseppe Conte
© Sputnik . Alexey Vitvitsky

— Il summit è una creatura di Berlino, c’era la libertà dei padroni di casa di scegliere come coinvolgere i propri partner. Non va dimenticato che era assente anche l’Austria, un altro Paese estremamente interessato a tutte le dinamiche balcaniche per motivi di interesse nazionale, ma anche di peso storico culturale. Quello che ha detto Conte può essere credibile da un punto di vista meramente astratto. La sua visita a Belgrado a suo tempo è passata quasi inosservata, i media stanno dando molto più spazio all’incontro con Salvini.

L’Italia era assente a Berlino, non ha detto nulla; un Paese serio vedendo che si stava tenendo un evento così importante in propria assenza avrebbe sbattuto i pugni. Dobbiamo dire che ci è andata anche bene, perché l’incontro di Berlino non ha sortito grandi risultati, comunque sia gli assenti, a mio avviso, hanno sempre torto. Abbiamo il nostro contingente in Kosovo, però questo riguarda l’ambito della Difesa, dal punto di vista politico vedo molto poco.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

Tags:
Giuseppe Conte, Intervista, Kosovo, Serbia, Italia, Matteo Salvini, Alexander Vucic
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