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01:05 14 Ottobre 2019
Ipotetico cloneThe island - 2005Moon - 2009

Maledetto il giorno che t’ho clonato!

© Foto: Pixabay CC0ScreenshotScreenshot
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Scienza e fantascienza (32)
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Dopo le recenti clonazioni di scimmie in Cina è chiaro che l’uomo è oramai in grado di clonare sé stesso. E’ solo l’etica a fermarlo, o meglio – il ‘complesso di Frankenstein’. Quell’intimo sospetto che ad osare troppo la natura possa ribellarsi. Ma forse, proprio la clonazione umana, per quanto di per sé blasfema, a qualcosa potrebbe pur servire.

Dalla pecora Dolly – 1996 – ad oggi, è già stato clonato di tutto: topi, cani, stambecchi, perfino mufloni e cavalli. Poi è arrivata l’epoca dei primati, una scimmia macaco già nel 2000 e ultimamente le scimmie cinesi Zhong Zhong, Hua Hua e altre con tecnica mista taglia-incolla DNA. Notizia del mese scorso è che addirittura ci si appresta a provare a riportare in vita il mammut lanoso. Il gruppo russo-giapponese guidato da Akira Iritani pare questa volta potrebbe anche farcela grazie a Yuka, il piccolo di mammut trovato nell’estremo nord della Siberia orientale. Vissuto 28mila anni fa Yuka era stato ritrovato nel 2010 quasi intatto conservato nel permafrost. Il problema è trovare cellule perfettamente intatte ma forse da Yuka si riusciranno ad estrarre. Per ora è stato dimostrato che, anche dopo migliaia di anni, le cellule possono riattivarsi se reimpiantate in un qualsiasi ovocite denuclearizzato. Era fantascienza, adesso è scienza.

A proposito di fantascienza è forse proprio questa a frenare l’uomo in questa corsa a replicare l’uomo. Dall’atomica in poi abbiamo iniziato a renderci conto che la nostra evoluzione non può che essere solo progresso e conoscenza ma anche capacità di controllo sulle nostre stesse potenzialità. Se la prima qualità ci è innata, la seconda dobbiamo ancora ben impararla. I pericoli che possono derivare dalla clonazione non sono molto intuitivi, a parte la questione etica non riusciamo a rendere oggettiva la paura. Ed è qui che interviene la fantascienza – manifesta attraverso i film le nostre paure più intime che con la sola ragione non si riescono a spiegare.

Ve lo ricordate ‘I ragazzi venuti dal Brasile’? Era il 1978, molto prima di Dolly, fu il primo film a scoprire il tema. Una trama geniale: il famoso scienziato nazista Josef Mengele, dopo gli atroci esperimenti nei lager, continua le sue folli ricerche anche durante la latitanza in Brasile. Attraverso la clonazione delle cellule del sangue di Hitler prelevato per lo scopo prima della morte, egli riesce a clonare 94 bambini geneticamente identici al Führer. Non servirà altro che ripeterne le condizioni familiari pensa lo scienziato pazzo, per fortuna però la genetica può certamente trasmette i caratteri fisici, quelli caratteriali è invece tutto da dimostrare.

