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00:42 21 Settembre 2019
La situazione in Mozambico

Ciclone in Mozambico: russi e italiani insieme per aiutare i locali

© Foto : Svetlana Fain
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Il ciclone tropicale Idai dal 4 al 21 marzo ha colpito milioni di persone in Mozambico, Malawi e Zimbabwe provocando inondazioni che hanno distrutto case e causato interruzioni di elettricità. Il numero di morti e dispersi è nelle migliaia.

Secondo i dati riportati dalla Croce Rossa, almeno 1000 persone sono morte dopo le inondazioni causate dal ciclone in Mozambico, e la città di Beira, la seconda più grande del paese, è stata completamente distrutta.

Svetlana Fain
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Svetlana Fain

Sputnik Italia ha deciso d'informarsi di più sulla situazione nella regione intervistando Svetlana Fain, Coordinatrice della Comunità di Sant’Egidio a Mosca e insegnante d’Italiano presso l’Accademia per il Commercio Estero, che ci ha parlato delle condizioni degli abitanti di Beira, la città più colpita da questa tragedia.

– Cosa l’ha ispirata a fare volontariato con la Comunità?

– Ho conosciuto questi amici italiani della comunità di Sant’Egidio e ho iniziato a fare volontariato sia perché mi piaceva l’amicizia che vedevo tra di loro ma soprattutto ammiravo quello facevano nei confronti di persone che vedevano per la prima volta. L’ho fatto in particolare per il desiderio di cambiare, per rendere la vita più umana, di non fermarsi davanti alle persone in difficoltà e di cercare di cambiare qualcosa. Qui a Mosca abbiamo iniziato a visitare le persone anziane in istituto, ed è stata una scoperta, la scoperta di un altro mondo. Ci raccontavano cose che avevamo letto nei libri di storia, mentre il davanti a me avevo un pezzo di questa storia. Uno spessore di vita che ti colpisce. Sono persone che ti danno tantissimo. Come ad esempio una signora alla quale era morto il marito nella prima guerra mondiale. Io fino a quel momento avevo guardato alla prima guerra mondiale come qualcosa di lontanissimo, come le guerre napoleoniche, invece davanti a me avevo una persona che aveva vissuto quel periodo storico che mi parlava e mi raccontava la sua vita.

La situazione in Mozambico
© Foto : Svetlana Fain
La situazione in Mozambico

– Da quanto lavora con la Comunità di Sant’Egidio?

– La comunità è nata a Roma 51 anni fa, nel 68, e poi si è diffusa in una settantina di paesi del mondo, compresa la Russia. Noi abbiamo cominciato qui in Russia con gli amici della comunità di Sant’Egidio a metà degli anni 90. Qui a Mosca ci occupiamo dei poveri, degli anziani, dei bambini, dei senza fissa dimora.

La Comunità di Sant’Egidio è molto nota in Mozambico perché questa nel 1992, quando fu firmato l’accordo di pace che mise fine alla guerra civile durata 13 anni portando via la vita di un milione di persone, lavorò duramente come mediatore di pace tra le due fazioni. La comunità è anche nota grazie al programma DREAM, dedicato alla cura dell’AIDS, dell’HIV e nella lotta alla malnutrizione e altre malattie.

– È stata una sua decisione quella di andare in Mozambico?

La situazione in Mozambico
© Foto : Svetlana Fain
La situazione in Mozambico

– Sì, è stata una mia decisione. Da quando nel 2002 la comunità ha cominciato il programma DREAM, ho visto che c’erano europei che andavano in Africa per questo programma e l’idea mi era piaciuta. (...) Era stato sempre il mio sogno, però tutti i volontari che vanno in Mozambico lo fanno a spese proprie. Quindi ci ho messo un pò di anni perché il biglietto era caro e solo nel 2007 ho capito di avere abbastanza soldi per comprarlo. Così ho chiesto agli amici della comunità in Africa e sono arrivata in Mozambico con l’idea che sarebbe stata l’esperienza di una volta, (...) arrivi, aiuti, scopri e poi torni alla tua vita normale.

