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13:59 22 Ottobre 2019

Italia e Russia insieme per la pace in Libia

© AP Photo / Mohamed Ben Khalifa
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Non si ferma l’escalation militare e politica in Libia con cui il generale Haftar sembra voler sferrare adesso l’ultima sfida al governo di Tripoli.  L’Italia deve reagire il prima possibile per evitare isolamento nello scacchiere internazionale, una nuova emergenza migranti e ulteriori danni economici. Il primo passo è già stato fatto.

A margine dei lavori del forum Belt and Road il premier italiano Giuseppe Conte ha chiesto al presidente russo Vladimir Putin di “lavorare insieme ad una soluzione” della crisi libica.
Perché l’Italia porta la questione libica al tavolo con Mosca? Che partita vogliono giocare la Russia e l’Italia in Libia? Mosca e Roma riusciranno a svolgere un ruolo decisivo per la riconciliazione nazionale? Per parlarne Sputnik-Italia si è rivolto ad Alberto Negri, Senior adviser Medio Oriente e Nord Africa dell’ISPI.

– Dott. Negri, fino ad oggi nella crisi in Libia, l’Italia aveva un rivale, la Francia, e un alleato, gli Stati Uniti. Cosa ha spinto Roma di aprire un canale privilegiato con la Russia, principale alleata del generale Haftar?

– In realtà l’Italia di alleati in Libia ne ha avuti sempre pochi. Nonostante il governo Sarraj sia riconosciuto dalle Nazione Unite, in realtà non piace a nessuno proprio perché è appoggiato dai Fratelli musulmani e dai jihadisti.

Vorrei ricordare che nel 2016 Sarraj è arrivato a Tripoli a bordo di una fregata italiana. Nonostante questo forte legame con l’Italia, Sarraj alla fine è diventato un peso per Roma perché quasi tutte le grandi potenze stavano dall’altra parte: la Russia, la Francia, l’Egitto, gli Emirati, l’Arabia Saudita hanno appoggiato Haftar. E quindi l’Italia si è trovata in realtà isolata dal punto di vista internazionale. Gli stessi Stati Uniti hanno sempre avuto un atteggiamento ambiguo nei confronti dell’Italia – Washington aveva promesso a Roma la famosa “cabina di regia” sulla crisi libica ma in realtà non si è mai concretizzato nulla. E addirittura poi abbiamo visto che, quando Haftar si è presentato alle porte di Tripoli, i marines americani hanno preso l’hovercraft e hanno tagliato la corda. Questo è un segnale abbastanza inequivocabile che indica che anche gli Stati Uniti stavano dalla parte di Haftar.

Ora l’apertura alla Russia deriva proprio da questo isolamento internazionale e dalla necessità di difendere gli interessi italiani. La Russia, peraltro, si offriva di fare da sponda all’Italia già due anni fa e proponeva la sua mediazione con il generale Haftar. Purtroppo questa mediazione dall’Italia non è stata mai accettata: non è stata rispinta ma non si è dato neppure seguito. E adesso siamo arrivati a quello che l’Italia probabilmente doveva fare uno, due, o tre anni fa…

– Alcuni analisti sostengono che per vincere la partita in Libia l’Italia deve allearsi con Mosca, condivide questo parere?

– Questi analisti probabilmente non sanno di che cosa stanno parlando perché vincere la partita in Libia non è affatto semplice. Questo conflitto sta andando avanti da 8 anni, dal 2011, da quando è crollato il regime di Gheddafi, da allora la Libia non è stata più un paese unito e sempre stato diviso tra tripolitani e cirenaica. Per questo appare assai complesso il fatto che possa esserci una vittoria a breve sullo scacchiere libico. L’Italia ha bisogno della Russia ma non soltanto della Russia. Ha bisogno anche del fatto che la Francia non metta troppi ostacoli all’azione diplomatica dell’Italia.

E poi ci sono gli Stati Uniti dai quali l’Italia in qualche modo dipende sempre. Quindi, non basta un solo alleato in Libia, ce ne vogliono diversi. L’Italia si è sbilanciata molto verso coloro che avevano appoggiato Sarraj, in particolare la Turchia e il Qatar. Il Qatar è l’aspetto fondamentale che ha causato questo sbilanciamento di Roma perché in un anno e mezzo l’Italia ha venduto ai qatarini armi (navi, aerei e elicotteri) per un totale di 10 miliardi euro. E Doha ha sempre appoggiato Sarraj perché Qatar ospita a casa sua i Fratelli musulmani e in particolare il loro leader Yusuf Al Qaradawi. Questo sbilanciamento dell’Italia è fondamentale in un contesto mediorientale dove la tendenza è stata quella di un arretramento dell’islam politico e dei Fratelli musulmani sconfitti in Siria da Assad e sconfitti anche in Egitto dal general al-Sisi. E oggi proprio questo sbilanciamento italiano in qualche modo obbliga Roma a dialogare non solo con Mosca ma ad avere migliori rapporti con tutti i protagonisti della crisi libica.

