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23:10 20 Luglio 2019
Fitch Ratings

Le agenzie di rating scendono in campo e gufano contro il governo

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Marco Fontana
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È veramente funambolico il ruolo che ancora una volta si trovano a svolgere le agenzie di rating.

A pochi mesi dal voto per il rinnovo del Parlamento europeo, sembra stiano cedendo alla stessa tentazione per la quale nel 2011 contribuirono a defenestrare l'ultimo governo eletto dal popolo: oggi, infatti, hanno deciso di scendere di nuovo in campo gufando apertamente la caduta del governo giallo-verde.  

L'americana Fitch Ratings ha appena confermato la tripla B a lungo termine sull'affidabilità del debito pubblico italiano, una valutazione di poco migliore rispetto ai titoli-spazzatura. Spiega così la scelta: Le tensioni politiche nel governo di coalizione e la possibilità di elezioni anticipate aumentano l'incertezza sulla politica fiscale ed economica. Le grandi differenze ideologiche tra il Movimento Cinque stelle e la Lega metteranno probabilmente a dura prova la coalizione, e consideriamo che la Lega potrebbe essere intenzionata a nuove elezioni, tornando all'accordo con Forza Italia e Fratelli d'Italia se dovesse calcolare di vincere nella maggioranza dei seggi. Non ci aspettiamo che questo governo possa durare un intero mandato e consideriamo una crescente possibilità di elezioni anticipate dalla seconda metà di quest'anno. Questa appare agli occhi di qualunque persona di buon senso come una disquisizione di carattere strettamente politico, nella quale è palese la volontà di ostacolare l'esecutivo italiano. I bastoni tra le ruote li metterà con uno spread che resterà comunque su livelli di guardia, aumentando il costo del debito e quindi riducendo sensibilmente i margini di manovra di un governo già affaticato dal recente braccio di ferro con l'Unione Europea sul varo della manovra.

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© Fotolia / peshkov
E per chi proprio non vuole capire la precisa azione politica nascosta nelle scelte tecniche di Fitch, allora ci sarà da leggere la dichiarazione di Angelo Drusiani, esperto di Banca Albertini, ospitata dalle colonne de Il Sole 24 Ore: (…) le elezioni potrebbero contribuire a definire una maggioranza più omogenea di centrodestra che i mercati senza dubbio gradirebbero. Anche questo piccolo tassello chiarisce come le agenzie di rating non riescano proprio a esimersi dall'emettere valutazioni politiche su un Paese sovrano, esercitando un ruolo di profeta che mal si addice a chi nel corso degli anni ha inanellato una serie di "granchi" di proporzioni gigantesche, da Lehman Brothers a Fannie Mae, da Freddie Mac a Parmalat. E — cosa più inquietante — questi soggetti sono a loro volta investitori e generano quell'odore di bruciato tipico di un conflitto di interessi.

Il premier Conte prova a minimizzare così: Le valutazioni di Fitch confermano la solidità economica del nostro Paese e, come era prevedibile, risentono del rallentamento economico transitorio che sta investendo tutto il continente europeo.

Il problema del presidente del Consiglio però è che il governo deve ideare e attuare un piano per affrontare questa contrazione della crescita. Altrimenti, il governo del cambiamento rischia di ripetere gli errori che fecero Renzi e poi Gentiloni. L'economia italiana è messa male, ciò non può essere più taciuto. Le previsioni per il 2019 sono imbarazzanti. L'Italia è fanalino di coda con un +0,25 sull'anno passato. Inoltre consideriamo che lo Stato che cresce di meno subito prima dell'Italia, cioè la Germania, ha un 1,1%, mentre la Francia cresce dell'1,3%, così come la Gran Bretagna, in affanno causa Brexit: ciò significa che l'Italia sta nuovamente regalando un bel punto di Pil ai suoi principali concorrenti, ai quali negli ultimi anni ha svenduto pure i suoi marchi storici. Il governo sembra chiuso a riccio, e invece bisogna parlarsi in modo chiaro e comprendere che aziende e consumatori non hanno reagito come promesso alle misure uscite dalla Legge di Stabilità. La maggioranza dei fruitori di "quota 100" sono statali o disoccupati, dunque non ci saranno le previste sostituzioni con i giovani. Il reddito di cittadinanza deve ancora crearsi una sua dimensione e deve passare dalle forche caudine dell'accordo con le Regioni, che rischia di farne slittare l'operatività. È evidente che a fronte dei ripetuti attacchi esterni dei soliti noti, quelli che già nel 2011 hanno permesso l'euro-commissariamento dell'Italia, si aggiunge la debolezza di un esecutivo che deve trovare la maniera per cambiare in corso d'opera la propria azione. Anche perché l'UE è pronta a chiedere una manovra correttiva di 8 miliardi: e questa sì che segnerebbe la fine dell'esecutivo.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Tags:
Economia, crisi economica, Fitch, Paolo Gentiloni, Giuseppe Conte, Matteo Renzi, UE, Italia
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