16:11 24 Marzo 2019
Nicola Zingaretti

Zingaretti suona la carica... ma con la solita tromba

© AFP 2019 / Gabriel Bouys
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Alessio Trovato
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Appena eletto, il nuovo Segretario del PD parte subito alla carica parlando di nuovo partito, promettendo grandi opere e, soprattto, accusando di tutti i regressi del Paese un Governo all’opera da soli 9 mesi dal pulpito di chi al Governo di mesi ce n’era appena stato 60 filati. Ma cosa c’è di nuovo in questo modo di fare politica?

Prendere due dati dall’ISTAT – la diminuzione della produzione industirale e dei relativi fatturati, poi prenderne uno dalle previsioni di crescita della Commissione europea – che dice che quest’anno siamo gli ultimi in Europa per le prospettive di crescita, infine aggiungere la solita tiritera sullo spread – (cit): “la tragedia è avere ormai da sei mesi lo spread, cioè il costo del denaro, a livelli che non c’erano da dieci anni”, cos’ha di nuovo tutto questo?

A parte le approssimazioni sullo spread, il costo del denaro è un’altra cosa e non è neppure affatto vero che prima quel differenziale fosse stato sempre sotto controllo, a parte che le previsioni di crescita della Commissione europea sono previsioni future e non dati oggettivi (previsioni per altro spesso pure sbagliate), a parte che non è che prima la crescita fosse chissà cosa (difficile cogliere il significato del dramma quando il passaggio a ultimo in classifica non avviene dal primo posto ma dal penultimo), a parte i dati sulla produzione industirale, gli unici oggettivi e in effetti preoccupanti, a parte tutto questo, dati causa e pretesto, la domanda è: ma non è implicito nel ragionamento che accusare un nuovo Governo di risultati macroeconomici negativi dopo soli 9 mesi di lavoro significa di per sé ammettere che la politica precedente fosse talmente di breve periodo da non essere lei stessa la responsabile di effetti a soli appunto 9 mesi di distanza temporale dalla sua stessa conclusione? E’ matematica – una politica di lungo periodo dà risultati di lungo periodo, quindi, o quello che non va adesso è responsabilità anche (magari soprattutto) di chi è venuto prima, oppure chi è venuto prima non aveva politica di lungo periodo.

Se poi volessimo andare nel dettaglio e nel merito potremmo dire anche che, più del solito j’accuse all’avversario politico di turno, qualcosa di veramente nuovo per la politica italiana non potrebbe essere che l’introduzione del concetto di autocritica. L’unica vera novità di cui avremmo bisogno. L’abbiamo sentita? Quelle che abbiamo sentito non sono autocritiche (semicitato dai vari talk show): “il partito si è allontanato dai reali bisogni del Paese…, dobbiamo ridare fiducia… ritrovare l’empatia… i giovani…” e via dicendo. Queste sono frasi fatte. Autocritica è rispondere concretamente – la politica sull’immigrazione era corretta così? Le sanzioni cosa buona e giusta? Abbiamo forse un attimino esagerato a seguire in modo pedessiquo e acritico tutto quello che ci veniva imposto di volta in volta da Bruxelles, Washington se non direttamente dal quartier generale della NATO per quanto riguarda la politica estera? Mondialismo, globalizzazione, “governance globale” come diceva Monti, oppure multipolarità? Un minimo di sovranità nazionale oppure persino le nostre tasche ce le facciamo governare da Junker e Moscovici? L’informazione la vogliamo libera sul serio o continuiamo a far finta che Trilateral, gruppo Bilderberg, Open Society e tutto il resto siano lì solo per dare consigli disinteressati? A queste domande come si risponde?

Attenzione, non siamo qui a dire che Zingaretti non abbia il carisma necessario o le qualità umane e morali adeguate. A parte avere la faccia di chi ricorda la faccia di un altro (Luca), Nicola Zingaretti sicuramente è una buona opzione per i Dem (anche se, a dirla tutta, la concorrenza non era, per così dire, ‘fortissima’). Diplomato in odontotecnica, non può vantare titoli di studio altisonanti ma, d’altra parte si sa, per fare politica in Italia i titoli di studio non servono (anche Salvini e Di Maio si sono fermati al Classico), anzi, visti certi Governi che abbiamo avuto di ‘professoroni’, forse un semplice diploma è proprio quello che serve. D’altra parte la nostra è una democrazia a meritocrazia inversa, i laureati da noi li mettono a lavare i piatti e chi invece dovrebbe fare il lavapiatti te lo ritrovi a dare lezioni. Le uniche volte in cui ti chiedono se hai una laurea italiana è quando non sei in Italia (parlo per esperienza personale, magari non funziona sempre così). Ad ogni modo, Zingaretti, titoli di studio a parte, può vantare una lunga militanza – a soli 17 anni era già tra i fondatori di una associazione di volontariato antirazzista e alla fine degli anni ’80 era già Segretario della Federazione Giovani Comunisti Italiani di Roma. Si presume quindi che almeno lui ‘qualcosa di sinistra’ ogni tanto la dica. Ricorda sempre con orgoglio la storia della bisnonna Ester deportata e morta ad Auschwitz pur specificando (cit): Non siamo ebrei, se non nelle radici culturali, perché non lo era nostra nonna materna, e quindi non lo è nostra madre. Anzi, come in molte famiglie romane, anche nella nostra c'è un incontro fecondo di radici ebraiche, cattoliche e cultura laica: diversi orientamenti che hanno convissuto e si sono contaminati senza mai entrare in conflitto fra loro e arricchendosi”. Un atteggiamento equilibrato e una dimostrazione di attaccamento ai valori della famiglia, infatti in molte interviste lo abbiamo sentito fare riferimento al fratello, sorella, moglie e figlie. Niente di più rispettabile. Personalmente non ho affatto dubbi che Zingaretti sia un uomo buono, onesto e serio, il problema è che (opinione personale, per carità) la tromba che ha in mano è la solita che non funziona e la carica che suona risulta già stonata.

