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02:23 17 Luglio 2019
Tricolore italiano nella bandiera UK

BREXIT: Parola agli italiani a Londra

© Sputnik . Grafica A.Trovato
Opinioni
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Alessio Trovato
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Le elezioni europee si avvicinano e parlare di Brexit adesso può essere interessante ma anche molto facile da strumentalizzare. Sputnik Italia ha deciso di compiere una piccola indagine per i propri lettori lasciando direttamente la parola agli italiani in UK. Quali migliori inviati sul posto degli stessi connazionali che ci vivono?

La Brexit diventa un tema di discussione possibile alle strumentalizzazioni in clima di elezioni europee. Facile immaginare che gli euroscettici e sovranisti tenderanno ad usarla per dimostrare che non si tratti di un problema per nessuno, esattamente come gli europeisti entusiasti cercheranno di dimostrare che sia invece una catastrofe per la UK come per l’intera Europa. Chi vi scrive anche ha le sue teorie a riguardo ma meglio per una volta utilizzare lo spazio ‘opinioni’ del giornale per lasciare spazio appunto alle opinioni dei nostri stessi connazionali che vivono sul posto. Pensate che in tutta la Gran Bretagna solo all’Aire (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero) ci sono 350mila iscritti. Anche senza contare quindi coloro che ancora non si sono iscritti, che ancora non hanno deciso se trasferirsi definitivamente, studenti, esploratori e avventurieri, abbiamo comunque numeri impressionanti. La più grande comunità italiana all’estero. Perchè quindi non approfittarne e rivolgerci direttamente a loro per avere un parere?

Abbiamo deciso prima di tutto di rivolgerci alla ‘City’ e contattare dei professionisti che svolgono lì la propria attività da tempo, poi abbiamo cercato su internet ed infine trovato la collaborazione di un gruppo fb ben nutrito – ITALIANI A LONDRA – che ci ha permesso di raccogliere ulteriori utili testimonianze provenienti da vari ambienti sociali e lavorativi. L’idea è di sfruttare il formato online e le tecnologie a disposizione per sperimentare una forma di articolo un po’ diversa dal solito. Anche dopo la pubblicazione resteremo aperti alla raccolta di ulteriori testimonianze e ci ripromettiamo di aggiornare l’articolo nel tempo. Magari tra qualche anno potremo rispolverare questo materiale per confrontare le impressioni di oggi con quelle che saranno del dopo Brexit.

Le domande che abbiamo posto a tutti sono solamente due:

“cos'è cambiato finora concretamente per te dopo il referendum - cosa pensi, temi o speri possa cambiare dopo, quando l'uscita diverrà effettiva?”

Ecco le testimonianze raccolte pubblicate in ordine cronologico di arrivo

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Melania Bigini - infermiera specializzata
Melania Bigini - infermiera specializzata

Melania Bigini – infermiera specializzata di terapia intensiva in ospedale pubblico, a Londra da 3 anni

Personalmente credo che la situazione sia abbastanza statica. A partire da fine marzo i residenti europei potranno fare richiesta di "settlement status" che credo sia comparabile ad un visto che ci permetterà di vivere e lavorare in Inghilterra, i familiari di chi avrà questo status saranno agevolati poi se decideranno di trasferirsi anche loro qui. Per quanto riguarda il mio settore diciamo che questa è un altra storia.. sono infermiera di terapia intensiva in un ospedale pubblico di Londra e lavorativamente parlando non credo di correre il rischio di perdere il lavoro ma nel paese c'è già un grande problema di mancanza di infermieri e secondo me la Brexit potrà esacerbare ancora di più la cosa e ridurre la possibilità che infermieri europei decidano di venire a lavorare in inghilterra preferendo così altri paesi nell'area UE. Altra cosa, è già capitato di avere carenze a livello nazionale di farmaci, con un ‘no-deal’ con l'Europa non so come faranno ad importare farmaci e materiali necessari. Infine, il servizio sanitario nazionale qui è completamente gratuito ma comincia a circolare voce che se non ci sarà un no-deal, i cittadini dovranno cominciare a pagare dei ticket per poter usufruire dei vari servizi.


