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06:39 23 Luglio 2019
Un gioco Indovina chi

Сattolico? Parla russo? “Indovina chi” sarà il nuovo presidente della Commissione Europea

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Mario Sommossa
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Il 26 maggio si terranno le elezioni per il Parlamento Europeo. Per ora non è certo se vi parteciperanno anche gli elettori britannici, vista l’incertezza in merito alla Brexit. Probabilmente così non sarà, quindi, per la prima volta dopo tanti anni, i Paesi rappresentati saranno 27 anziché 28. L’assenza dei britannici apre parte dei posti da loro occupati a deputati aggiuntivi per alcuni Paesi membri.

L’assenza dei britannici apre parte dei posti da loro occupati a deputati aggiuntivi per alcuni Paesi membri.

ll Parlamento europeo conta oggi 751 seggi, il numero massimo consentito dai trattati UE. Di questi, 73 seggi erano assegnati al Regno Unito, lo stesso numero dell’Italia. La decisione prevede di redistribuire 27 di questi seggi ad altri e tenerne da parte 46 per possibili future adesioni. Quindi il numero di parlamentari totali eletti per la prossima legislatura sarà, secondo questo sistema, 705. La Spagna e la Francia vedranno aumentare il numero dei propri deputati di 5 ciascuna, mentre l’Italia ne avrà 3 in più.

Secondo gli accordi presi a livello intergovernativo, la nuova Presidenza della Commissione sarà assegnata al candidato del partito (si intende: Gruppo Parlamentare europeo) che avrà ottenuto il maggior numero di seggi. In precedenza, il Presidente era designato dalla maggioranza qualificata dei componenti il Consiglio Europeo (cioè dai Governi) e il Parlamento si doveva limitare a ratificare, oppure no, quella nomina. Nel febbraio 2018 i Parlamentari di Strasburgo hanno approvato una risoluzione secondo la quale rifiuteranno di convalidare una nomina che non fosse esattamente quella ufficialmente annunciata dal partito uscito vincitore dalla consultazione elettorale.

I Gruppi hanno già cominciato a designare i propri candidati. Il Partito Popolare Europeo (PPE) presenterà il tedesco Manfred Weber, l’Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici (S&D) punterà sull’olandese Frans Timmermans, i Conservatori e Riformisti (ECR) sul ceco Jan Zahradil, la Sinistra Unitaria Europea (EUL/NGL) propone invece due candidati: Violeta Tomic (slovena) e Nico Cué (spagnolo). L’Alleanza dei Liberali e Democratici (ALDE) ha scelto di proporne addirittura sette tra cui il leader Guy Verhofstadt e la Commissaria danese Margrethe Vestager. L’ALDE ritiene che a guidare la Commissione debba essere un’intera squadra e chi farà che cosa sarà da decidere poi, a seguito delle elezioni.

Anche i Verdi (EGP) hanno deciso per più di un candidato: la tedesca Ska Keller e l’olandese Bas Eickout.

Infine, la Libera Alleanza Europea (ENF) ha optato per il prigioniero “politico” catalano Oriol Junqueras.

Altri possibili, ma futuri, gruppi parlamentari non hanno ancora resa pubblica la loro scelta.

Come si vede, i candidati potenziali Presidenti sono molti ma, salvo smentite provocate da un esito elettorale inatteso, i due più probabili sono il Popolare Weber e il Socialista Timmermans.

George Soros, Chairman of Soros Fund Management, listens during a seminar titled Charting A New Growth Path for the Euro Zone at the annual International Monetary Fund and World Bank meetings September 24, 2011 in Washington, DC.
© AFP 2019 / Brendan Smialowski

Il primo è nato in Baviera nel 1972 ed è entrato in politica giovanissimo iscrivendosi ai Cristiano Sociali bavaresi. Laureato in ingegneria, è diventato parlamentare regionale a ventinove anni, nel 2002, ma già nel 2004 si dimise per diventare parlamentare europeo. È un cattolico praticante che non stenteremmo a definire “integralista” e rappresenta l’ala più a destra del PPE. Si è dichiarato per una stretta sui flussi migratori, ma anche per un rigido rispetto del “patto di stabilità”. In politica estera è fortemente contrario alla Russia fino al punto da sostenere qualunque sanzione ed opporsi al gasdotto North Stream 2.

Il secondo, è nato nel 1961, parla benissimo l’italiano perché ha passato tutta l’adolescenza a Roma ove suo padre lavorava presso l’Ambasciata olandese. Prima della politica, ha prestato servizio presso il suo Ministero degli Esteri e poi a Mosca, nell’Ambasciata del suo Paese. Oltre a olandese e italiano, parla francese, inglese, russo e tedesco. Si è laureato in lingua e letteratura francese. Tra il 2012 e il 2104 è stato anche Ministro degli esteri dell’Olanda e si è sempre battuto per un’Europa più integrata, con particolari attenzioni al mondo del lavoro e alla creazione di opportunità di impiego per i giovani europei.

Anche se parte svantaggiato, giocherà la sua partita il rappresentante dei Conservatori, Zahradil. È un ceco laureato in chimica a Praga e, tra il 1995 е il 1997 è stato consigliere politico di Vaclav Klaus. È arrivato a Strasburgo nel 2004 ma è contrario a dare troppo potere al Parlamento Europeo. Si è infatti pronunciato contro la sua potestà di designare il Presidente della Commissione e sostiene che i Parlamenti nazionali dovrebbero, nelle questioni europee, avere più voce in capitolo di quanta ne abbiano oggi.

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© Sputnik . Alexey Vitvitsky

L’attuale Parlamento si è, di fatto, basato su una tacita alleanza tra i due maggiori partiti, il PPE e lo S&D, ma entrambi sembrano voler oggi rinnegare i loro accordi passati e puntare su possibili alleanze alternative.

Il risultato del voto non è per nulla scontato e, di conseguenza, nemmeno la composizione della futura Commissione. Purtroppo, la tendenza dell’elettorato sembra orientata più a punire le inefficienze e la burocratizzazione eccessiva degli organi comunitari del passato che a cercare un miglioramento per il futuro. Con grande gioia di tutte le altre potenze mondiali che traggono maggiori vantaggi dai rapporti bilaterali con gli Stati membri che dal doversi confrontare con una Europa veramente unita.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Elezioni europee 2019, Europa, UE, Gran Bretagna, Europarlamento, Commissione Europea, Parlamento Europeo, elezioni
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