A un certo punto quando sono arrivata e cominciato ad aiutare ho capito che non sarei potuta non tornare. Li vedi gente meravigliosa, perché i mozambicani sono persone eccezionali. Molte persone li sono sieropositivi e partecipano al programma DREAM, e nonostante questa loro fragilità, molti di loro si curano nel programma, partecipano per aiutare altre persone a fare la cura, hanno le loro famiglie, crescono i loro figli, molti sono tornati a scuola perché non avevano potuto studiare a causa della guerra. Nel loro tempo libero vanno a trovare gli anziani, ad aiutare i bambini, cioè fanno cose gratuite nonostante siano poveri. (...) Vogliono vivere la comunità e restituire la fetta che hanno ricevuto. Questo mi ha colpito molto nel 2007 e ancora oggi dopo il ciclone, dopo aver perso tutto, e invece di lamentarsi che non hanno più niente, magari come farei io, loro aiutano gli altri. (...) Dalla prima volta che sono arrivata lì ho capito che con questo programma è possibile aiutare la gente a vivere, che questo programma è la VITA, che è una soluzione. Salvi le persone dalla morte e gli aiuti a vivere.

– Qual è la situazione in Mozambico dopo il ciclone?

– La situazione è tragica. Il ciclone si è abbattuto nella parte centrale del Mozambico, in particolare sul capoluogo della provincia di Sofala, Beira, che è la seconda città del paese per popolazione. È una città portuale con circa mezzo milione di abitanti, un porto importante anche per i paesi vicini che non hanno sbocchi sul mare. La città era già povera prima del disastro, con tantissime persone che vivevano in case di paglia, di fango e in baracche, e proprio questa zona è stata colpita dal ciclone che ha distrutto tutto, il 90% della città praticamente. Tutte queste baraccopoli non esistono più. Ma non sono state risparmiate molte strutture normali che o sono crollate o sono state danneggiate. Di conseguenza ci sono tantissimi sfollati che sono andati a rifugiarsi in quei pochi edifici rimasti in piedi, come scuole e palazzi cittadini. La gente non ha niente da mangiare e inoltre i raccolti sono stati distrutti dal ciclone perché è tutto sott’acqua. Il problema principale, oltre alla mancanza di cibo, è l’accesso all’acqua potabile. Infatti gli ospedali sono pieni di persone con la dissenteria, ci persino casi di colera, in poche parole: l’acqua è contaminata. (...) Devo dire che gli amici della comunità di Sant’Egidio lì a Beira sono impressionanti perché tanti di loro hanno perso casa, e lavorano comunque tantissimo per aiutare gli altri. (...) Li ci sono due centri DREAM che sono rimasti in piedi, tra i quali il Centro Nutrizionale dove centinaia di bambini poveri e mamme con bambini piccoli vanno a mangiare, che, nonostante i danni (ci sono buchi nei tetti e nelle pareti), continuano a funzionare. In uno di questi due centri, che si trova all’interno di uno dei quartieri rasi al suolo dal disastro naturale, hanno trovato rifugio circa 400 persone.

– Ci sono problemi con i collegamenti aerei e in generale con le vie di comunicazione?

– Il collegamento aereo adesso è stato ripristinato, l’aeroporto è stato chiuso per due o tre giorni ed è stato riaperto con varie difficoltà. Adesso pare che funzioni bene e hanno anche riaperto la strada (...) dalla capitale Maputo a Beira, che era stata interrotta a causa del ciclone. Le comunicazioni ricominciano a funzionare: sono rimasti più di una settimana tagliati fuori dal mondo, non si riusciva ad avere notizie. (...) Inoltre erano rimasti senza elettricità e adesso quest’ultima per fortuna comincia a essere di nuovo disponibile. Penso ci vorranno mesi se non anni per ripristinare tutto.

– Ci tornerà questa estate?

– Si, sicuramente.

È possibile fare donazioni per aiutare le vittime del ciclone Idai andando sul sito della Comunità di Sant'Egidio.

La comunità di Sant’Egidio collabora con il Ministero degli Affari Esteri della Russia già dalla fine degli anni ‘80 e dall’inizio degli anni ‘90, ha ricordato il direttore del primo dipartimento europeo del Ministero degli Esteri della Russia Aleksey Paramonov. Secondo lui la Comunità di Sant’Egidio impersona “lo spirito di Roma”, lo spirito del dialogo e della pace, il che conferma tutta l’attività cinquantennale di questo movimento cristiano.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Aiuti, Italia, Russia, Ciclone, Mozambico
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