Laura Falciai - P.A. chirurgo G.Ferrando
Laura Falciai - P.A. chirurgo G.Ferrando

Laura Falciai - P.A. of Dr. Giovanni Ferrando – Chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica

Non ho personalmente notato una sostanziale differenza sul lavoro del Dr. Ferrando. Io mi occupo di far conoscere a persone nuove il Dottore, che è un esperto e capace chirurgo italiano, il quale, con la sia professionalità, esperienza, bravura e innato senso artistico, rappresenta il nostro paese nel Regno Unito in modo encomiabile. Mi occupo di organizzare anche gli appuntamenti e gli interventi, quindi sono a diretto contatto con molte persone e attività, quali cliniche, anestesisti, infermieri etc. Mentre nel campo medico, ad ora, non ho riscontrato un grande cambiamento, non posso negare che in generale si vive un clima di incertezza che ha portato ad una sensazione di delusione da parte soprattutto degli stranieri che sono in Inghilterra, i quali devono decidere se rimanere o no, più una sorta di preoccupazione da parte di chi possiede dei businesses. L’attesa di una definizione e’ sicuramente sentita con ansia da tutti. In più è innegabile che il governo si sta concentrando solo sul “deal” con L’Europa, trascurando sicuramente molti problemi presenti specialmente nelle grosse città e in Londra. Parlando con conoscenti che hanno votato Brexit, la maggior parte di loro vorrebbe tornare indietro a votare remain a questo punto. Ho riscontrato questo cambiamento di opinione soprattutto negli Inglesi e non negli stranieri. Infatti non molti sanno che tante persone che hanno votato per uscire sono europei, che avevano già ottenuto la cittadinanza. Europei, con cittadinanza Inglese, che hanno pensato di bloccare l’entrata di altri europei come loro per puro egoismo, senza pensare alle conseguenze. Trovo che questa sia la parte più assurda di tutto questo movimento. Nel frattempo Londra continua la sua vita, con il suo tube pieno di persone che vanno al lavoro ed i pubs alla domenica fully booked per il roast-beef del pranzo, le code in macchina, la gente che mangia per strada mentre va al lavoro, i ristoranti fully booked specialmente venerdì e sabato sera etc. Quello che ho imparato da questa nazione e’ la forza di andare comunque avanti, no matter what!

Mario Bucolo - imprenditore e fotografo
Mario Bucolo - imprenditore e fotografo

Mario Bucolo – Imprenditore e fotografo a Londra dal 2014 (startup Stay4Skills.com che offre la possibilità di essere ospitati gratuitamente in cambio di skills - Mapanurse.com che fornisce professional nurses on demand direttamente a domicilio - Blueworkers.uk che fornisce servizi di occupational health alle aziende)

Personalmente non è cambiato nulla se non aver evidenziato chi si lagna e chi vede opportunità in ogni caso. Spero in un no-deal così l'UK tornerà ad esser quella de "nebbia sulla manica, il Continente è isolato". Certo ci saranno dei problemi logistici all'inizio ma poi si apriranno tante altre opportunità. E' una mia visione da chi ha sempre considerato la Gran Bretagna come seconda patria e finalmente tra poco potrà essere cittadino inglese affiancando alla pari Italia e UK. In ogni caso si spera che la Brexit porti più ordine nell'immigrazione evitando di facilitare eccessivamente chi, come vedi spesso nei gruppi di italiani a Londra, arriva in UK senza conoscere la lingua, senza avere una professione e resta schiavo per anni di altri italiani che li sfruttano nel settore ristorazione. Ben vengano da tutto il mondo ma persone o specializzate o con la buona volontà di fare molti sacrifici per specializzarsi e crescere professionalmente, di lavapiatti a vita ne abbiamo piene le scatole, gente che non fa altro che lamentarsi degli inglesi, del clima etc senza dare un contributo reale. Attenzione il lavapiatti è un lavoro dignitosissimo che insegna molto e che consiglio a tutti... ma poi bisogna emergere.

