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22:52 25 Agosto 2019
Il presidente francese Emmanuel Macron

Macron e la grandeur nazionalista

© AP Photo / Charles Platiau
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Marco Fontana
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La crisi diplomatica tra Francia e Italia, il cui apice è stato raggiunto con il richiamo a Parigi dell’ambasciatore al grido di ingerenze e attacchi senza precedenti da parte dell’Italia, continua a stravolgere l’agenda politica italiana.

Tra i temi del vertice di Governo tra il presidente del Consiglio Conte e i due vicepremier Salvini e Di Maio vi è infatti la realizzazione della Torino-Lione, anche in considerazione del precipitare dei rapporti coi vicini d'Oltralpe. Sicuramente nel vertice si sentirà l'eco delle parole del ministro degli Esteri Moavero, che ha tuonato:

ci possono essere interessi e punti di vista diversi, ma bisogna intensificare i contatti istituzionali e gestire i confronti politici per superare una misura come il richiamo dell'ambasciatore.

A preoccupare la Farnesina è l'irritualità dei toni duri, tipici della dialettica politica interna, ma sempre ammorbiti quando si trattava di relazioni internazionali.

Noi siamo abituati a toni così aspri nell'arena della politica italiana, spiega Moavero, molto meno tra politici di Paesi diversi. Se tutto questo resta nell'ambito di una dialettica politica, è una questione di toni che si possono sempre misurare. Ma quando i leader politici hanno anche responsabilità di Governo, allora si crea il cortocircuito tra Governi. Sono certo che normalizzeremo i rapporti istituzionali.

Viene spontaneo domandarsi a cosa si riferisca il Ministro: quante volte l'Italia avrebbe dovuto richiamare da Parigi il suo ambasciatore per i toni sprezzanti utilizzati dal presidente Macron? Nell'ultimo anno sono piovute addosso agli italiani a più riprese le frasi tracotanti del presidente francese, ma nessuno qui ha pensato a una tale mossa. Invece, con un gesto simile Macron mostra sempre più la sua debolezza non solo in patria, dove è tenuto sotto pressione dai gilet gialli, ma anche nei rapporti esteri. Il vicepremier Di Maio aveva incontrato una rappresentanza dei Gilets jaunes, movimento che si sta ormai tramutando in forza politica, e non si era mai visto prima, nella storia della diplomazia, che l'incontro tra partiti o associazioni di Paesi diversi ma con vedute o obiettivi simili provocasse un rumore del genere. Certamente è Macron che tenta di buttarla in caciara col fine evidente di sviare l'attenzione dai problemi interni che lo stanno distruggendo. Il livello raggiunto dalla sua impopolarità ispirerebbe le dimissioni spontanee di qualunque politico dotato di coscienza civile o almeno dell'acume necessario ad accorgersi di un fatto: il prossimo appuntamento elettorale rischia non solo di cambiare la maggioranza dentro il Parlamento europeo, ma di sancire un'epica sconfitta di molti degli alleati di comodo di Macron, sinistra italiana in primis. A livello europeo, i sodali di Monsieur le Président sono coloro che hanno aperto alla mediazione sulla manovra italiana solamente per accorrere in aiuto del governo francese assediato dalle manifestazioni di piazza. La verità è che Macron alza i toni perché è in svantaggio e utilizza la stessa narrativa che attribuisce ai vituperatissimi populisti, proprio per raccogliere nuovamente consensi facendo leva sulla "grandeur" che i francesi amano tanto.

Matteo Salvini
© AP Photo / Alessandra Tarantino
È surreale leggere come Macron minacci ritorsioni diplomatiche contro l'Italia, quando nei mesi scorsi aveva emesso dichiarazioni offensive di ogni tipo contro il nostro Paese e contro il nostro governo. Riportiamone qualche esempio illuminante: Sulla vicenda della nave Aquarius l'Italia esercita una forma di cinismo e di irresponsabilità, oppure Considero che la linea del governo italiano sia vomitevole. È inammissibile fare della piccola politica su delle vite umane (…) Lo trovo immondo. A parte queste delicatissime esternazioni, Macron aveva anche detto che i populisti sono la lebbra dell'Europa, poi che lʼItalia non sta vivendo una crisi migratoria, quindi si potrebbero applicare sanzioni ai Paesi che non vogliono accogliere. Infatti, secondo lui, non ci possono essere Paesi che beneficiano massicciamente della solidarietà dell'Ue e che rivendicano poi il loro egoismo nazionale quando si tratta di temi migratori. Sono d'accordo nel porre condizioni su questo punto al finanziamento di aiuti strutturali. Infine, ecco una dichiarazione del suo portavoce: Le loro battute su Macron non hanno evitato all'Italia di entrare in recessione. Notare come le parole dei governanti italiani vengano bollate come battute, mentre ogni sparata del baldo giuovine di Francia venga considerata, almeno dall'intellighenzia nostrana, come riflessione da maturo statista. 

Ci sono troppe questioni aperte tra Francia e Italia, le quali risultano indigeste per Macron. C'è la Libia, con la cacciata della Eni per sostituirla con operatori francesi; vi sono gli sconfinamenti della polizia francese in Piemonte; c'è la nazionalizzazione dei cantieri di Saint-Nazare, la questione delle porzioni di mar Mediterraneo che i cugini d'oltralpe avrebbero voluto accaparrarsi nella fase di sgombero del governo Gentiloni; poi c'è l'assegnazione di un seggio permanente all'interno dell'Onu, la distribuzione dei migranti e infine i rapporti con la Russia. Troppi appetiti e troppi contenziosi che si traducono in un'immensa partita a scacchi con l'obiettivo di sopravvivere fino alle elezioni europee.

Sarà quello il vero banco di prova per il pensiero mainstream, quello legato a ciò che l'Occidente è diventato, un continente ridotto a macerie morali e sociali che ci vengono descritte come avanguardia di una nuova umanità felice e giusta. 

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

Tags:
Diplomazia, crisi, Enzo Moavero Milanesi, Luigi Di Maio, Matteo Salvini, Emmanuel Macron, Francia, Italia
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