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15:30 22 Ottobre 2019
Bandiere Cina USA

Vie della seta, 5G, Huawei: gli USA premono sull'Italia

© AP Photo / Jason Lee/Pool
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Le percezioni di rischio e minaccia stanno rapidamente evolvendosi negli Stati Uniti, producendo ricadute che ormai si avvertono in molti paesi, inclusa l’Italia. Questa la novità: almeno a Washington e dintorni i timori suscitati dall’ascesa della Cina hanno oscurato la persistente ossessione americana nei confronti della Russia.

Il cambiamento è stato repentino.

È vero che l'amministrazione Trump ha annunciato l'uscita degli Usa dal trattato con il quale nel 1987 vennero banditi dall'Europa i missili di gittata intermedia capaci di veicolare testate nucleari, ma la diplomazia americana ha fatto anche quietamente sapere di non avere armi di quella categoria da dispiegare sul nostro lato dell'Atlantico. Ci vorranno, pare, almeno due anni per predisporne di nuove. Non sarebbero quindi in vista richieste improvvise agli alleati. È inoltre evidente come questa vicenda venga gestita senza il senso di urgenza che si riscontra invece su altri dossier. Naturalmente, a Washington tengono molto all'allineamento degli alleati sul tema delle sanzioni. Su questi binari si procederà verosimilmente fino alle elezioni di novembre 2020. La riconciliazione con la Russia è infatti ancora un tema politicamente divisivo, specialmente in campo repubblicano. Se Trump vuole la riconferma, questa svolta deve pertanto essere rinviata a tempi migliori.

C'è invece un crescente allarme, in America, per quanto la Cina sta riuscendo a fare in campi nei quali gli Stati Uniti credevano di continuare ad esercitare nei prossimi decenni un'assoluta supremazia. Due eventi inattesi hanno prodotto uno shock simile a quello provocato nel 1957 dal primo Sputnik sovietico.

Il primo è stato la scoperta che la Repubblica Popolare Cinese è in vantaggio nelle applicazioni commerciali legate all'internet of things e all'intelligenza artificiale. Forse, sul piano della frontiera della tecnologia, gli Stati Uniti sono ancora avanti, ma non hanno ancora proposto al mercato un'alternativa ai prodotti di cui Huawei sta riempiendo il pianeta, spalancando la strada all'offerta di infrastrutture complesse di natura strategica. I cinesi sono arrivati prima. E se sottraggono questo mercato agli americani acquisiscono anche quell'immenso patrimonio di dati e metadati che è stato finora appannaggio dei soli Stati Uniti. L'impatto della sorpresa è quindi di una magnitudine straordinaria.

Il secondo fatto rilevante è stato l'allunaggio di una sonda di Pechino sulla faccia nascosta del nostro satellite: un passo preparato dal precedente posizionamento di una sonda in un punto di Lagrange ritenuto strategico ai fini del controllo delle rotte tra la Terra e la Luna. La risposta di Trump non si è fatta attendere. Non solo si è proceduto a costituire uno Space Command in seno al Pentagono che accelererà senza dubbio la corsa alla militarizzazione dello spazio extra-atmosferico, ma è stata comunicata anche la ripresa dei voli umani verso il nostro satellite, con l'intenzione dichiarata di giungervi a stabilire un presidio permanente.

Per contrastare Huawei e la penetrazione cinese nel 5G non bastano però misure nazionali. L'America è costretta invece ad esercitare tutto il potere di persuasione di cui è capace nei confronti dei paesi che interessano maggiormente a Pechino, per impedir loro di fare scelte irreversibili che danneggino gli interessi Usa.

I primi ad essere "messi in riga" sono stati gli Stati anglosassoni del cosiddetto "Five Eyes", l'accordo che dopo la Seconda guerra mondiale ha legato tra loro i servizi americani, britannici, australiani, canadesi e neozelandesi. Persino Camberra, di cui la Cina Popolare è il primo partner economico, ha accettato di chiudere a Huawei le porte del 5G, seppure a malincuore. Londra sta invece tergiversando. Ha reso noto di poter limitare l'intrusività dell'azienda cinese. Ma al contempo ha approfondito la cooperazione con il Giappone, anticipando altresì una missione della sua nuova portaerei Queen Elizabeth in prossimità delle coste cinesi. Originariamente prevista per il 2020, se non addirittura per il 2021, la missione dell'ammiraglia della Royal Navy si svolgerà nel secondo semestre di quest'anno. Per l'occasione, inoltre, sembra che la Marina americana fornirà agli inglesi gli F-35B che loro mancano per completare la linea di volo della nave. Le conseguenze operative della crociera saranno ovviamente trascurabili, ma la valenza politica del gesto non è sfuggita a Pechino, che ha infatti protestato.

Subisce sollecitazioni anche l'Italia, che già nel novembre scorso avrebbe dovuto firmare il Memorandum d'intesa che regolerebbe il suo coinvolgimento nelle nuove Vie della Seta, prima che Roma decidesse di procrastinare questo passaggio. Si parla ora di marzo, in concomitanza con una visita ufficiale del presidente Xi Jinping al Bel Paese, sulla quale è però venuta a gravare una certa incertezza.

Le intese che attendono di essere sottoscritte sarebbero tante — un paio di dozzine: un insieme che fa paventare a Washington il possibile scivolamento dell'Italia dal campo atlantico a quello dominato dalla Cina.

Un uomo cinese nel padiglione italiano all'EXPO 2010
© Sputnik . Валерий Мельников
La gran parte dei dossier riguarda il Ministero dello Sviluppo Economico. Ecco perché l'ambasciatore americano a Roma, Lewis Eisenberg, il 15 febbraio scorso ha voluto incontrare a Palazzo Chigi il vicepremier Luigi Di Maio, al quale sono state spiegate le ragioni che secondo gli Stati Uniti renderebbero ineludibili alcune scelte da parte italiana. Stando almeno a quanto privatamente hanno fatto sapere testimoni oculari o comunque informati di quanto è accaduto per ragioni d'ufficio, il vice-presidente del Consiglio sarebbe rimasto interdetto.

La circostanza non è sorprendente. Sempre concentrata su sé stessa — se non per osservare con sgomento gli strascichi del duello con la Francia, che prosegue malgrado il rientro dell'ambasciatore transalpino a Palazzo Farnese — la dirigenza politica italiana appare ancora una volta in ritardo nella lettura dei processi in atto in campo internazionale. Le contrapposte pressioni di America e Repubblica Popolare non promettono purtroppo nulla di buono. Roma rischia infatti di essere nuovamente attraversata da una spaccatura interna di origine esterna, prima di esser riuscita ad elaborare una visione bipartisan dei propri interessi nazionali e mentre attraversa un momento di straordinaria vulnerabilità.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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Tags:
pressione, Donald Trump, Italia, USA, Cina, Russia
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