Gianluca Di Marco
Gianluca Di Marco

Gialuca Di Marco, 23 anni trasferito in Inghilterra dal 2015, dapprima a Londra, oggi vive a Bournemouth

Mi sono trasferito fresco di maturità. Da italiano che si rispetti, ho fatto tutta la trafila nella ristorazione per poi lasciare tutto e buttarmi nel mercato delle vendite da poco tempo a questa parte. A livello concreto mi sento di specificare che non è cambiato molto. Gli scaffali dei supermercati sono sempre pieni, i prezzi non hanno subito aumenti vertiginosi bensì sono rimasti in linea con il lieve aumento generale di tasse (basta controllare il nostro TaxCode del 2015 e paragonarlo a quello attuale): questo però è giustificato con il leggero aumento del salario minimo di anno in anno. Va detto però che, soprattutto nella capitale dove raramente in qualsiasi contesto sociale e lavorativo la maggior parte delle persone presenti è British, è aumentato lo scetticismo: gli investitori non si sentono sicuri, gli immigrati non sanno che ne sarà del loro futuro (va detto che però spesso questa è una conseguenza di scarsa informazione e latenza di fonti che non siano talk show e trash TV). Per quanto riguarda il dopo Brexit se ne sentono di tutti i colori e questo è dovuto al fatto che il Parlamento stesso è nella confusione più totale: basti pensare all’elevato numero di MP’s che si sono dimessi negli ultimi 12 mesi o più o le due proposte di deal di Theresa May (Dicembre 2018, Marzo 2019) bocciate a maggioranza dal parlamento. Basti pensare ai numeri del referendum, quando vinsero i “Leave” con il 51.89% contro il 48.11% dei “remain”, non proprio una presa di posizione netta. Io credo che l’industria manifatturiera ne risentirà molto, così come il mercato delle costruzioni e quello dell’hospitality, dove la stragrande maggioranza della manodopera è straniera. È difficile immaginare cosa succederà a livello concreto per i prezzi dei beni di prima necessità, bisogna soprattutto aspettare di vedere se verrà trovato il famigerato “Deal” con l’Unione Europea. Personalmente mi sento di rassicurare chiunque viva nel Regno Unito che non ci sarà nessuna caccia all’uomo o espulsione di massa: in fondo non siamo clandestini, paghiamo le tasse, lavoriamo onestamente e contribuiamo allo sviluppo e al mantenimento di un’ex potenza coloniale. Tutto il resto sono chiacchiere da bar, che lasciano il tempo che trovano. La Brexit non può e non deve diventare la vostra preoccupazione principale se siete delle persone oneste. Come cantò Bob Marley, che nel 1972 si trasferì a Londra, “every little thing is gonna be alright”.

Silvia Canuti - turismo e giornalismo
Silvia Canuti - turismo e giornalismo

Silvia Canuti – titolare agenzia tour guidati e giornalista, vive a Londra da 7 anni

Nella situazione attuale in cui si trova l'UK e' impossibile rispondere su cosa cambierà, anche come opinione personale, perchè non ci sono informazioni di nessun tipo. Sto seguendo questa cosa da 2 anni, giorno dopo giorno, anche per lavoro. Per quanto riguarda cos’è cambiato finora, direi diverse cose: razzismo, aumento continuo dei prezzi, pesante peggioramento dei servizi, soprattutto sistema sanitario, forte timore per investimenti da parte degli europei e, di conseguenza, anche tagli di sponsorizzazioni. Il giornale per cui scrivo – La Notizia (giornale degli italiani in UK) ha già subito tagli da sponsor proprio per i timori che si sono diffusi.

