Widgets Magazine
00:41 21 Settembre 2019
Euro

20 anni di Euro, quali scenari futuri?

© Foto : Pixabay
Opinioni
URL abbreviato
Di
4100
Seguici su

Le divergenze economiche in Europa sono sempre più evidenti, il progetto della moneta unica non si è rivelato quel sogno idilliaco che avrebbe ancor più unito gli Stati membri. Dopo 20 lunghi anni di euro e di errori quali scenari attende la moneta unica?

In vista delle elezioni europee torna sotto ai riflettori anche la questione dell’euro: gli elettori dovranno scegliere il modello di Europa che vorrebbero e senza dubbio la moneta unica giocherà un ruolo importante in questo contesto. Dopo 20 anni di euro non tutti i Paesi europei ci hanno guadagnato, anzi, nel caso dell’Italia il sistema della moneta unica sembra aver portato parecchi danni all’economia.

Che cosa non ha funzionato nel progetto euro? La moneta unica si salverà o la sua deflagrazione è inevitabile? Sputnik Italia ne ha parlato con Antonio Maria Rinaldi, economista, professore di politica economica alla Link Campus University di Roma.

– Professore Rinaldi, quali effetti hanno provocato i 20 anni di euro sull’economia italiana?

– Parliamo in realtà di 20 anni di cambio fisso che risale al 30 dicembre 1998 con decorrenza dal primo gennaio 1999, la moneta euro in mano l’abbiamo avuta dal primo gennaio 2002. L’euro significa molto di più, non vuol dire infatti aver soltanto cambiato moneta, ma aver abbracciato un modello economico completamente diverso. L’euro è solo uno degli strumenti di cui si avvale questa nuova politica economica, diametralmente opposta alla politica sulla quale si fondava il sistema economico italiano. L’architettura euro si fonda sulla stabilità dei prezzi, il controllo quasi fobico dell’inflazione, sul rigore dei conti pubblici fino a perseguire il pareggio di bilancio come presupposto per la crescita.

L’Italia aveva tutto un altro modello: una costituzione economica con un’impronta molto keynesiana che dava la possibilità allo Stato di intervenire a correzione. In Europa gli aiuti di Stato sono vietati. Quindi in Italia non siamo più riusciti ad avere delle correzioni, non si è più data alla politica la possibilità di poter intervenire in caso di correzione. Le regole quindi nel sistema dell’euro sono utilizzate come delle mannaie nei confronti degli Stati che non le rispettano, noi in Italia ne sappiamo qualcosa…Qualsiasi governo di qualsiasi colore politico ben poco avrebbe potuto fare per invertire questa tendenza. È necessario che gli Stati nazionali si riprendano la possibilità di intervenire, ora non è possibile. Questo è il vero problema. Inoltre questo sistema si è irrigidito da Maastricht ad oggi. Nessuno ha avuto il coraggio di dire che stavamo sbagliando.

– L’adesione all’euro ha avuto un impatto negativo sull’economia italiana. Entrarci è stata dura, ma uscire dall’euro non sarà altrettanto difficile, se non ancora più rischioso?

– Io imposterei il discorso in un’altra maniera. Noi adesso dobbiamo fare di tutto per poter modificare questa costruzione errata. Abbiamo a disposizione il rinnovo del Parlamento Europeo il 26 maggio, questa sarà un’occasione ottima per poter dire quale Europa vogliamo. Le elezioni europee quest’anno hanno una valenza estremamente importante, i cittadini europei dovranno dire quale Europa vogliono, non è di certo quella perseguita ed imposta fino ad oggi. Lì è la vera sfida.

Se si riuscirà in modo democratico a modificare radicalmente le regole, in modo tale che vadano bene per tutti, se l’economia reale ritornerà al centro dell’attenzione e non gli interessi delle grandi multinazionali, allora si potrà instaurare un proficuo percorso. Se questo non dovesse avvenire probabilmente ci troveremmo in situazioni di estrema crisi per cui si renderà necessario uscire dall’euro.

Mi auguro che si riesca a trovare una soluzione migliorativa, se questo non dovesse accadere inevitabilmente saremmo costretti per gravissime crisi a prendere anche in considerazione l’opzione di uscita, o meglio di deflagrazione. Non saremmo noi ad uscire, sarà l’euro a rompersi da solo. Siamo certi di avere una classe politica in grado di poter gestire in modo ottimale un’uscita non disordinata? Abbiamo bisogno di una classe politica che faccia veramente gli interessi del Paese.

– Quali scenari prevede per l’euro quindi? Un’uscita concordata dell’Italia e di altri Paesi dalla moneta unica o ritiene più probabile una rottura dell’eurozona?

– Mi auguro che ci sia un percorso già concordato con gli altri Paesi. Mi rifiuto di credere che un esperimento della portata dell’euro non abbia già dei piani ben precisi per un’uscita coordinata. Altrimenti i vari Paesi avrebbero enormi disagi. Mi auguro perciò che le istituzioni lo abbiano calcolato. Se dovesse andare storto qualcosa, siamo realmente pronti? È lo stesso motivo per il quale noi abbiamo degli eserciti: nessuno vuole la guerra, ma è necessario che l’esercito sia pronto. È lo stesso identico principio. Sarebbe comunque un passaggio successivo a tutti i tentativi possibili per cercare di cambiare rotta verso un sistema che si adegui alle esigenze di tutti. In Italia noi prima d’ora non abbiamo mai avuto 5 milioni di poveri, le aziende chiudono e i giovani sono costretti ad andare all’estero. Le responsabilità dell’Unione Europea sono immense.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

Correlati:

Schulz: “Senza l’euro la Germania dovrebbe temere non la Cina, ma l’Italia”
L'Italia può abbandonare la zona dell'euro?
L'Italia fuori dall’euro: catastrofe?
Tags:
euro, Italia, UE
RegolamentoDiscussione
Commenta via FacebookCommenta via Sputnik