13:55 26 Maggio 2019
MUOS

"No alla NATO: i giovani siciliani contro 70 anni di presenza militare in Sicilia" (VIDEO)

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Clara Statello
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Il 4 aprile 1949 veniva firmato il Patto Atlantico, una alleanza "difensiva" in opposizione al blocco sovietico, che solo dopo sei anni in risposta avrebbe siglato il Patto di Varsavia.

Benché l'accordo militare fosse volto alla difesa, la corsa agli armamenti e il posizionamento strategico provocarono diverse crisi militari che coinvolsero l'Italia, mettendo a rischio la sicurezza del territorio, in particolare della Sicilia, da sempre strategica per la sua posizione al centro del mediterraneo e al confine di tre continenti. Come ad esempio la crisi degli euromissili e la crisi con la Libia, quando la Sicilia diventò il target dei missili nucleari sovietici, a causa delle testate che gli USA dispiegarono a Comiso, e dei missili di Gheddafi lanciati su Lampedusa.

La fine del Patto di Varsavia non esaurì il ruolo della NATO, che modificò la sua strategia mirando all'espansione ad est e al controllo di territori strategici per risorse e posizione geografica, come il Medio Oriente.

La Sicilia diveniva sempre più il fronte delle nuove guerre della NATO per il dominio nell'area mediterranea e l'accerchiamento della Russia. Nel 2011 ha fatto da base per l'attacco alla Libia, con i cacciabombardieri che partivano dall'aeroporto di Trapani-Birgi, sottratto all'utilizzo civile. Successivamente nell'area di Niscemi è stato installato il MUOS, un sistema di comunicazione satellitare attraverso cui si trasmettono informazioni e si comandano a distanza utenti mobili come i droni, coinvolti in conflitti o esercitazioni militari. Sigonella è diventata la "capitale mondiale dei droni", veivoli sempre più automatizzati che permettono il pattugliamento delle zone di conflitto, come Donbass e Libia, e dei confini con la Russia. Nei mari siciliani si svolgono esercitazioni militari, come la Dynamic Manta, conclusasi un mese fa, volta a contenere l'attività russa nel Mediterraneo, che ha visto schierato anche un sottomarino nucleare.

Con la nuova dottrina nucleare USA, sostenuta da investimenti stellari di più di un trilione di dollari in trentanni nell'upgrade, ammodernamento e sviluppo di armi atomiche, il ruolo della Sicilia diventa sempre più strategico. E sempre più rischioso. La condizione di "portaerei del Mediterraneo" rende la regione il target di un possibile attacco o di rappresaglia. Rischio reso più concreto dopo che, con il Nuclear Posture Review del febbraio 2018, decade il principio della deterrenza. Il ricorso ad atomiche depotenziate da utilizzare chirugicamente per circoscrivere e limitare i danni, sembra infrangere una volta per sempre il tabù della guerra nucleare.

Zona riservata
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La presenza di basi e installazioni militari NATO e USA in Sicilia è silenziosa. Il coinvolgimento in esercitazioni o azioni belliche, l'installazione di antenne inquinanti come il Muos, la dotazione di armi sempre più sofisticate, non occupano le prime pagine dei giornali, non aprono i TG. Alcuni siciliani hanno imparato a convivere con l'occupazione militare. Altri provano ancora a ribellarsi. Sputnik Italia è stato Università di Catania, per chiedere agli studenti cosa pensano della presenza della NATO in Sicilia.

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70 anni NATO

"La Nato da 70 anni utilizza la nostra terra, la Sicilia, come un luogo di partenza per le sue aggressioni imperialiste. Lo abbiamo visto nel 2011 quando gli aeroporti militari: Sigonella, Birgi, che ha anche una funzione civile. Le basi venivano utilizzati per far decollare i caccia, che andavano a bombardare la Libia. La Sicilia non è un territorio di guerra, lo sviluppo non passa certamente per i piani imperialisti degli Stati Uniti”.

“Il Muos è il sistema di comunicazione satellitare che monitora la situazione nel Mideterraneo, occupa una posizione strategica in Sicilia: espone ai siciliani un alto rischio di guerra e di conflitti. Noi invece esprimiamo la nostra volontà, quella di uscire dalla Nato”.

“Sono contrario alla Nato, perchè spendiamo ogni anno mlrdi euro che potrebbero essere destinati alle spese sociali, per sistemare le nostre scuole e metterle in sicurezza e fare l’unica grande opera di cui ha bisogno questo paese, la messa in sicurezza dei territori dei lavoratori nei luoghi di lavoro”.

“Mentre i nostri governanti si riempono la bocca con le parole come “patria” o “sovranità nazionale”, spesso si dimentica che sul nostro territorio nazionaleci sono più 10 basi statunitense correspettive 120 testate nucleari. Ritengo che la vera invasione che va avandi da 70 e più anni è proprio la loro, quella struttura statunitense, militare ed economica”.

Il premier italiano Paolo Gentiloni
© REUTERS / Remo Casilli

“Le basi Nato sono un pericolo sicuramente per i siciliani in primis, gli italiani e tutti i cittadini del mondo. In Sicilia, per esempio, alcuni anni fa l’uso delle basi per i raid contro Gheddafi ha messo a rischio tutti gli abitanti dell’isola. Quindi, secondo me, le basi vanno smantellate immediatamente perchè non è giusto mettere a rischio la vita delle persone che abitano questa terra bellissima”.

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