– A Pechino Giuseppe Conte si è espresso sulla Libia, chiarendo che l'Italia "non è a favore di Sarraj né di Haftar, ma è a favore del popolo libico". Come dobbiamo interpretare le sue parole?

© AP Photo / Jean-Francois Badias

– Questo è il classico salto della quaglia degli italiani che fino al giorno prima hanno sostenuto Sarraj e adesso vedono che lui si trova in difficoltà, quindi hanno bisogno di equilibrare in qualche modo la loro posizione nei confronti del generale della Cirenaica. E adesso fanno questa dichiarazione che in qualche modo significa una prossima lettera di licenziamento che è già stata recapitata a Sarraj dagli Stati Uniti. La telefonata di Trump ad Haftar alla viglia della azione militare del generale è stata quanto mai esplicativa. L’Italia ha fatto questa dichiarazione anche sull’onda delle manovre americane.

– L'Italia ha storici legami con la Russia in molti campi, al di là del dossier libico. Che partita vogliono giocare Mosca e Roma adesso in Libia? Quali potrebbero essere punti di convergenza tra questi due paesi?

– Vorrei ricordare che l’Eni è il partner storico della Russia da 60 anni. Spesso e volentieri si dimentica che grazie proprio a questa partnership storica è stato portato per la prima volta il gas russo in Europa. I russi hanno sempre detto di essere favorevoli a difendere gli interessi dell’Eni proprio perché è un partner storico di Mosca. Quindi, qui c’è una motivazione molto forte dal punto di vista economico-finanziario. Per cui la Russia è favorevole ad avere sempre un dialogo aperto con l’Italia e in particolare con l’Eni, i cui interessi in Libia sono a 70 per cento in Tripolitania, non dimentichiamocelo. La posizione dell’Italia sulla Libia, su Tripoli e su Sarraj è stata anche molto determinata da questi dati energetici ineludibili. Cioè non toglie che l’Italia sia troppo sbilanciata e con il risultato che Haftar ha persino conquistato i giacimenti di petrolio dell’Eni nel sud del paese. Ma quale il problema di Haftar? Il problema di Haftar è che lui non può esportare questo petrolio perché c’è un embargo e quindi ha bisogno anche lui di una legittimazione internazionale per poter venderlo, altrimenti rimane un generale povero e dipendente dall’estero.

– Il governo di al-Sarraj ha minacciato i paesi occidentali dell’arrivo di 800 mila immigrati pronti a sbarcare in Europa. Quanto questo problema può pensare sull’Italia? Roma ha una soluzione in tasca per evitare una nuova emergenza migranti?

– La caduta del regime di Gheddafi nel 2011 è stata per l’Italia la più grande sconfitta dalla seconda guerra mondiale. Si è trattato di una sconfitta politica, è caduto il maggior alleato dell’Italia nel Mediterraneo, ma anche di una sconfitta economica perché sappiamo perfettamente interessi che aveva e che ha l’Italia in Libia. Ora questa vicenda degli immigrati si inserisce in un trend che purtroppo c’è stato negli ultimi anni e che è stato difficile da contenere. Già con il precedente governo l’Italia aveva in qualche modo ridotto l’arrivo dei profughi sulle sponde italiane. E poi con il nuovo governo gialloverde questi flussi sono diminuiti ancora di più. Sarraj ha usato questa cifra per spaventare l’Italia, è una sorta di manovra di ricatto per avere l’appoggio del governo italiano per contenere Haftar. Se ci siano realmente 800 mila profughi oramai è stato smentito da tutte le fonti. Ce ne sono sicuramente tanti ma non 800 mila, come è stato detto. Per cui queste dichiarazioni servono soprattutto a fare pressioni sull’Italia da parte di un governo libico che periodicamente usa i profughi anche come arma di ricatto e non soltanto per incassare i soldi dai commercianti di esseri umani.

– Dalla caduta di Gheddafi in poi, la Libia non ha conosciuto pace. Come si evolverà la situazione nei prossimi mesi? Si va verso le elezioni o verso lo contro prolungato tra due assortimenti di forze militari?

– Da questo punto di vista Haftar ha già raggiunto un risultato, quello di far saltare i negoziati di Ghadames sulla possibilità di convocare a breve le elezioni in Libia per avviare il processo di riconciliazione nazionale. In questa situazione convocare nei prossimi mesi delle elezioni mi sembra abbastanza problematico. Io ritengo che con questa azione militare Haftar forse non riuscirà ad abbattere subito il governo di Tripoli, ma assisteremo a più tentativi del generale di tenere sotto pressione governo Sarraj. Non credo che a breve ci sarà una pacificazione della Libia, credo che anzi si andrà prima o poi verso uno scontro forse ancora più duro di quello che abbiamo visto fino adesso.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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Muammar Gheddafi, Fayez al-Sarraj, Khalifa Haftar, Russia, Italia, Libia
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