06:10 23 Aprile 2019
Plutonio

Il traffico di plutonio nei mari italiani

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Opinioni
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Tatiana Santi
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Le navi a perdere sui fondali marini italiani trasportavano rifiuti tossici, ma non solo, si trattava infatti anche di materiali nucleari molto costosi ad uso bellico.

Il plutonio a bordo delle navi scomparse sarebbe stato venduto ai Paesi del Medio Oriente e utilizzato dai Paesi NATO. A svelarlo un coraggioso libro inchiesta italiano.

© Foto : Grafica Città del Sole Edizioni
Il libro “Plutonio. Navi a perdere, vincerà chi avrà l’ultima bomba”

Il plutonio, materiale necessario per costruire bombe atomiche, è al centro del saggio “Plutonio. Navi a perdere, vincerà chi avrà l’ultima bomba” scritto da Monica Mistretta e Carlo Sarzani di S.Ippolito. Le navi affondate misteriosamente negli anni nei mari italiani non traportavano solo rifiuti tossici e scarti industriali. Secondo il libro inchiesta si sarebbe trattato anche del traffico di plutonio e di materiali radioattivi giunti in Italia dall’estero per essere riprocessati negli impianti dismessi e poi utilizzati nella costruzione di bombe atomiche. Il tutto dopo il referendum contro il nucleare.

Nella vicenda sarebbero coinvolte diverse società dei Paesi NATO. Da dove arrivano i quintali di plutonio in Italia, dove si trovano e verso quali Paesi erano destinati? Sputnik Italia ha raggiunto per un’intervista Monica Mistretta, giornalista d’inchiesta, autrice del libro “Plutonio. Navi a perdere, vincerà chi avrà l’ultima bomba”, edito da Città del Sole.

— Monica Mistretta, per iniziare ci parli di che cosa parla il suo libro.

— Fino ad oggi abbiamo legato la vicenda delle navi che scomparivano misteriosamente in mare ai rifiuti. Abbiamo cioè sempre pensato che queste navi che affondavano magari col mare completamente piatto e senza alcun tipo di problema, fossero legate allo smaltimento illegale dei rifiuti sui fondali marini italiani. In realtà io sono riuscita ad ottenere da una fonte, che rimane anonima, le bolle di alcune navi dell'epoca con quello che trasportavano. Ma cosa trasportavano queste navi?

Alcune navi venivano dagli Stati Uniti con l'uranio impoverito, arrivavano in Italia nel porto di Genova e lì dei camion portavano l'uranio impoverito nelle centrali nucleari italiane, dal 1987 l'Italia era uscita dal nucleare con un referendum e quindi sarebbero dovute essere centrali dismesse che si occupavano solo di smaltire i materiali nucleari presenti in Italia. In realtà no: arrivava del materiale dagli Stati Uniti e non solo, poi l'uranio impoverito usciva arricchito per tornare sulle navi ed essere inviato in Medio Oriente. Il materiale finiva in un Paese oggi sotto la lente di ingrandimento per il suo programma nucleare, ovvero l'Iran.

Alcuni materiali non venivano solo dagli Stati Uniti, a partire dagli anni '90 con la caduta dell'Unione Sovietica, alcuni di questi materiali con l'uranio impoverito venivano dalla Russia e venivano sempre riprocessati in Italia e di nuovo partivano per il Medio Oriente. Alcune di queste navi affondavano, non erano cariche di rifiuti, ma presentavano una radioattività di tipo alfa, ovvero quella del plutonio. Il plutonio non è un rifiuto, ma vale miliardi di dollari poiché serve per costruire le bombe atomiche. I paesi che non hanno l'atomica ne hanno bisogno come hanno bisogno dei macchinari per arricchire l'uranio, cioè quei macchinari che c'erano nelle centrali nucleari italiane che avrebbero dovuto essere chiuse…

— A proposito di plutonio, l'Italia potrebbe cedere una tonnellata di plutonio al Regno Unito, pagando a Londra duecento milioni di euro. Che cosa ne pensa di quest’accordo?

— La domanda da porsi è che cosa ci faccia tutta questa quantità di Plutonio in Italia e da dove venga. Il plutonio non è un materiale qualunque, ma è quello con cui si fabbricano le bombe atomiche. Nel mio libro ho formulato un’ipotesi dopo aver sentito il magistrato Francesco Neri, il quale negli anni '90 nella procura di Reggio Calabria si occupa di questo caso e mette le mani sulle bolle che io troverò soltanto nel 2018. Lui per primo fa questa ipotesi: le navi affondano perché sono depositi di materiali nucleari ad uso bellico, che potranno essere utilizzati in futuro dai Paesi NATO oppure essere venduti ai paesi del Medio Oriente.

Parlo di Paesi NATO perché in questa vicenda troviamo una società che faceva capo ad un inglese che faceva parte della marina militare britannica, troviamo società tedesche, troviamo la Deutsche Bank, troviamo anche Malta ed altri Stati. Fra i vari Paesi troviamo oltre alla Libia la Somalia, in particolare Bosaso dove muore la giornalista Ilaria Alpi. A Bosaso c'erano centri sia di "Gladio" oltre che l'intelligence iraniana. In Somalia era fortissima l'intelligence iraniana, come lo era nel mar Rosso e lo era nel Sudan. Poi nel libro parlerò anche di Malta e di aerei abbattuti che facevano la spola tra Malta e la Libia.

— Parliamo invece dell'Italia, dove si trovano questi depositi di plutonio?

— Secondo l'ipotesi che mi è stata confermata da Francesco Neri, questi depositi si trovano innanzi tutto nelle navi affondate, ma è un'ipotesi. È probabile che ci siano dei depositi di plutonio nelle ex centrali nucleari italiane, poiché è lì che venivano riprocessati i materiali come dimostrano le bolle delle navi. In un altro libro uscito quasi in contemporanea al mio "Il sud atomico", di Marisa Ingrosso, si parla di depositi nucleari ad uso bellico in Sicilia, e pare che uno dei magistrati che si stava occupando di uno di questi depositi in Sicilia fosse Paolo Borsellino.

— Il nucleare quindi, che in Italia dovrebbe essere un lontano ricordo, è invece attuale per quanto non se ne parli ...

— Nessuno si chiede da dove sia uscito tutto quel plutonio, perché con il rifiuto dell'Italia per il nucleare nel 1987 queste centrali avrebbero dovuto solo riprocessare e stoccare i materiali che noi già avevamo…da dove vengono quindi tutti questi quintali di plutonio? Il plutonio è un materiale ad uso bellico, non è un materiale di scarto ed è per questo che costava un sacco di soldi. È importante che la gente capisca che, quando si parla di plutonio, si parla di guerra.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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