00:40 14 Novembre 2019
Migranti in Italia

Le ragioni dei populisti sull’immigrazione, esce libro di Daniele Scalea

© AP Photo / Emilio Morenatti
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Il rifiuto dell'immigrazione di massa è ormai giunto al governo ma ancora continua, nel racconto mediatico, a essere descritto come una reazione irrazionale, "razzista". L'allarme popolare per la crisi migratoria è invece molto razionale e si fonda su una corretta percezione delle sue conseguenze demografiche, culturali, economiche, sociali e d'ordine pubblico.

Al contrario è la linea d'entusiastica accoglienza ai flussi più massicci a fondarsi sull'ideologia: una riproposizione dell'utopia dell'uomo nuovo con l'immigrato al posto del proletario, strumento per distruggere l'ordine tradizionale ed erigere nuovi esperimenti d'ingegneria sociale sulle ceneri degli Stati-nazione, sostiene nel suo volume “Immigrazione. Le ragioni dei populisti” (Historica, 2019) Daniele Scalea co-fondatore e presidente del think thank Centro Studi politici e strategici Machiavelli. Sputnik Italia ha raggiunto l’autore di questo libro per un approfondimento su uno dei temi più centrali dell’ultima stagione politica.

Daniele Scalea
© Foto : fornita da Daniele Scalea
Daniele Scalea

– Daniele, qual è l’idea principale del tuo volume? 

– La tesi di fondo è che, a dispetto della narrazione dominante secondo cui chi si oppone all'immigrazione di massa lo farebbe perché mosso da impulsi irrazionali ("xenofobia", "razzismo", "fake news"), in realtà vi sono ottime ragioni per criticare l'immigrazione incontrollata e la società multiculturale. Nel libro cerco di esporre le principali, spaziando dalla demografia all'economia, dalla sicurezza agli aspetti socio-culturali.

Il libro di Daniele Scalea
© Foto : Daniele Scalea
Il libro di Daniele Scalea

– Nel libro tu lanci allarme sul futuro della demografia italiana e sostieni che già prima della fine di questo secolo, gli italiani “etnici” perderanno la maggioranza assoluta nel Paese. Su quali fonti è basata questa tua valutazione?

– L'Istat ci dice quanti sono oggi gli stranieri regolari residenti (5 milioni), quanti gli stranieri naturalizzati nell'ultimo ventennio (circa 900.000). Applicando i tassi di crescita naturale della popolazione italiana possiamo stimare a quanto ammonteranno questi segmenti di popolazione tra alcuni anni. Sempre una pubblicazione Istat del 2017 ci informa che fino al 2065 dovrebbero giungere in Italia altri 14,4 milioni di immigrati. Elaborando e sommando queste cifre si ottiene, per l'anno 2065, una componente di stranieri o discendenti di stranieri di recente immigrazione (parliamo di una o due generazioni) superiore al 40%. Il trend è chiaro e in linea con le previsioni demografiche relative a molti altri grandi Paesi "multiculturali" dell'Europa. Già oggi sperimentiamo difficoltà d'integrazione tra le seconde e le terze generazioni di immigrati, e il crescere del numero di stranieri non farà altro che esacerbarli creando ghetti etnici e precludendo l'assimilazione all'interno delle nazioni europee. Per questo è molto verosimile che i "nuovi italiani", così come i "nuovi francesi", "nuovi tedeschi" ecc., più che unirsi ai "vecchi" andranno a rimpiazzarli.

– Visto che il livello dell’disoccupazione in Italia rimane ancora purtroppo molto alto, esiste una visione abbastanza diffusa che gli immigrati rubano il lavoro agli italiani. Condividi questo parere? Che tipo di ripercussioni potrebbe avere fenomeno immigrazione di massa sull’economia italiana e sullo stile di vita del Paese?

– I "benpensanti" dicono che "gli immigrati fanno i lavori che gli italiani non vogliono più fare", ma anche numerosi economisti, che cito nel libro, smentiscono quest'idea del resto controintuitiva (il problema è sempre l'incontro tra domanda e offerta, vale a dire che ogni lavoro diviene appetibile se pagato in maniera adeguata). Per quanto i media e i burocrati delle organizzazioni internazionali magnifichino i benefici economici dell'immigrazione, gli studi empirici non hanno consegnato risultati conclusivi sul tema: anzi, la maggior parte propende per effetti negativi su salari e occupazione. Uno studioso di fama come George Borjas, economista di Harvard e figlio di immigrati, sostiene da tempo che l'immigrazione si stia traducendo in una massiccia redistribuzione di ricchezza dai poveri (che competono con gli immigrati per i posti di lavoro e i sussidi sociali) ai ricchi (che si servono dei servizi a buon mercato degli immigrati).