Il suicidio di Karl Marx - olio su tela
© Foto : A.Trovato (elab.grafica)
Il PD, per sua natura, e stessa ammissione, è globalista, europeista, atlantista, neoliberista. Anzi, è strutturato così proprio perché negli anni lo si è andato scientemente a formare per bloccare a sinistra ogni tentativo sovranista e di anti imperialismo euroatlantico. A sinistra in Italia, dal New World Order in poi (inizio anni ’90), si è accettato ed è andato bene di tutto – dai radical chic agli stalinisti, qualsiasi cosa abbiamo avuto a sinistra, tranne appunto la sinistra che potrebbe impensierire sul serio il sistema unipolare del NWO, cioè una sinistra sovranista, non ideologizzata e semplicemente avversa al potere incontrastato del capitale. A tutto quel bacino elettorale lì il PD non potrà mai attingere, per definizione, perché non è quello il ruolo storico affidatogli dal sistema. Zingaretti quindi dovrà puntare su altro. Sì ma cosa? Apertura all’immigrazione, accoglienza incondizionata, gender, matrimoni, adozioni gay, sicuramente no. No perché gli italiani non ti votano di sicuro se dici ancora solo un’altra parola su questi temi qui. Parli della difesa dei deboli? C’è già il M5S con il reddito di cittadinanza, come ti muovi? Parli della TAV? C’è Salvini che ha già capito il gioco e piuttosto rischia una crisi di Governo ma ti blocca sul nascere l’unica via di sviluppo politico anticipando la mossa e dichiarandosi egli stesso a favore. Cosa fai? Prendi il primo risultato inquietante che viene dall’ISTAT e ne dai tutta la colpa ai nuovi arrivati? E che ci vuole a criticare il lavoro degli altri, sono buoni tutti – la stessa Giunta Zingaretti si vanta dei successi di bilancio della Regione Lazio ma la Regione Lazio è anche quella accusata di avere la sanità peggiore con 16 ospedali chiusi durante i sui mandati, 3600 posti letto persi e file lunghissime di attesa sia per esami che pronto soccorso. Quella tromba lì ci provano tutti a suonarla ma tanto è stonata, non eccita nessuna carica. Il buon esempio eccita le cariche, le idee innovative, ma innovative sul serio. Parlare di TAV e di sbloccare grandi opere quando sei all’opposizione in un Paese, mentre hai appena sacrificato ospedali e posti letto in nome del risanamento di bilancio al Governo di una Regione, non eccita nessuna carica. 60 mesi del tuo partito al Governo per fare avvallare sanzioni alla Russia che di TAV te ne sono costate già due, non stimola grandi sogni di gloria (confronto a parità di fonte: costo della TAV, costo delle sanzioni). 140 mesi di governo tra tutto dai tempi del primo Prodi ad oggi, per venirci a dire che è tutta colpa dei gialloverdi arrivati adesso, non è un cambio di marcia.

Ma forse abbiamo capito male noi. Forse siamo oramai prevenuti. Può darsi. Disillusi, questo sicuro. Oltre al disincanto potrebbe esserci però anche l’errore, può darsi che qualcosa non siamo riusciti a cogliere e che veramente Zingaretti sia una svolta. Infatti sarebbe bello poter avere un’intervista con il nuovo Segretario, ve la dico tutta, stiamo provando a contattarlo. Anche solo un suo comunicato ci basterebbe. Per capire. Cosa c’è di veramente nuovo, quale il programma. Senza proclami però, la campagna elettorale è finita, la segreteria oramai è conquistata. Anche dopo le europee se preferisce, a bocce ferme. Le domande in fondo sarebbero due sole – cos’è che bisognerebbe fare concretamente per il Paese e perché, chi sa cosa fare adesso all’opposizione, non lo ha fatto prima quando era al Governo.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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