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20:27 12 Novembre 2019
Il presidente cinese Xi Jinping con la moglie e il presidente del parlamento siciliano Gianfranco Miccisce a Palermo.

La Cina punta su Palermo, e Palermo punta sulla Cina

© REUTERS / Guglielmo Mangiapane
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Se in Italia la visita di Xi Jinping ha causato polemiche, a Palermo ha messo tutti (quasi) d'accordo.

Il presidente della Regione Sicilia, Nello Musumeci, il presidente dell'ARS Gianfranco Miccichè, il sindaco di Palermo Leoluca Orlando sperano in una implementazione delle relazioni economiche, commerciali e culturali tra Sicilia e Cina. La trasformazione del gigante asiatico da "fabbrica del mondo" a "economia di diffuso benessere", ha creato qualcosa come 1,3 mld di nuovi consumatori, incuriositi dai prodotti siciliani e soprattutto disposti a spendere un sacco di soldi per gustare le arance rosse, il vino, i salumi etc. Non solo un'occasione di trovare un fruttuoso sbocco per l'export, ma anche di aumentare gli ingressi turistici dalla Cina.

Ovviamente non si tratta solo di arance e pupi, come quelli omaggiati al Presidente cinese, ma di preparare la strada per l'inclusione della Sicilia nella Belt and Road.

Dice chiaramente il Presidente della Regione: "esistono tutte le condizioni" ma "intercettare la via della seta significa avere infrastrutture competitive", quindi bisogna lavorare con il governo nazionale per "arrivare preparati a questo appuntamento".

Per il momento, quindi, la via della Seta è lontana. Ma la Sicilia ha l'occasione di approfittare degli interessi della Cina sulla zona, in particolare sull'Africa, per diventare un hub nel Mediterraneo. A parlare di hub è proprio Michele Geraci, sottosegretario allo Sviluppo Economico in quota Lega, nonché organizzatore della visita di Xi Jinping a Palermo.

La posizione strategica della Sicilia potrebbe infatti essere la vera ragione che ha spinto Xi Jinping alla scelta dell'isola come seconda tappa nel bel paese. Con il progetto della Via della Seta, la Cina vuole aprirsi la strada alla leadership negli scambi nel continente euroasiatico. E lo fa proponendo "la ricetta cinese", ovvero un nuovo modello di relazioni commerciali basato sul principio "win win", come ci spiega una studentessa cinese residente a Palermo che abbiamo intervistato nel video, un principio di reciprocità negli scambi in cui tutti gli attori vincono. La Sicilia è il punto di congiuzione del Mediterraneo, un mare che negli ultimi anni ha visto aumentare la propria importanza strategica.

Non sappiamo con esattezza se la Cina punta su Palermo, ma sappiamo che Palermo punta sulla Cina per riacquistare il suo status di capitale industriale, politica e culturale del Mediterraneo.

Il sindaco Leoluca Orlando ha compreso bene che, a prescindere dalle ragioni, la visita del presidente cinese è una grande occasione per attirare investimenti, portare avanti progetti di modernizzazione, riqualificazione, implementare nuove tecnologie, avviare scambi culturali e promuovere il turismo, con ripercussioni strutturali non solo sulla città ma sull'intera regione. Per questo è stato consegnato all'ambasciatore cinese il dossier "Palermo 2030", ovvero l'ambizioso progetto a lungo termine che mira a trasformare la città nella "porta del Mediterraneo" che collega l'Europa all'Africa e all'Asia, per ritrovare l'importanza geopolitica di un tempo, non solo della città ma della Sicilia. Un dossier in cui viene sottolineata la vocazione internazionale, multiculturale, geostrategica e turistica della città, presenta le potenzialità economiche della città e propone un modello di sviluppo che si potrebbe coniugare con gli interessi di investimento della Cina. Vengono delineati nuovi progetti di investimento, che potrebbero destare gli interessi di investitori cinesi, da portare avanti per mezzo di partnership tra pubblico, privati e università. Come la rivoluzione Smart City, ovvero l'utilizzo del 5G in diversi ambiti (turismo, sicurezza, università, porto), o la riqualificazione di porti e aree industriali, come l'area ex Fiat/Blutec di Termini Imerese. 

Nell'intervista a Sputnik Italia l'assessore all'Urbanistica di Palermo, Giusto Catania, ha parlato di prospettive che si aprono per Palermo e la Sicilia.

- Di che natura sono gli interessi cinesi sulla Sicilia?

- Ritengo che gli interessi della Cina sulla Sicilia si debbano ancora comprendere sino in fondo. Una cosa è certa: dopo aver investito moltissimo in Africa, è chiaro che la Cina abbia interesse a sviluppare il suo ambito di azione nel Mediterraneo e, da questo punto di vista, la Sicilia e Palermo svolgono un ruolo centrale. Io penso in particolare sul tema delle nuove tecnologie e dell'estensione del 5G.

- Ritiene possibile la riqualificazione di aree industriali come Termini Imerese, precisamente degli ex stabilimenti Fiat/Blutec, con il partneriato cinese?

- Nella provincia di Palermo sia l'area industriale di Termini Imerese che l'area di Carini sono stati sottoposti a un processo di destrutturazione quindi è ovvio che se si vuole pensare a un nuovo investimento industriale in Sicilia bisognerebbe partire da quelle due aree. Inoltre sul tema del porto io ritengo che ci sia stata una congettura fumosa. Non è immaginabile un investimento di quella portata incompatibile con tutti gli strumenti urbanistici della città e incompatibili con la vocazione di quell'area e con gli investimenti che sta facendo l'autorità portuale.

- L'adesione alla via della Cina ha suscitato una levata di scudi contro la "colonizzazione cinese e la svendita del paese. Ritiene fondate queste preoccupazioni?

- L'Italia deve stare nella competizione internazionale come un paese in grado di investire in nuove infrastrutture e nuove tecnologie. Se qualcuno pensa di preservare il paese evitando i rapporti con l'estero credo che abbia sbagliato strada. E' chiaro che il paese può essere in grado di ripensare la sua politica industriale facendo grandi investimenti sull'innovazione.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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Tags:
Via della Seta, Cooperazione, intesa, Xi Jinping, Italia, Cina
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