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22:19 19 Agosto 2019
Pierre Moscovici, Commissario Europeo per l'Economia e Finanza

La solita euro-solfa: intimidazioni, dossieraggi fake, silenzi di comodo

© AFP 2019 / Emmanuel Dunand
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Marco Fontana
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Ed eccole arrivare, all'approssimarsi di un’importante tornata elettorale, puntuali come orologi svizzeri (anche se la Confederazione Elvetica non fa parte dell’UE), le dichiarazioni di fuoco di Bruxelles contro l'Italia.

Come spesso succede, il Belpaese non lascia dormire sonni tranquilli al Commissario europeo per gli affari economici e monetari, il francese Pierre Moscovici, che dunque deve sfogarsi così:

Servono riforme strutturali vere e credibili e misure per la crescita. E non è questione di essere duri, ma il debito deve calare. A maggio analizzeremo il documento e alla fine faremo tutte le valutazioni ma in base ai nostri conti. L'Italia sta soffrendo una situazione di stagnazione se non di recessione. E la situazione italiana è fonte di incertezza per tutta l'Eurozona. Chiedo all'Italia credibilità. Tutti devono rispettare le regole e rispettare gli impegni presi. È una questione di credibilità e di sostenibilità.

Eccole le frasi a effetto, quelle che fanno gongolare gli euro-benpensanti, quelle che non vengono dette per aiutare uno Stato membro e fondatore, ma per colpire i partiti brutti e cattivi come Lega e M5S che non si piegano come faceva il governo precedente. Moscovici sbraita con l’ennessimo attacco che, alla vigilia di una votazione dai probabili risvolti epocali, rappresenta il tentativo di conservare uno status quo che garantisce il potere all’èlite attuale. 

Per carità, nessuno vuol negare che l'Italia abbia dei problemi. L’economia del nostro Stivale è in affanno, con un Pil che cala vistosamente rispetto alle previsioni, con la fiducia di imprenditori e consumatori che si riduce, con un debito opprimente, con una disoccupazione che aumenta e così via. Ma sorge spontanea la domanda: e dove sarebbe la novità? Quale sarebbe l’emergenza che rischia di minare la solidità dell’Eurozona? È dalla fine degli anni del “boom” che l’Italia, come sistema-Paese, va a traino delle fortune di altre potenze: gran parte del tessuto imprenditoriale italiano vive di export, che di conseguenza deve guardare allo stato di salute dei partner europei e mondiali per continuare a prosperare. La situazione economica dell’Italia va quindi valutata in tale contesto. Prendiamo ad esempio la Germania, in cui a gennaio la produzione industriale ha segnato -0,8% e a febbraio segna +0,7%, mentre la Francia ha registrato +1,2% e +0,4%, dati col segno più ma comunque inferiori a quelli della produzione industriale italiana, che ha marcato rispettivamente +1,9% e +0,8% nei primi due mesi di quest'anno. Moscovici cosa ne pensa? Cosa ne dice? Nulla! Ha glissato...

L'indice italiano di produzione industriale torna utile ai soloni di Bruxelles solo quando è negativo. Quando invece va bene, probabilmente è un indice sovranista e manipolato dai troll, e magari anche un po’ razzista, quindi lo ignorano. E se sono Francia e Germania a mostrare performance non strabilianti, tanto per usare un eufemismo, allora Moscovici si gira dall’altra parte. 

Su questo sfondo prosegue il lavoro sporco dei giornalisti mainstream, che non si lasciano sfuggire nessuna occasione per gettare ombre sui conti dell'Italia e indirettamente - o anche direttamente - sul suo Governo. Ritornano a pubblicare dossieraggi per denunciare influenze esterne sulle prossime elezioni o sulla conduzione della politica nostrana. Il 28 marzo l’Espresso tuona "Esclusivo: così la Russia inonda di soldi il congresso di Verona". Il 6 aprile Open grida: "L'accusa di Repubblica: ecco il testo che prova l'appoggio di Putin a Lega e M5s", il 9 aprile Business Insider apre con la notizia "Infiltrata in una 'fabbrica di troll' russa". Titoli altisonanti e contenuti scioccanti che si rivelano fuffa non appena ci si rende conto dei verbi usati al condizionale (dovrebbe, potrebbe...) e si ragiona sull’uso dei troll fatto da tutti i partiti del mondo. E allora anche noi usiamo il condizionale e facciamo qualche ipotesi: la pattumiera di fake news orchestrate dai media di certi gruppi editoriali servono a sviare l’attenzione dei lettori dalla pessima situazione sociale ed economica di tutto il Vecchio Continente, in particolare di quegli Stati che si ergono a promotori della società giusta, aperta, buona, -free, -friendly eccetera. Questi dossieraggi a orologeria sono sempre inconsistenti, costruiti in base a indizi, a singole testimonianze del tutto prive di evidenze. Se non ci fosse stata la pronuncia negli Stati Uniti sul nulla di fatto per le indagini anti-Trump del Russiagate, qualche lettore poco attento poteva anche cascare nella solita trappola, ma ormai questi articoloni interessano solo ai fanatici col paraocchi e agli appassionati di fantapolitica. Genera invece molta inquietudine l'inconsistenza della classe dirigente comunitaria, che proprio non riesce a mettersi in discussione, ma preferisce ogni volta additare un nemico esterno come istigatore dello scontento degli elettori.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Tags:
Economia, euro, Svizzera, Italia, Bruxelles
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