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23:06 23 Ottobre 2019
La sede del parlamento europeo a Bruxelles

Caduto in Sardegna Di Maio ora rischia il Ko in Europa

© Sputnik . Irina Kalashnikova
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Elezioni europee 2019 (12)
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Al voto di maggio per il rinnovo del Parlamento Europeo gli euroscettici saranno la forza emergente, ma per i Cinque Stelle non ci sarà molto spazio. A guidarli sarà la Lega di Salvini. E l'M5S rischia di non riuscire nemmeno a formare un gruppo parlamentare.

Dalla Sardegna all'Europa con un grosso grattacapo, quello dell'irrilevanza. Da qui al voto di fine maggio per il rinnovo del Parlamento Europeo il Movimento 5 Stelle rischia infatti di ritrovarsi completamente ridimensionato e costretto a rinunciare a tutti i suoi sogni. A livello europeo la sconfitta rischia di rivelarsi ancor più bruciante e devastante di quella appena subita in Sardegna. Una "debacle" europea sancirebbe l'irrilevanza dei pentastellati proprio nel momento in cui i tradizionali "padroni" di Bruxelles, ovvero il Partito Popolare Europeo (Ppe) e i socialisti del Pse, sembrano destinati a precipitare al livello più basso della loro storia. Il tutto mentre l' "alleato" Matteo Salvini si propone, invece, come il vero portabandiera dell'istanza sovranista e progetta un polo capace di aggregare quei movimenti euro-scettici pronti — stando ai sondaggi — ad imporsi come la vera forza emergente dell'Europarlamento.

Ma partiamo dai dati contenuti nel sondaggio commissionato dall'Europarlamento resi noto a metà febbraio. Secondo il rilevamento il Ppe (Partito Popolare Europeo) a cui fanno capo la Cdu (Unione Cristiano Democratica) di Angela Merkel e Forza Italia di Silvio Berlusconi precipiterebbe da 217 a 186 seggi. I socialisti, rappresentati in Italia dal Pd, si ridurrebbero a 122 seggi a fronte dei 187 conquistati nel 2014. Quindi per superare la soglia di maggioranza fissata a 353 seggi popolari e socialisti saranno costretti a varare un'inedita alleanza con i Liberali e l'"Europe En Marche" del presidente francese Emmanuel Macron. 

In tutto questo il vero dato rilevante è l'ascesa dei gruppi euroscettici capitanati da una Lega al 31,9 per cento che conquisterebbe ben 29 deputati imponendosi come il secondo partito dopo di la Cdu Angela Merkel. Forte di questi sondaggi e dell'alleanza con una Marine Le Pen capace di portargli in dote altri 22 deputati Matteo Salvini si presenta già da oggi come il vero "dominus" del movimento euroscettico. Forte di questa teorica investitura il capo della Lega lavora al progetto di unire l'Enl (Europa delle Nazioni e delle Libertà, l'euro gruppo condiviso con l'Fpo Austriaco e il Rassemblement National della Le Pen) con i conservatori dell'Ecr (Conservatori e Riformisti Europei).

Seppur penalizzato dalla perdita, causa Brexit, dei Tories l'Ecr è comunque in grado di garantire, soprattutto grazie ai polacchi di Diritto e Giustizia, l'apporto di 43 seggi. Ma il vero colpo da maestro di Salvini sarebbe strappare al Partito Popolare, subito dopo le elezioni, i 14 seggi attribuiti a quel Fidesz ungherese di Viktor Orban demonizzato dai partiti europeisti, ma considerato "amico" e possibile "alleato" dal capo della Lega. Anche senza questo "scacco matto" Salvini si ritroverebbe comunque alla testa di un solido movimento multinazionale capace, grazie al probabile accordo con i dieci deputati attribuiti ai tedeschi dell'Adf (Alternative Fur Deutschland), di controllare circa 110 seggi. Un gruppo capace di garantire un agguerrita opposizione e, su alcuni temi specifici, persino di mettere in crisi la nuova maggioranza tra popolari, liberali e socialisti.

In tutto questo il ruolo del Movimento Cinque Stelle rischia invece di risultare assolutamente marginale. Nonostante i sondaggi gli attribuiscano un 25 per cento dei voti e una crescita da 14 a 24 seggi, il partito di Di Maio risulterebbe comunque ridimensionato rispetto alle elezioni nazionali di un anno fa in cui conquistò il 32 per cento. Un risultato che lo metterebbe ulteriormente in difficoltà nei confronti di una Lega proiettata al 31,9 per cento dai sondaggi dell'Europarlamento. Ma a livello pratico il problema maggiore è la perdita, assolutamente incolmabile, sempre a causa della Brexit, dei 24 europarlamentari dell'Ukip (Uk Independence Party) inglese con cui l'M5S aveva dato vita all'Eldd (Europa della Libertà e della Democrazia Diretta). Fallito già nel 2017 il tentativo di farsi accogliere dai liberali europeisti dell'Alde (Alleanza di Liberali e Democratici per l'Europa) Di Maio non sembra ad oggi esser riuscito a mettere insieme le 7 formazioni indispensabili per dar vita ad un gruppo parlamentare. Gli accordi e le intese strette fin qui riguardano gruppi assolutamente marginali. La discussa alleanza con i Gilet Gialli, di cui è difficilissimo stimare la reale consistenza politica, non gli garantirebbe più di 10 seggi. Ancor più irrilevanti sembrano le intese annunciate a gennaio con il partito finlandese Liike Nyt, incapace secondo i sondaggi di conquistare un solo seggio, i croati dello Zivi Zad e i polacchi del Kukiz a cui i rilevamento attribuiscono rispettivamente 2 e 3 deputati. Alleanze comunque insufficienti a garantire quello schieramento di sette formazioni indispensabili per dar vita ad un gruppo parlamentare.

Quelle elezioni europee che a dar retta a Di Maio dovevano "cambiar tutto" e trasformare l'M5S nella stella polare di una nuova Europa rischiano dunque di ridurre i pentastellati ad un'esausta galassia di stelle tremule e cadenti. Per la gioia dell'alleato Matteo Salvini pronto a scippargli ruolo e consensi.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione. 

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

Tema:
Elezioni europee 2019 (12)
Tags:
Elezioni europee 2019, Brexit, Lega, M5S, Europarlamento, Luigi Di Maio, Marine Le Pen, Matteo Salvini, UE, Italia, Francia
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