15:59 24 Marzo 2019
Monete e banconote di euro

20 anni di euro, dentro o fuori l'Italia soffre

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Tatiana Santi
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I 20 anni di euro avrebbero fatto guadagnare la Germania e fatto perdere molti Paesi europei, in primis l’Italia. È quanto risulta da uno studio del think tank tedesco Cep (Centre for European Policy) di Friburgo “20 anni di Euro: vincitori e vinti”.

Ebbene, dire con esattezza come sarebbe andato il Belpaese senza entrare nell'euro è un'impresa ardua, così come prevedere lo scenario successivo all'uscita dalla moneta unica. Sputnik Italia ha raccolto due punti di vista sul rapporto tedesco intervistando Francesca Donato, presidente dell'Associazione Progetto Eurexit, e Paolo Manasse, professore di macroeconomia all'Università di Bologna.

— Francesca Donato, quali sono gli effetti negativi dell'introduzione dell'Euro sull'economia italiana?

Banconote euro
© Sputnik . Vladimir Trefilov
— Sono molteplici, il costo quantificato da questo studio era prevedibile e conosciuto. Gli influssi negativi dell'euro sull'economia italiana sono sicuramente aver diminuito la competitività dei nostri prodotti avendo reso il nostro cambio e la nostra valuta troppo forti e invece avendo reso artificialmente debole la valuta del nostro principale concorrente, ovvero la Germania. Mettendo alla pari la Lira italiana ed il Marco tedesco chi si è avvantaggiato è il Marco, nonostante la Germania abbia continuato ad esportare moltissimo non ha mai subito la rivalutazione del cambio che avrebbe avuto in un mercato con il cambio flessibile. Questo ha permesso alla Germania di accumulare questo altissimo surplus di export senza mai vedere una rivalutazione della propria moneta che lo avrebbe invece frenato.

— In Italia come si è sviluppata la situazione invece?

— Per converso i nostri prodotti sono diventati meno competitivi ed infatti abbiamo perso nei confronti della Germania. L'unico modo per recuperare competitività è stato quello di svalutare i salari e quindi il costo del lavoro. Questo si è raggiunto con l'austerity, poiché grazie ad essa si è creata molta disoccupazione, la quale ha consentito, insieme a delle riforme fatte dalla sinistra negli ultimi anni, di ridurre i costi di produzione per unità del prodotto. Questo ha reso i nostri prodotti un po' più competitivi sul mercato, ma mai come se avessimo avuto una Lira più debole, avremmo avuto una moneta più competitiva senza pagare meno i nostri lavoratori, cosa che oggi accade nei paesi dell'UE che non hanno l'Euro. Pensiamo ad esempio alla Polonia che ha avuto una crescita enorme del PIL perché ha avuto la possibilità di esportare molti dei propri prodotti con dei costi di partenza molto bassi, in quanto lo Zloty polacco è una valuta molto debole rispetto all'Euro. Tutto ciò ha reso i suoi prodotti molto più competitivi ed ha consentito anche a molte aziende di delocalizzare le proprie imprese lì in Polonia.

— Perché per la Germania è andata altrimenti, come riesce a guadagnare grazie all'Euro?

— Perché la Germania innanzi tutto controlla la Bce che è composta dalle banche centrali dei paesi membri con una percentuale commisurata al proprio apporto. Perciò, siccome la banca con più quote è quella tedesca, è quella che ha anche più influenza. Non solo, poi di fatto il governo tedesco ha messo i propri uomini in tutte le istituzioni che contano nell'eurozona. Non a caso la BCE si trova a Francoforte e comunque la Germania ha beneficiato moltissimo dalla perenne svalutazione della propria moneta grazie al fatto che sta nell'Euro. Praticamente è la prima a non rispettare le regola che detta: la Germania non ha mai rispettato il vincolo di surplus nell'export superiore al 6% e non è stata sanzionata per questo. La normativa sul bail in è stata fatta entrare in vigore dopo che la Germania aveva già speso migliaia di miliardi per salvare le proprie banche, cosa che a noi non hanno consentito. La Germania ha le chiavi del potere dell'eurozona e lo usa a proprio vantaggio.

— Paolo Manasse, condivide la tesi secondo cui l'Italia è il Paese più penalizzato dall'introduzione dell'euro e la Germania quello che ci guadagna maggiormente?

— Non credo che sia così, qualche tempo fa feci uno studio simile assieme ad altri economisti fra cui Tommaso Nannicini, già sottosegretario all'economia. I dati da noi ottenuti furono diversi: l'Italia non ebbe conseguenze particolarmente diverse da quelle che si sarebbero manifestate se fosse rimasta fuori dall'euro, la Germania invece sarebbe cresciuta di più.

— Quali sarebbero secondo lei i rischi maggiori se l'Italia uscisse dall'euro?

— Innanzitutto non sappiamo come sarebbe andata l'Italia fuori dall'euro, non abbiamo il cosiddetto controfattuale. La metodologia dello studio di cui parlavamo prima ricostruisce questo controfattuale presentando quindi una specie di Italia fuori dall'euro in maniera artificiale. Che cosa accadrebbe se uscissimo dall'euro è tutta un'altra domanda. Se abbiamo perso con l'introduzione dell'euro perderemmo ancora di più uscendone. In un capitolo di Carlo Stagnaro "Cosa succede se usciamo dall'euro" cerco di capire le conseguenze.

— Quindi?

— Potrebbe succedere dal nulla a cose molto gravi, dove il nulla è uno scenario morbido in cui l'Italia riesce a mediare con gli altri partner dell'Unione Europea un'uscita concordata, dove si garantisce che il nostro Paese rimane nella zona del libero scambio pur facendo un passo indietro rispetto alla moneta unica. È uno scenario estremamente improbabile. Con una nuova moneta che potremmo svalutare otterremmo maggiore competitività. L'idea che gli altri Paesi ci permettano di fare una manovra a loro danno è improbabile. Avremmo delle ritorsioni e una serie di imposizioni che ci impedirebbero di effettuare la svalutazione. Questo scenario porterebbe con sé altre conseguenza poco gradevoli. Con una moneta più debole le persone cercherebbero di tutelarsi da quella che è una tassa, ritirerebbero i loro depositi dalle banche. Vedremmo quindi una corsa agli sportelli.

Un altro grande problema è il nostro debito pubblico, il più grande in Europa, che è in euro. Lo Stato dovrebbe convertire quindi forzatamente i propri debiti in una valuta più debole, sostanzialmente tassando tutti coloro che ci hanno prestato dei soldi. Questo equivarrebbe ad un default, il Paese perderebbe l'accesso al mercato internazionale dei capitali. Dovremmo aumentare così le imposte. La storia ci insegna che sui Paesi in cui c'è la crisi delle banche, un default incombe la recessione.

Le persone che propongono l'uscita dall'euro parlano anche di stampare moneta perché il Paese torni a crescere. Quest'idea è pericolosissima, perché porterebbe ad un'elevatissima inflazione, basti vedere l'esempio dell'America Latina.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.  

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Tags:
eurozona, Debito pubblico, Economia, BCE, Polonia, Germania, UE, Italia
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