Chiara Cerovac - otorinolaringoiatra
Chiara Cerovac - otorinolaringoiatra

Dr.ssa Chiara Cerovac – specialista in Otorinolaringoiatria, lavora presso la clinica italiana Dottore London, trasferita in UK dal 2010

Cosa è cambiato con la Brexit? Nulla direi, nulla nel mio settore almeno. Nulla nella mia vita quotidiana o in quella della mia famiglia e dei miei amici. Abbiamo un numero sempre crescente di pazienti in clinica, non solo italiani ma pazienti provenienti da ogni parte del mondo. DL è diventato un riferimento per molti stranieri, ma anche per quegli inglesi stanchi del complicatissimo sistema sanitario inglese dove per vedere un medico bisogna attendere settimane se non mesi.
Cosa è cambiato nell'immediato? Nulla, se non che la sterlina è crollata! Nei mesi successivi la BBC e i quotidiani hanno iniziato a riportare le ripercussioni che il voto aveva avuto nel mondo della finanza e delle grosse imprese. Banche, assicurazioni e grandi società avevano deciso di spostare il loro headquarter da Londra ad altri paesi europei od extraeuropei: Sony, Dyson, Central Pharma, P&O, Toyota, banche svizzere e tedesche per citare solo qualche nome. Si è iniziato a parlare delle ripercussioni sul mercato del commercio e degli scambi prospettando solo sciagure. Sono stata recentemente al meeting annuale della Italian Medical Society of Great Britain (sono la responsabile dell'area ENT), si è parlato anche di Brexit. A tal proposito è stato invitato Lord Simon Russell of Liverpool a tenere una lecture. Come membro del Parlamento, Lord Russell ha fatto il punto della situazione su cosa succederà o potrebbe cambiare; un'analisi dal punto di vista medico, economico, finanziario e dell'istruzione. Bene, l'analisi è giunta alla conclusione che nessuno sa cosa succederà dopo, ma le previsioni giocano solo a sfavore degli inglesi. La vera risposta è che si sono messi in un bel guaio ed ora non ne riescono ad uscire. Il Parlamento è in subbuglio, la PM arranca e la popolazione è indignata. C'è una corsa a richiedere una seconda cittadinanza, temendo il peggio e cercando di assicurarsi almeno un altro passaporto che garantisca qualche certezza nel caso le cose si dovessero mettere male. Proprio stasera ho letto alla BBC che la PM vuole chiedere più tempo all'Europa, anche il governo tracolla ed è nel caos totale. Si stanno pentendo della decisione presa votando impulsivamente senza avere cognizione di causa? Aggiungo che a mio parere Londra è e resterà sempre una meta ambita per molti stranieri, un posto dove cercare opportunità lavorative o ricominciare una carriera. Gli Italiani non si fermeranno di fronte a questa decisione presa d'impulso ma continueranno a venire in Inghilterra. Per realizzarsi. L'Italia ha veramente poco da offrire ai giovani, non esiste la meritocrazia ed il sistema langue nelle mani di chi detiene il potere. In Inghilterra la meritocrazia esiste, premia chi si da da fare, non esiste il cosiddetto "baronato" che favorisce solo i prediletti.

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Queste per ora le testimonianze raccolte. Come detto si tratta di un articolo aperto. Chiunque viva a Londra o qualsiasi altra zona della UK può inviarci la sua esperienza personale. Non serve essere particolarmente analitici, si tratta di un articolo che serve più che altro a fotografare la situazione emotiva del momento con l’idea di magari confrontarne l’evoluzione nel tempo. Naturalmente ogni testimonianza deve essere corredata da tutte le indicazioni necessarie per mostrare la fonte (nome, cognome, attività, da quanto tempo stabilmente in UK). Chi vuole contribuire può contattare il nostro gruppo. Ogni lettore in fondo è anche un potenziale inviato.

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