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08:20 21 Luglio 2019
Bambino

Quel grande business chiamato “utero in affitto”

© Fotolia / Ruslan Iefremov
Opinioni
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Tatiana Santi
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Secondo le leggi italiane l’utero in affitto è vietato, ma molte coppie ricorrono a tale pratica all’estero per poi rientrare in patria e registrare i bambini ottenuti dalla madre surrogata. Se il tema divide la politica, una cosa è certa: dietro la maternità surrogata si cela un importante business.

Riconoscere la madre “intenzionale”, attraverso l’adozione, e non quella biologica nei casi di utero in affitto, questa è l’opinione espressa dalla Corte europea dei diritti umani di Strasburgo. Da un punto di vista legale la pratica è vietata in Italia, ma sono tanti i sindaci che registrano i bambini nati attraverso la gestazione per conto “terzi”, anche nel caso di coppie omosessuali.

Il senatore leghista Pillon ha proposto il disegno di legge contro “il turismo riproduttivo” che prevede la reclusione da 3 a 6 anni e una multa da 800 mila euro per chiunque pubblicizzi o organizzi la surrogazione di maternità. I partiti e le associazioni che difendono l’utero in affitto dipingono il tutto con un bel “love is love”, ma i bambini non sono mai al centro del dibattito. Che cosa penserà delle proprie origini il bimbo nato con tale pratica una volta cresciuto? Non viene menzionato lo sfruttamento delle donne, spesso spinte ad usare il proprio corpo per necessità economiche. Portare in grembo un bambino per altri infatti ha un costo e molto elevato, si tratta di un vero e proprio business.

Il tema della famiglia, come si è visto al Congresso Mondiale delle famiglie tenutosi a Verona, divide anche il Movimento 5 stelle e la Lega. Sputnik Italia ha raggiunto per un’intervista Jacopo Coghe, portavoce di Provita&Famiglia, vice presidente del Congresso Mondiale delle Famiglie di Verona.

— Jacopo, che cosa ne pensi del ddl Pillon contro il “turismo riproduttivo”? A che punta si trova la proposta di legge?

— Penso che questo ddl possa essere una buona soluzione per fermare la pratica illegittima dei tribunali delle trascrizioni di figli ottenuti all’estero da coppie dello stesso sesso. Il ddl Pillon dovrebbe bloccare questa pratica fuori legge, non si capisce perché i tribunali continuino a permetterla. Inoltre il ddl dovrebbe essere più in generale un pratico contrasto alla pratica dell’utero in affitto, che prevede lo sfruttamento di una donna.

È inutile dipingerla da “pratica solidale”, è una vera e propria pratica commerciale che prevede l’affitto di un utero, al termine della gestazione la donna viene pagata e il bimbo viene acquistato da una coppia, eterosessuale o omosessuale, poco cambia. Il ddl è stato solamente presentato, deve essere calendarizzata una sua eventuale discussione nelle varie commissioni prima di poter arrivare in aula.

— Quindi oggi quando i comuni italiani registrano i bambini ottenuti all’estero con l’utero in affitto viene aggirata la legge?

— Sì, è vergognoso che alcuni giudici ideologizzati al di là del violare la legge privino il bambino di una mamma e un papà. Violando la norma si impedisce al bambino di conoscere le sue vere origini. Inoltre si permette alle donne di essere delle schiave, di essere delle merci. Si sta creando ora un movimento in Italia, così come è successo in Francia, di femministe le quali pensano che il corpo della donna non possa essere sfruttato per fini economici, come per la prostituzione. Si sta muovendo questo importante blocco del movimento femminista per contrastare la pratica orrenda dell’utero in affitto.

— Ha fatto parlare di sé la notizia della donna americana che ha partorito per suo figlio gay una bambina utilizzando lo sperma del compagno del figlio e l’ovulo della figlia. Qualora non si scrivessero leggi chiare in materia anche in Italia potranno esserci storie simili?

— Io penso di sì, perché questa pratica potrebbe essere compiuta all’estero e poi si chiederebbe il riconoscimento di questi bimbi in Italia. Siamo arrivati però quasi ad un film di fantascienza. Al Congresso Mondiale delle famiglie di Verona, di cui io sono stato il vice presidente, abbiamo sollevato queste tematiche e ci hanno attaccati dicendo che eravamo medievali. Io dico che se è questo il progresso, io allora preferisco il Medioevo. Preferisco che i bambini abbiano una mamma e un papà.

Immaginiamoci questo bambino quando un giorno crescerà: dovrà capire che la mamma in realtà è la nonna, la zia è la vera mamma perché ha donato l’ovulo…queste persone non pensano che i bambini un giorno avranno dei problemi nel capire qual è la loro identità? Si gioca con le vite dei bambini e questo è molto pericoloso.

— Perché oggi in Italia è così difficile difendere la famiglia fondata da un padre e una madre, ma anche solo parlarne?

— Oggi viviamo nel relativismo che si può applicare in campo sociale, etico e politico. Il faro che guida le scelte delle persone è il desiderio, se io desidero una cosa la posso avere ed è giusto. Se io desidero un bambino lo posso avere, non ci sono più limiti, la libertà personale diventa intoccabile, ma a volte questa libertà non rispetta quella degli altri e non rispetta i diritti dei più deboli.

Quando il movimento LGBT si pregia dello slogan “Love is love”, intende che tutto è amore e tutto è permesso. Se tutto è famiglia, in altre parole, nulla è famiglia. Se si va a disgregare la cellula fondamentale della società, che è il matrimonio, si va a distruggere anche la società stessa. La famiglia composta da mamma e papà sa dare la giusta equazione e può far crescere correttamente i propri bimbi. Il relativismo uccide la società, noi siamo andati a toccare la ferita di questa società malata e il corpo si è ribellato alla cura che abbiamo provato a dare, alla strada che abbiamo indicato, cioè la cultura della vita e della famiglia.

— Lega e 5 stelle sul tema della famiglia non sono sulla stessa onda, lo abbiamo visto in occasione del Congresso delle Famiglie. La materia della famiglia naturale non è evocato nemmeno nel contratto di governo. Queste divergenze al governo secondo te potranno frenare le politiche a supporto della famiglia naturale?

— Non credo che possano frenare, il sostegno economico alle famiglie non è né di destra né di sinistra. Se non si aiutano le famiglie l’economia collassa. In Italia le famiglie sono 24 milioni, ogni figlio è un futuro contribuente di domani. Se un politico non capisce questo è meglio che lasci la politica, perché significa che pensa solamente al suo mandato elettorale e non pensa alle prossime generazioni.

Credo che la stampa e una parte del PD si siano voluti inserire in questa dinamica per cercare di rompere la maggioranza. Il Congresso è passato e spero che ora vengano portate avanti politiche economiche concrete a sostegno della famiglia. Siamo fiduciosi. Serve comunque sia un aiuto economico sia una rinnovata azione culturale nel Paese. Bisogna lavorare su entrambi i piani, su un doppio binario economico e culturale, così ci sarà la possibilità di ripresa del Paese.

L'opinione dell'autrore può non coincidere con la posizione della redazione.

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M5S, Lega, PD, LGBT, decreto legge, maternità, Italia
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