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01:07 17 Settembre 2019
Leonardo da Vinci

Francia-Italia, lo scontro fra due idee di Europa

© AFP 2019 / LOUISA GOULIAMAKI
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Reciproche accuse sulla gestione dell’immigrazione, critiche in merito al franco Cfa, la Tav e ovviamente il dossier libico. La tensione fra Parigi e Roma negli ultimi mesi è salita alle stelle, nei litigi fra Roma e Parigi ci è finito pure il grande Leonardo Da Vinci. In vista delle elezioni europee lo scontro fra i due vicini si fa sempre più duro.

Leonardo Da Vinci, il genio toscano morto in Francia ad Amboise, compie 500 anni nel 2019; gli attriti fra Roma e Parigi non hanno evitato tale data, anche la figura di Leonardo è finita per essere politicizzata. Se da una parte sembra essersi risolto il nodo delle opere da inviare al Louvre per la mostra dedicata a Da Vinci, le divergenze politiche fra l’Italia e la Francia restano e sono destinate a crescere fino alle europee di maggio, teatro di scontro fra Macron e Salvini.

A sfidarsi non sono solo i “fratelli-nemici”, ma anche due idee di Europa, il sovranismo e l’europeismo. A quali conseguenze può portare lo scontro politico fra Italia e Francia a livello europeo? Sputnik Italia ne ha parlato con Marco Valbruzzi, coordinatore dell’Istituto Cattaneo.

Emmanuel Macron in Burkina Faso
© AFP 2019 / ludovic MARIN / AFP

— Dalla TAV alle opere di Leonardo da Vinci passando per la Libia, Francia e Italia sono due vicini che litigano sempre. Marco Valbruzzi, qual è lo stato attuale delle relazioni italo-francesi? Qual è la loro particolarità?

— I rapporti tra Francia e Italia non sono mai stati così distanti e così tesi come oggi. In questo momento, i due paesi rappresentano lo scontro “perfetto” tra europeismo e sovranismo. Macron è il leader auto-nominato – anche per carenza di valide alternative – dell’europeismo, mentre i leader della maggioranza gialloverde, soprattutto Salvini, sono gli esponenti del sovranismo. In passato, al di là delle divergenze politiche, Francia e Italia si sono sempre ritrovate sotto la stessa bandiera europeista anche se in uno storico rapporto da “frères ennemis”. Ora questa amicizia si sta rompendo, ma chi ha più da perdere da questa rottura non sembra essere la Francia…

— Possiamo dire che la tensione nei rapporti fra Roma e Parigi sale in vista delle elezioni europee di maggio e per la concorrenza fra Macron e Salvini?

— Certamente le posizioni e le opposizioni tra Roma e Parigi sono destinate a crescere almeno fino alle prossime elezioni Europee, anche perché il fronte anti-macroniano in Italia vede unirsi in un coro unico sia Lega che Movimento 5 Stelle. Il sostegno di Di Maio all’anima più violenta dei Gilet Gialli ha contribuito a far alzare la tensione con la Francia. Nel brevissimo periodo, la tattica dello scontro diretto con Parigi può essere elettoralmente vantaggiosa per Lega e M5s, ma nel medio periodo, specialmente dopo le elezioni di maggio, si potrebbe rivelare una strategia deleteria per la difesa degli interessi nazionali italiani. Non è isolandoci dalla Francia che la nostra voce in Europa avrà un peso maggiore. Nelle relazioni interne all’UE vince chi sa costruire la rete più solida e vasta di interessi convergenti. Per ora, mi è chiaro il disegno di prendere le distanze dal nucleo dei paesi europeisti, ma mi è assolutamente oscuro il piano alternativo, ammesso che ci sia. E la nostra incertezza potrebbe essere sfruttata da altri paesi, come la Spagna, per rimpiazzare l’Italia nei complessi processi decisionali europei.

— Macron ha scritto una lettera ai cittadini europei in cui auspica un nuovo "rinascimento europeo". Che scenari prevede per la nuova Europa: gli elettori opteranno per il sovranismo nazionale di Salvini o il “sovranismo europeo” di Macron?

— Se restiamo sull’Italia, è abbastanza certo che prevarrà il fronte dei sovranisti anti-europeisti. E peraltro sarà l’unico caso nell’intera Europa occidentale. Una situazione che finirà per isolare ulteriormente l’Italia nelle relazioni con le principali istituzioni europee. Infatti, anche se indeboliti, i partiti europeisti continueranno a controllare una maggioranza nel prossimo Parlamento Europeo e ad avere un ruolo decisivo nella composizione della prossima Commissione. L’Italia “sovranista” rischia così di rimanere isolata in uno dei passaggi più delicati nella storia dell’Unione Europea, soprattutto in un momento in cui avremo nuovamente bisogno della “flessibilità” dell’UE per l’approvazione della prossima legge di bilancio. Se poi la situazione economica dovesse continuare a peggiorare, ben oltre l’attuale fase di rallentamento, non potremo fare a meno della protezione sovranazionale garantita dall’UE. Serviranno prudenza ed esperienza per gestire questa fase delicata: due qualità assai rare di questi tempi.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Italia, Francia
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