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07:22 18 Settembre 2019
La motovedetta italiana usata in Libia

Libia: la guardia costiera va alla guerra con armi e navi italiane?

© Foto : Twitter
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Solo pochi giorni fa il ministro Trenta aveva dichiarato che l'Italia non sarebbe intervenuta in Libia, non avrebbe ripetuto gli errori del passato. Una posizione prudente, in quanto l'entrata in guerra di un paese terzo amplierebbe la guerra civile a un vero e proprio conflitto tra stati.

Nonostante le dichiarazioni di Trenta gli interessi dell'Italia in Libia sono forti e non è detto che il nostro paese non appoggi il governo di Sarraj in modi non ufficiali. A rafforzare questa ipotesi, lo scorso sabato, alcuni gruppi legati al governo di transizione hanno pubblicato sui social alcune foto che mostrano le navi della Guardia Costiera libica trasformate in corazzate, mentre trasportano unità combattenti. Queste navi erano state donate dall'Italia alla Libia, per operazioni di pattugliamento e intervento in zona SAR, e appartenevano alla Guardia di Finanza. Le mitragliatrici a prua erano state smantellate prima della consegna, sia perché le imbarcazioni non avevano una destinazione bellica sia perché sulla Libia grava un embargo internazionale di armi. Ci si chiede come le mitragliatrici siano tornate ai loro alloggi in torretta di prua?

Non si hanno certezze, ma si hanno abbastanza tasselli per delineare un quadro e buttare giù qualche ipotesi. L'Italia è presente militarmente con un contingente di circa 400 uomini della missione MIASIT. E' presente con l'ENI, l'unica società italiana rimasta nel paese e la cui sicurezza è stata garantita da accordi con tribù e milizie locali.

Ed ecco che appaiono le foto dei pattugliatori donati dall'Italia alla Guardia Costiera libica,equipaggiate di quelle che sembrano essere le stesse mitragliatrici che erano state smontate prima della consegna.

VIDEO: Nessuna soluzione militare per la Libia - Moavero

Alla conferenza di Palermo per la Libia
Servizio stampa del governo della Federazione russa
C'è un altro episodio che si lega per le tempistiche a questi fatti. Solo due giorni prima l'apparizione delle immagini sui social, era stata registrata una straordinaria e inusuale operazione militare nell'isola di Lampedusa. Un'operazione che potremmo definire segreta, in quanto svolta in sordina, nel buio e nel silenzio dello scalo di Cala Pisano, la notte tra martedì 16 e mercoledì 17. A darne la notizia è una rivista online, che si basa su testimonianze di fonti locali... L'operazione militare avrebbe visto impiegate due delle tre grandi navi della classe San Giorgio della marina italiana, un elicottero da pattugliamento e degli aerei dell'aereonautica militare, distaccamento Lampedusa.

Dagli aerei sarebbero state scaricate delle casse di legno, simili a quelle del trasporto armi, che venivano poi imbarcate sulle navi militari. Un'operazione svolta a motori e fari spenti, presidiata da militari del battaglione S. Marco e durata dal tramonto sino alle tre del mattino, durante la quale il transito dei traghetti che collegano l'isola con la Sicilia sarebbe stato sospeso. Che in quelle casse ci fossero le armi che sono state poi montate sulle navi in dotazione della guardia costiera? Nessuno può dirlo, ma è certo che dopo poche ore Sarraj ha ringraziato l'Italia, definendola il partner principale della Libia, e le mitragliatrici sono tornate sulla prua delle unità navali.

Sputnik Italia ha intervistato Giacomo Sferlazzo, del Collettivo Askawusa, testimone oculare dell'operazione, che racconta quello che ha visto e il livello di militarizzazione raggiunto nell'isola di Lampedusa.

— Può raccontarci cosa avete visto?

— Abbiamo visto nel pomeriggio un aereo militare arrivare nell'aeroporto. Dei mezzi militari hanno scaricato delle casse di legno dall'aereo. Durante la notte dal molo di Cala Pisana, c'è stato un trasbordo di casse su una nave militare, del tipo trasportatore, con dei militari e dopo aver imbarcato queste casse hanno preso il largo. Presumiamo che siano delle armi o tecnologie che poi siano state portate in Libia. Ma chiaramente non possiamo saperlo con certezza.

— E' la prima volta che assiste a una operazione del genere?

— Un'operazione svolta con queste modalità è la prima volta che la vediamo a Lampedusa, anche se non è la prima volta che arrivano aerei militari, ma è sempre molto difficile capire il materiale che viene scaricato. Ciò non toglie operazioni simili siano avvenute altre volte ma noi non ce ne siamo resi conto.

NOTA DELLA REDAZIONE:  L'articolo su cronache mediterranee non è stato smentito ed è uscito il 18.04. Ne è seguito un altro che rilanciava la vicenda il 20.04.

Solo il 25/04 nella nota la Difesa ha dichiarato che i militari italiani impegnati in Libia "non sono assolutamente coinvolti in scontri attualmente in atto nel paese nordafricano".

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

Tags:
Fayez al-Sarraj, Italia, Lampedusa, Libia
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