Dopo Dolly sarà un susseguirsi di film sul tema. Citiamo però solo quelli più significativi e che suggeriscono le implicazioni morali più gravi che potrebbe avere la clonazione. In ‘The Island’ del 2005 e ‘Never let Me Go’ del 2010 i protagonisti sono dei cloni cresciuti in un mondo circoscritto specificatamente per fornire organi e ‘pezzi di ricambio’ agli originali. Il primo è un godibilissimo thriller, il secondo coglie maggiormente gli aspetti umani e drammatici. Entrambi film da vedere se fate fatica ad empatizzare con quella che potrebbe essere la vita riservata ai poveri cloni del futuro. Nel 2009 esce anche il claustrofobico ‘Moon’ in cui l’unico residente di una base lunare, dopo un incidente alla miniera, scopre che il sistema sta per sostituirlo con un suo clone. Qui la curiosità è che entrambi i protagonisti si domanderanno chi è il clone dell’altro per poi in fine capire che in realtà la base lunare di cloni pronti alla bisogna ne aveva centinaia dormienti. In ‘Oblivion’ del 2013 invece è una coppia sulla Terra oramai disabitata a scoprire di far parte di un progetto di cloni ‘operai’ creati da extraterrestri per dominare i pianeti assoggettati. Anche nel visionario ‘Cloud Atlas’ del 2012, una delle sei storie è legata ai cloni. Sonmi-451 è una dei tanti cloni che lavorano al fast food Papa Song di Seoul, sfruttata e trattata come oggetto serve a portare avanti il sistema. Disciplinata da una religione studiata appositamente da chi la comanda per convincerla a servire, Sonmi scoprirà l’inganno e tenterà una rivolta. Morirà ma gli altri cloni apriranno gli occhi. Come non consigliarvi film del genere? ‘Womb’ del 2010 anche è un film da prendere in considerazione, pur di minor impatto degli altri. Affronta il tema evidenziandone le peculiarità ma senza neppure un mezzo effetto speciale. E’ semplicemente la storia di una donna che perde il suo amore e decide di rigenerarlo partorendo il suo clone. Figuratevi le complicazioni. ‘Torna da me’ , (2013) primo episodio della seconda serie di Black Mirror, ci parla dello stesso tema ma la clonazione qui non è biologica ma tecnologica. Il corpo del fidanzato morto viene riprodotto sinteticamente, quello che si affronta è piuttosto il tema della clonazione del carattere attraverso un database informatico che fa sembrare tornato dalla morte l’amore perso. Ma è solo un software, una illusione.

I migliori film sul tema della clonazione - galleria fotografica

  • I ragazzi venuti dal Brasile - 1978
    I ragazzi venuti dal Brasile - 1978
    Locandina
  • The island - 2005
    The island - 2005
    Screenshot
  • Never let me go - 2010
    Never let me go - 2010
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  • Moon - 2009
    Moon - 2009
    Screenshot
  • Oblivion - 2013
    Oblivion - 2013
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  • Cloud Atlas - 2012
    Cloud Atlas - 2012
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  • Womb - 2010
    Womb - 2010
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  • Torna da Me (Black Mirror 2/1) - 2013
    Torna da Me (Black Mirror 2/1) - 2013
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Locandina
I ragazzi venuti dal Brasile - 1978

Insomma la fantascienza, la stessa che fa parte di quella parte dell’istinto umano che porta ad osare ed immaginare fino appunto a teorizzare la clonazione, oggi sembra più incline a metterci in guardia che a proseguire nella sperimentazione. Eppure forse, almeno un aspetto positivo la clonazione umana potrebbe anche averlo. Sempre in tema di fantascienza proviamo ad immaginare la seguente:

Immaginiamo di voler colonizzare un altro pianeta lontano centinaia di anni di viaggio interstellare. Quanta gente dovrebbe portare l’astronave, quanto dovrebbe essere grande e quante provviste? Considerando che la riproduzione tra consanguinei (a parte essere immorale) comporta l’indebolimento della specie, quante coppie dovrebbe portare l’astronave ipotizzando una media di due riproduzioni ogni 30 anni e senza combinazioni tra consanguinei? Centinaia. Considerato che la clonazione sia già un fatto mentre l’ibernazione ed il risveglio ancora solo un miraggio, pare quindi chiara la vera potenzialità di questa tecnica. Basterebbe un’astronave calcolata per tre persone – una donna che ogni 30 anni si riproduce da sé stessa, poi quando sbarcata sul pianeta si tira fuori dal laboratorio il resto del repertorio genetico di embrioni umani.

Ma abbiamo suggerito fin troppo al prossimo sceneggiatore di fantascienza, fermiamoci qui per ora. E speriamo che per ora si fermino qui anche gli scienziati. Forse l’uomo è destinato a dare il cambio a Dio un giorno. Non certo adesso.

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