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05:01 18 Settembre 2019
Al Bano al Teatro Palazzo del Cremlino, Mosca

Al Bano, Michele Placido, Emir Kusturica e... la Santa Inquisizione

Giornale 'Italia'
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Cos’hanno in comune Al Bano, Michele Placido, il repper americano Fred Durst, l’attore francese Gerard Depardieu, il regista serbo Emir Kusturica, il ballerino e coreografo giapponese Iwata Morihiro, l’ex pugile olimpionico, rapper e attore Roy Jones Jr. e l’attore americano Steven Seagal?

Semplice, loro e un altro centinaio abbondante di artisti, in prevalenza russi, sono nella lista nera del Ministero della Cultura ucraina che li ha bollati come pericolosi per la sicurezza nazionale e quindi persone non grate. Come può un artista essere considerato pericoloso per la sicurezza nazionale? Bhè Michele Placido per esempio ha detto che apprezza la politica di Putin, Fred Durst voleva comprare una casa in Crimea dopo il 2014, Iwata Morihiro ha osato partecipare al festival opera e balletto di Donetsk su invito della Repubblica autoproclamata DNR e Al Bano... eh, Al Bano l’ha combinata davvero grossa – ha detto che i russi in Siria hanno fatto un ottimo lavoro perchè impedito il disastro che sarebbe stata la vittoria dell’ISIS, ha speso due parole a favore della Crimea russa e persino si è permesso di apprezzare in interviste pubbliche il ruolo di Putin. Ban, ovvio. Ma non stiamo qui ad ironizzarci troppo, noi lo sappiamo bene che tipo di ‘democrazie’ ha il vizietto di esportare con le ‘buone’ il nostro New World Order, non stiamo neppure ad aggiungere altro – chi doveva aver capito ha capito da un pezzo, chi non ha capito finora è inutile stare a spiegargli la gravità e l’oscenità che sia l’ostracismo politico-culturale nel terzo millennio.

Al Bano in uno spettacolo in Russia
Giornale 'Italia'
Al Bano in uno spettacolo in Russia

Il buon Al Bano per altro c’è rimasto veramente male. “Ne parlo col mio avvocato”, titola stamattina Il Sole, “Non sono un terrorista” – La Repubblica, “E’ un fulmine a ciel sereno” – dice all’ANSA. Noi invece, ‘nostalgia canaglia’, ci siamo andati a rileggere una intervista di qualche tempo fa della nostra redattrice Capo, Elena Kovalenko. L’intervista apparve sul giornale cartaceo ‘Italia’, sì perchè qui ci sono giornali per i russi, scritti in russo, che parlano solo di Italia. Era il 2010, a maggio Al Bano era venuto qui a Mosca per dei concerti ma anche per promuovere la sua Regione, aveva infatti accettato il ruolo di ambasciatore onorario della Puglia e della sua provincia, Brindisi. Far conoscere il vino buono e cantare, che ci può essere di più bello e pacifico? Due concerti al prestigioso Teatro Palazzo del Cremlino dal titolo ‘Al Bano e le sue Lady russe’. Due serate in cui si esibì con le più belle e brave cantanti russe del momento cantando anche in russo. Musica, belle donne, buon vino e amicizia con la Russia. Che c’è di più devastante per la nostra sicurezza nazionale avrà pensato qualcuno?

“Per la presentazione della sua provincia natale Lei ha scelto la Russia” – gli chiese Elena Kovalenko – “c’è qualche motivo particolare?”

“Io amo la Russia in un modo incredibile” – rispose – “Ho l’impressione, come dicono i greci, che noi siamo ‘una faccia, una razza’. Ci separa solo la lingua. Per il resto russi e italiani hanno molto in comune. Già ai tempi dell’Impero zarista venivano invitati in Russia tanti italiani che contribuirono alla costruzione della splendida San Pietroburgo. Persino le mura del Cremlino le hanno costruite gli italiani. Questo significa che gli scambi culturali tra i nostri due Paesi ci sono sempre stati”.

Al Bano - autografo su articolo Kovalenko del 2010
Al Bano - articolo del 2010 su 'Italia'

Non sono passati neppure 10 anni, sembra una vita. Quando ‘una faccia, una razza’ lo eravamo con i russi come anche con gli ucraini e ancora di più questi due popoli tra loro. Adesso invece basta una battuta fuori posto, un apprezzamento politico non gradito e sei già un nemico. Arte, musica, vino, sole, mare, belle donne, vita, figli, famiglia, pace e lavoro, di questo s’era occupato Al Bano negli ultimi 75 anni, chi l’avrebbe mai detto che sarebbe stato considerato un pericolo per qualcuno?

Riguardiamo quel giornale che parla di Italia qui in Russia, è la copia che Elena Kovalenko fece vedere all’artista pugliese dopo la stampa, una delle pagine è firmata dallo stesso: “Al Bano – felicità”.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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