– Quale ricetta proponi? È ancora possibile promuovere in Italia una immigrazione sostenibile?

– Un'immigrazione sostenibile è un flusso che non danneggia i popoli che la ricevono. Necessariamente essa dev'essere contenuta numericamente e regolarizzata: non c'è nulla di "sostenibile" in ondate di migranti clandestini che si riversano su una nazione in numeri tali da pareggiarne la popolazione nel giro di cento o centocinquant'anni. Oltre al fattore quantitativo pesa quello qualitativo: per quanto possibile un Paese dovrebbe accogliere quegli immigrati che portano talenti e capacità che nel Paese stesso sono carenti; non lavoratori chiamati a rimpiazzare quelli autoctoni perché più docili e disposti ad accettare salari minori. Infine, ma è il punto più importante, gli immigrati vanno assimilati. Anche "integrarli" sotto forma di comunità che mantengono identità, usi, costumi e regole distinte da quelle della nazione ospite non è un'immigrazione, è un'invasione. I ghetti d'immigrati di singole nazionalità sono colonie etniche. Assimilare significa invece che l'immigrato, e a maggior ragione i suoi figli e nipoti, diventano in tutto e per tutto italiani, senza sentirsi "diversi", collegati a visioni del mondo e pratiche culturali estranee all'Italia, senza pratica endogamia e così via. Esattamente ciò che era sempre successo con l'immigrazione prima che cominciasse quella di massa negli ultimi decenni.

– Il governo ha varato una serie dei decreti mirati a “proteggere” Italia “dall’invasione”. Uno di questi è stata la famosa direttiva del ministro dell’Interno Matteo Salvini per “fermare gli sbarchi” che ha fatto tremare l’Europa. Queste misure, a tuo avviso, funzionano, specialmente nell’ottica delle accuse che hanno recentemente lanciato nei confronti dell’Italia gli "special rapporters" dell’ONU “per i ripetuti episodi di xenofobia”?

La nave Dattilo arriva nel porto di Valencia
© Sputnik . Alejandro Martinez Velez

La riduzione degli sbarchi è sotto gli occhi di tutti: il primo trimestre 2019 ha fatto registrare cali di quasi il 100% rispetto allo stesso periodo del 2018 o del 2017 - a dimostrazione che non è vero che Salvini starebbe solo beneficiando delle misure intraprese da Minniti. Per quanto riguarda le accuse di una "emergenza razzismo" in Italia, non sorprende che burocrati ONU ideologicamente vicini alla Sinistra italiana riprendano le stesse idee che circolano al suo interno. Ma nel corso dell'ultimo anno ne abbiamo visti di "gravi atti razzisti" rivelatisi delle bufale: basti ricordare l'uovo lanciato a Daisy Osakue. All'estero però, sulla scorta della narrativa dei media e politici di Sinistra nostrani, passò il messaggio di una "aggressione razzista": una pseudo-giornalista ben nota in Italia e oggi di moda negli Usa arrivò a dire ai suoi seguaci anglofoni che il Governo italiano stesse praticando misure repressive verso coloro "non di razza pura". Purtroppo molti all'estero non parlano italiano, accedono alle informazioni solo di seconda mano, e la maggior parte di queste mani sono così lorde da sporcarle con propaganda e travisamenti inaccettabili.

– Il tema dell’immigrazione, che sicuramente richiede responsabilità condivisa di tutti 27 membri dell’Ue, rimane un grande mal di testa e punto debole dell’Unione, che in tutti questi anni non è riuscita a trovare una soluzione degna. Come, a tuo avviso, giocheranno questa “carta” i populisti durante le europee del maggio 2019?

– Tutte le forze di Sinistra - socialisti, verdi, liberali - e una parte di quelle di Centro-Destra (aderenti al PPE di molti Paesi occidentali e nordici) aderiscono alla visione del multiculturalismo: negano che la nazione abbia ancora valore, esaltano i flussi migratori che stanno creando nuove società frammentate al loro interno in ghetti etnici. Del resto, nell'ottica di un super-Stato europeo, le nazioni possono essere distrutte a cuor leggero. I partiti sovranisti di tutta Europa rifiutano questo progetto sconsiderato e desiderano mantenere gli attuali Stati-nazione, far sì che le culture europee rimangano quelle predominanti in ciascuno Stato. La vera posta in palio nelle elezioni di maggio sarà questa: da una parte coloro che vogliono sciogliere le nazioni in una grande UE retta da burocrati e popolata da un mosaico di genti provenienti da tutto il mondo, dall'altra chi vuole la sopravvivenza delle nazioni democratiche europee. Saranno gli elettori a scegliere.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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Crisi dei migranti, Immigrazione
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