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06:14 24 Luglio 2019
Emmanuel Macron

L'opposizione passa ancora dalla Rai, ma stavolta con Macron non sfonda

© Sputnik . Mikhail Klimentyev
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Marco Fontana
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Nelle intenzioni degli alfieri del pensiero unico e del giornalismo mainstream, avrebbe dovuto essere un grande successo il viaggio di Fabio Fazio a Parigi per la “storica” intervista a Macron.

Sulla carta si sarebbe tramutata in una specie di calamita di eventi, quasi come la celeberrima intervista di Frost a Nixon: sarebbe stato un colpo mediatico capace di incitare le anime belle contro i malvagi populisti al governo. Ma non è accaduto nulla di tutto ciò. Anzi, gli ascolti sono stati mediocri e sono piovute critiche e battute ridicolizzanti.

La trasmissione di “Che Tempo che fa” impreziosita dall'intervista a Monsieur le Président ha ottenuto il 15,9% di share, superata persino dal Gabibbo. Ma certo, la colpa è degli italiani beceri e ignoranti che preferiscono ridere invece che assistere a una lectio magistralis di giornalismo nonché di di civiltà europea.

Sono brutti tempi per chi pensa ancora che la Rai possa continuare ad essere uno strumento per orientare e ammaestrare (o meglio annullare) l'opinione pubblica. Più l'opposizione “democratica” percorre questa strada, più stimola una risposta vigorosamente contraria da parte del popolo. Appena un mese fa era successa la stessa cosa al Festival di Sanremo, in cui il conduttore Claudio Baglioni era stato bastonato negli ascolti a causa delle sue esternazioni pseudo-politiche, totalmente avulse dal senso di una kermesse canora e completamente appiattite su facili slogan buonisti e immigrazionisti. Dopo un anno, il cambio di governo non ha ancora sortito l’effetto di bonificare la Rai dalle incrostazioni della partitocrazia e delle lottizzazioni cultural-partitiche di vecchio stampo.

Almeno per il monento, Mamma Rai nutre solo certi figli, quelli che proliferano nel palinsesto servendo fedelmente una certa causa superiore.

Ed ecco allora che la passerella offerta da Fazio a Macron permette a quest’ultimo di affermare senza alcuna obiezione il solito argomento della lotta ai barbari: Serve un’Europa forte, che riconosca le richieste d’identità dei popoli; serve ricostruire un’Europa che sia sovrana, più unita. Alcuni difendono il nazionalismo, ma io combatterò sempre contro queste persone, che ci riporterebbero indietro di anni. Un’Europa sovrana è un’Europa unita su difesa, politica, clima, alimentazione, sul digitale. Che sia uno spazio credibile di fronte alla forza di Usa e Cina. Figuriamoci se Fazio poteva mai chiedere al Président di quel piccolo accordino stipulato di recente ad Aquisgrana con la Germania, quello che sputa sui principi europeisti, quello che sembra concepito nel primo Novecento, quando le nazioni si alleavano in vista di un conflitto militare... 

Emmanuel Macron in Burkina Faso
© AFP 2019 / ludovic MARIN / AFP
Naturalmente, invece, il grande Fazio non poteva non dare a Macron l’occasione per farsi bello sulla crisi diplomatica col governo italiano: C’è stato un malinteso, ci sono state alcune affermazioni eccessive, ma queste peripezie non sono gravi, bisogna andare oltre. È questo di cui ho parlato con il presidente Mattarella, e dunque l’ho invitato in Francia. Mattarella? Ma non dovrebbe forse confrontarsi col premier Conte, l'unico esponente politico realmente depositario di un mandato popolare? E va bene, su, tanto Fazio avrà certamente chiesto conto sulle parole offensive e sui toni irriguardosi usati da Macron e dal suo portavoce verso il governo e verso il popolo italiano.... Ah no, non l’ho ha fatto.

E allora ricapitoliamo: il giornalista (o conduttore, o uomo-immagine, fate voi) tra i più pagati della Tv pubblica si reca da un presidente straniero per fargli fare su un canale di Stato la propaganda a esclusivo favore del suo Paese, senza alcun tentativo di  contraddittorio e senza nemmeno qualche domanda non diciamo scomoda, ma almeno chiarificatrice.

Di parole grosse ne erano volate tante contro l'Italia: magari qualche scusa sarebbe necessaria a riavviare una forma di dialogo. Anche perché non è la prima volta che la Francia sbertuccia l'Italia, in buona compagnia con la Germania. Come dimenticare le copertine di Charlie Hebdo? E meno male che a quei tempi a Palazzo Chigi non c’erano gli Unni, come adesso, ma troneggiavano gli amiconi del governo francese, cioè Renzi e Gentiloni. Sarebbe stato interessante chiedere a Macron se per lui quella “satira” sui terremotati di Amatrice o sulle vittime del ponte Morandi si possa considerare parte del collante per la nuova Europa di cui si riempie la bocca. E che ne pensa questo fervido europeista del carro che sfilava al carnevale di Düsseldorf col manichino di Salvini che porta il tatuaggio “mafia” e che allatta razzismo e nazionalismo? Su quante altre cose Macron deve renderci conto, prima di fare i suoi monologhi melensi sull’Europa unita. Quel che è certo è che dopo questa “intervista”, Francia e Italia sono più divise di prima.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Media, giornalismo, Emmanuel Macron, RAI, Italia, Opposizione
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