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06:36 19 Luglio 2019
I gioielli della Famiglia Reale della Svezia del Settecento (foto d'archivio)

Chi è senza privilegio scagli per primo la sua tessera

© REUTERS / SWEDISH POLICE
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Mario Sommossa
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Considerare i politici delle sanguisughe che succhiano la vera linfa vitale di una nazione e che pensano solo ai loro personali interessi non è un sentimento recente, né nuovo. Fin dai tempi dell’antica Grecia li si trattava da opportunisti e basta rileggere le commedie di Aristofane per accertarlo.

Benedetto Croce, che oltre che intellettuale fu anche un politico, scriveva che un dieci percento di politici di malaffare o incapaci getta l'ombra del discredito su tutti gli altri, seppur buoni e capaci. Probabilmente voleva mostrarsi ottimista, poiché sembra a tutti evidente che la percentuale degli indegni sia di molto superiore a quella da lui stimata. Tuttavia, c'è anche del vero in ciò che scriveva e, in tutti i partiti e in tutte le epoche, si sono visti donne e uomini che hanno saputo mostrare correttezza, capacità e vera volontà di servizio nelle Istituzioni e nei ruoli che rivestivano. Ciononostante, resta sentimento comune che la classe politica goda di privilegi superiori a quel che merita e questo crea un astio contro di loro, così diffuso da far esultare i più ogni volta che qualche disavventura, giudiziaria o altro che sia, colpisca chi dovrebbe rappresentarci.

La realtà è che, come diceva un uomo probo, si guarda più facilmente la pagliuzza nell'occhio altrui piuttosto che la trave nel proprio. Se si parla di privilegi, ci dimentichiamo troppo spesso che l'intera società e molte categorie di cittadini ne sono portatori. Vogliamo ricordare qualche caso?

I giornalisti, per esempio. Loro hanno incoraggiato ed aumentato l'ostilità contro la classe politica. Un libro scritto da due di loro pochi anni fa, "La Casta", ha messo in luce molto chiaramente come lo strapotere dei partiti avesse pervaso la vita quotidiana di tutti noi e di quanti privilegi, più o meno immeritati, fossero dotati. Ciò che nessun giornalista ha però mai scritto sono i benefit di cui ha goduto e gode la loro categoria. A parte la possibilità loro concessa di utilizzare treni e aerei con un certo sconto, la legge Fornero che ha penalizzato, a partire dal 2011, tutti i cittadini in attesa di andare in pensione, non è stata applicata allo stesso modo per i giornalisti. Perché? Ufficialmente essi non sono soggetti INPS, bensì sono tutelati dalla loro cassa: l'INPGI. Solo dal 1° gennaio 2017 è in vigore il nuovo regolamento che ha introdotto da quella data il sistema di calcolo contributivo previsto nel regime Inps con la Legge Dini già dal 1996.

È soltanto dal 1° gennaio 2018, a seguito della loro riforma che i giornalisti uomini accedono alla prestazione di vecchiaia al raggiungimento di 66 anni e 7 mesi, mentre per le donne il requisito è di 65 anni e 7 mesi unitamente ad almeno 20 anni di contributi. Naturalmente chi ha raggiunto i requisiti pensionistici entro il 31 dicembre 2016, cioè prima dell'entrata in vigore del loro nuovo regolamento, mantiene la facoltà di andare in pensione con le regole precedenti.

A differenza del sistema gestito dall'Inps il regolamento INPGI, per i giornalisti che non abbiano raggiunto all'età prevista per il pensionamento di vecchiaia il minimo di 20 anni di contributi, prevede la possibilità di chiedere una indennità una tantum pari all'importo dei contributi effettivamente versati nell'assicurazione invalidità e vecchiaia. (art. 5 Regolamento INPGI). Tutto ciò non è forse un grande privilegio?

Eppure, se ci guardiamo intorno, di privilegiati ce ne sono anche molti altri.

Il personale burocratico di alcuni Enti locali ha ottimi benefit: in Trentino i dirigenti ottengono mutui a tasso zero, in Emilia Romagna godono di uno sconto dell'85 percento sui mezzi pubblici locali, in Sicilia hanno diritto a sussidi per il matrimonio, per le colonie estive dei figli e un contributo per le pompe funebri. Al Senato le mensilità non sono tredici, né quattordici, né quindici, bensì sedici. Alla Camera uno stenografo può guadagnare più del Presidente della Repubblica.

E fuori dalle Istituzioni la situazione non cambia. Gli insegnanti hanno, di fatto (seppur non in teoria), tre mesi di vacanza annuali (Natale più Pasqua più i mesi estivi). Qualora insegnino religione hanno uno stipendio più alto dei docenti di altre materie. Se professori universitari, il loro obbligo lavorativo è di sole 350 ore l'anno. I sindacalisti ottengono un'anzianità lavorativa con i relativi contributi pur senza pagarli. Le mogli dei ferrovieri viaggiano gratis nei treni. I tassisti sono soggetti fiscali molto aleatori e, comunque, si proteggono con un numero chiuso delle licenze. La stessa cosa, il numero chiuso, riguarda notai, e molti altri ordini professionali. I dipendenti della SIAE hanno nello stipendio una voce che si chiama "indennità di penna". I giudici amministrativi distaccati presso i ministeri guadagnano in media attorno a 300.000 euro lordi l'anno.

Non parliamo poi di tanti altri casi come questi che toccano altre categorie di cittadini, lavoratori o no. Ognuno, se ci pensa e si guarda attorno (magari con uno sguardo anche a se stesso), di situazioni "privilegiate" ne può vedere centinaia. Il noto giurista Michele Ainis ne ha scritto in merito qualche tempo fa sull'Espresso (citando i casi sopra evidenziati).

Anche se qualcosa, nel frattempo, è cambiato, non è cambiata la sostanza. Alcuni di quei vantaggi sono spariti, altri nuovi sono nati e qualcuno è stato travestito per non apparire così evidente. Il problema vero è che, a volte, quelli che sembrano privilegi inaccettabili ad altri sono funzionali alla professione che si svolge o servono a rendere più efficiente e motivato il lavoro. È difficile separare sempre con obiettività ciò che è giusto o necessario da ciò che è spreco e superfluo. C'è anche da pensare che in molti casi, forse, ciò che ci fa indignare non è il senso d'ingiustizia ma solo l'invidia verso chi ha più di noi.

I politici sono, naturalmente, quelli più in vista e probabilmente è giusto che attirino più di altre professioni la nostra attenzione. Sappiamo, però, che non sono gli unici privilegiati. Poiché si presume che debbano essere la "crema" della società, dovrebbero comportarsi di conseguenza dando i migliori esempi. Purtroppo così non è e, privilegi o no, soprattutto negli ultimi tempi la qualità media della classe politica va sempre più scemando. Sempre Croce (uomo di cui mai nessuno ha messo in dubbio la correttezza) alludendo implicitamente anche ai loro compensi e ad eventuali "privilegi", scriveva in Etica e Politica: "E' strano (cioè, non è strano quando si tengano presenti le spiegazioni psicologiche di cui sopra) che laddove nessuno, quando si tratti di curare i propri malanni o sottoporsi a un'operazione chirurgica, chieda di un onest'uomo… ma tutti chiedano…e si procurino medici e chirurgi, onesti o disonesti che siano, purché abili in medicina e chirurgia forniti di occhio clinico e di abilità operatorie, nelle cose della politica si chiedano, invece, non uomini politici ma onest'uomini…"

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

Tags:
cittadinanza, giornalista, giornalisti, giornalismo, privilegi, Società, Italia
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